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Cinque giorni e cinque notti di Mamme No Pfas

Vicenza – Dopo cinque giorni e cinque notti di presenza continua, 24 ore su 24,davanti alla Procura di Vicenza, si è concluso il presidio del gruppo Mamme No Pfas, una pubblica dimostrazione con la quale si chiedeva una soluzione definitiva per il veneto al problema della contaminazione del territorio da sostanze perfluoroalchiliche. Molti si sono detti solidali con gli attivisti No Pfas, cittadini, famiglie e associazioni, ed anche una parte della politica, oltre al vescovo di Vicenza mons, Pizziol.

“Giorni di riflessioni – scrivono oggi Mamme No Pfas, in una nota a consuntivo, – su quanto abbiamo fatto fino ad ora, sul perché l’abbiamo fatto, sui risultati ottenuti e su quanto c’è ancora da fare e ottenere. Giorni di dialogo con tutti coloro che sono venuti  per sostenerci, per affiancarci, per informarsi e per informarci, politici a vari livelli e persone comuni,  in uno scambio continuo di esperienze e considerazioni, in un clima di solidarietà e sostegno reciproco”.

“Lasciamo il presidio con un’immensa speranza nel cuore, quel cuore che ci ha sempre indicato la strada giusta  per il bene dei nostri figli: informiamo che nella giornata conclusiva di martedì abbiamo avuto presso gli uffici della procura, in un clima di cordialità e collaborazione, un incontro con il magistrato Barbara De Munari, titolare dell’inchiesta assierme al suo collega Hans Blattner, E’ stata espressa solidarietà e partecipazione alle nostre preoccupazioni sui temi dell’inqinamento dell’acqua. Non potendo fornire informazioni relative allo stato delle indagini, peraltro non da noi richiesto, la dottoressa De Munari ci ha confermato che si sta procedento con l’attenzione e l’accuratezza da noi auspicata. Da parte nostra abbiamo semplicemente chiesto che le decisioni vengano prese in tempi celeri”.

Mamme No Pfas conclude esprimendo solidarietà e vicinanza ai dipendenti della ditta Miteni e alle loro famiglie, spesso dimenticati. Un frecciata polemica è stata riservata ai sindaci dei comuni contaminati , definiti i “grandi assenti”, che non si sono visti al presidio nonostante debbano essere i primi garanti della salute dei cittadini. “Salvo alcuni che sono venuti a trovarci ed hanno espresso tutto il loro appoggio – sottolineano gli attivisti No Pfas -, hanno mancato ancora una volta l’appuntamento per un confronto ed un umano sostegno alla popolazione. È giunto il momento di pensare ad un altro tipo di economia, rispettosa della salute e dell’ambiente. Sviluppo economico, salute e ambiente possono conciliarsi: il progresso ci può aiutare attraverso l’utilizzo di impianti a ciclo chiuso e l’impiego di materiali ecosostenibili a basso impatto ambientale”.

“Chiediamo che l’agire sia guidato dal principio di precauzione, secondo il quale, in caso di pericolo anche solo potenziale per la salute umana e per l’ambiente, deve essere assicurato un alto livello di protezione adottando tutte le misure necessarie ad evitare gli impatti potenzialmente nocivi di sostanze persistenti, tossiche e bioaccumulabili, anche quando non vi siano prove scientifiche a sostegno di un nesso causale tra l’emissione di inquinanti e gli effetti sulla salute. Con questo spirito Mamme No Pfas si prepara al prossimo appuntamento importante: l’11 settembre 2018 il ministro dell’Ambiente incontrerà la Regione Veneto, i comitati e le associazioni ambientaliste. Previsto anche un nuovo incontro degli attivisti con il vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol.

Da segnalare infine che oggi anche la Miteni, l’azienda considerata la principale reposnsabile dell’inquinamento da Pfas, è intervenuta con una nota nella quale dice di comprendere la preoccupazione delle mamme No Pfas. “Non comprendiamo però – continua la Miteni – il motivo per cui si chiede la chiusura del nostro stabilimento, anche dopo le sentenze e i dati attuali sulla diffusione degli inquinanti. I dati sugli scarichi Miteni rilevati dagli enti attribuiscono all’azienda meno dell 1% dell inquinamento presente nel collettore Arica, almeno negli ultimi due anni. I dati dell’agenzia Echa, dell’Unione Europea, pubblicati lo scorso giugno, dimostrano che l’utilizzo dei Pfas è decine di volte più impattante sull’ambiente rispetto alla produzione Miteni”.

“Il Tribunale superiore delle acque pubbliche – aggiunge l’azienda trissinese – ha disposto gli interventi da compiere, tutti da attuare sugli utilizzatori di Pfas, e non ha nemmeno citato Miteni. I controlli svolti questa estate sugli impianti di lavorazione dei Pfas non hanno rivelato alcun problema né perdita. Non si comprende dunque per quale motivo le Mamme No Pfas continuino a rivolgersi, ancora oggi, contro una azienda che ha scarichi ai livelli delle acque potabili e che sta investendo in modo importante per risolvere l’inquinamento storico del proprio sito, un problema che riguarda tutte le centinaia di aziende che usano Pfas nel territorio”.

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