lunedì , 13 Settembre 2021
Laura Dalla Gassa, in una bella foto tratta dal suo profilo Facebook
Laura Dalla Gassa, in una bella foto tratta dal suo profilo Facebook

“Chi salva una vita, salva il mondo intero”

Arzignano – “Chi salva una vita, salva il mondo intero (Talmud). Auguro a tutti quelli che leggeranno questo post, di trovare il coraggio di dare una mano a chiunque gridi aiuto, da qualunque posto arrivi. Il coraggio di credere nel futuro di questa umanità”. Sono queste le parole di una storia che trova oggi ampio spazio negli organi di informazione italiani e vicentini in particolare. Questo perché tra i suoi protagonisti c’è anche una nostra conterranea, la arzignanese Laura Dalla Gassa.

L’autore del post invece è suo padre Diego, che racconta i fatti, avvenuti su una spiaggia del Salento, nei giorni scorsi, non lontano da Lecce. Un ragazzino di 13 anni, senegalese, era stato infatti colpito da un fulmine mentre era sull’arenile con amici e, tra coloro che sono corso in suo aiuto, c’era anche la donna vicentina, che è una professionista del soccorso essendo infermiera nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Santorso.

Assieme al bagnino e ad altri che erano prontamente accorsi, Laura si è prodigata per rianimare il ragazzo, il cui cuore si era fermato, e che poi in ospedale si è ripreso. Una storia edificante dunque, che parla di generosità e di altruismo, anche se la stessa protagonista si schermisce dicendo che si è solo trovata nel posto giusto al momento giusto, e che salvare vite umane non è altro che il suo lavoro. Tuttavia, in tempi di egoismo imperante e di “dagli all’immmigrato” come quelli che stiamo purtroppo vivendo, non ci pare davvero che sia un gesto da considerare scontato.

Ecco il resto del post di Diego Dalla Gassa: “Ieri pomeriggio eri proprio lì, su quella spiaggia del Salento. Hai visto il bagnino correre e l’hai seguito, arrivando a quel ragazzino senegalese che era stato colpito dal fulmine. Insieme, l’avete soccorso e rianimato fino all’arrivo delle ambulanze. Forse l’avete salvato. Si può pensare che è il tuo lavoro, che sei una professionista, che ti sei diplomata e laureata con il massimo dei voti e lavori da infermiera nel reparto di rianimazione di un ottimo ospedale del nord Italia. Ma per me che sono tuo papà, non è solo questo. E non scrivo questo post solo perché sono orgoglioso di te, anche se ovviamente lo sono. No, non è solo questo”.

“Scrivo perché, da papà, ammiro il coraggio, l’empatia, la generosità, la bontà verso questa umanità così piena di colori e di storie. So che per te e i tuoi colleghi e per tutti i soccorritori in generale, professionisti o volontari, questo è normale, è la vita, nient’altro che la vita. Ma le tue gioie, i tuoi turbamenti fino alle lacrime, io li vedo e li sento. Ecco, da papà e da nonno, auguro a tutti quelli che leggeranno questo post, di trovare il coraggio di dare una mano a chiunque gridi aiuto, da qualunque posto arrivi. Il coraggio di credere nel futuro di questa umanità. Il coraggio di dire anche soltanto un semplice: Sì”.

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