Lavoro, Donazzan: “Boeri sbaglia sugli immigrati”

Venezia – “Le affermazioni di Boeri, secondo cui la previdenza italiana può reggere solo grazie al lavoro degli immigrati, stentano a trovare dimostrazione pratica, tanto più sostenendo la tesi che l’aver posto una regimentazione alle quote di ingresso sia una cosa sbagliata”. A parlare così è l’assesore regionale al lavoro Elena Donazzan, commentando le recenti dichiarazioni del presidente dell’Inps, Tito Boeri. Secondo l’assessore veneto, al contrario, gli immigrati,  spesso visti dal mercato del lavoro come una manodopera poco qualificata anche a causa di barriere linguistiche e culturali, rappresenterebbero “una quota di popolazione ad alto rischio di disoccupazione e povertà, con conseguente appesantimento dei costi a carico della collettività e della spesa pubblica nazionale”.

L’assessore regionale ricorda che, secondo l’Istat, nel primo trimestre 2018 il tasso di occupazione a Nordest dei lavoratori italiani risulta essere del 68,2 %, più alto di sette punti di quello dei lavoratori stranieri (61,1%). Specularmente, il tasso di disoccupazione a Nordest tra gli stranieri supera di tre volte quello degli italiani: 15 per cento a fronte del 5,4 per cento dei lavoratori  “Un altro numero, usato spesso in modo strumentale  – prosegue Donazzan – è quello dell’aumento della popolazione immigrata in questi anni, quasi a voler dire che le quote non sono servite: l’Inps dovrebbe  sapere che si tratta per lo più di ricongiungimenti familiari. La percentuale di popolazione straniera occupata a livello nazionale continua a contrarsi, segno che, con ogni probabilità, i nuovi arrivati sono mogli che non lavorano, anziani che non lavorano o minori che vanno a scuola. In altre parole, tutta spesa pubblica”.

Secondo i dati elaborati da Veneto Lavoro, al 31 marzo 2018, in Veneto risultavano essere 86.200 i disoccupati stranieri iscritti ai Centri per l’impiego. “Alle politiche di sussidiarietà ed assistenzialismo – conclude Donazzan – preferisco di gran lunga le politiche attive messe in atto in Veneto, mirate anche ai lavoratori poco qualificati ed esposti a più a rischi. Rilevo tuttavia che le imprese venete chiedono tutt’altro: alta qualificazione e alta specializzazione. O Boeri è in malafede o ha evidentemente letto male i dati”.

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