Espulso immigrato irregolare. Aveva causato un incidente
Una veduta del centro di Artsiero - Foto Arxvice (Wikipedia - CC 4.0)

Trasparenza ad Arsiero sul caso della presunta moschea

C’è, ad Arsiero, una sorta di moschea che invece non dovrebbe esserci? E’ la domanda contenuta nell’intervento che segue, del deputato della Lega Erik Umberto Pretto…

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Arsiero – Credo sia giunto il momento di farsi delle domande precise in merito a quanto sta accadendo ad Arsiero, in Via Castrente. Ci sono delle questioni rilevanti che vanno approfondite, al di là della presenza e della fruibilità di spazi e parcheggi. La domanda che deve essere posta è la seguente: l’ex capannone artigianale poi trasformato in centro direzionale, quale sede dell’associazione culturale e sportiva “Issalam”, viene utilizzato anche per la pratica di culto?

E’ stato detto e scritto che si tratterebbe unicamente della sede di un centro culturale e sportivo che esclude la pratica di culto, ma per quale motivo allora, in fase iniziale, lo statuto dell’associazione “Issalam” faceva espresso riferimento alla “divulgazione e pratica della religione islamica”? Questa modifica in itinere ci fa legittimamente temere che la variazione statutaria dell’associazione sia stata un modo molto astuto per aggirare la legislazione nazionale e regionale che regola la creazione di nuovi centri di culto.

E’ oltretutto noto che molte associazioni culturali islamiche stanno utilizzando con finalità improprie la legislazione italiana che tutela l’associazionismo, con particolare riferimento alla Legge 383/2000 sulla disciplina delle Associazioni di promozione sociale, che attraverso l’iscrizione ad un registro permette di ottenere un triplice vantaggio: la possibilità di insediamento in qualsiasi area del territorio comunale, l’ottenimento di una fiscalità agevolata e talvolta anche la possibilità di accesso a contributi associativi erogati dai comuni.

Queste associazioni culturali islamiche, con la modifica dei loro statuti attraverso l’inserimento di finalità sportive, possono potenzialmente anche arrivare ad ottenere l’iscrizione al Coni (Comitato olimpico nazionale italiano), ed ottenere ulteriori benefici derivanti dalla pratica sportiva.

Tutto ciò premesso, dopo aver ascoltato con attenzione molti cittadini residenti nella zona, nel caso specifico mi pongo alcune domande:

  • il permesso a costruire rilasciato per la ristrutturazione ed il cambio d’uso del capannone escludeva chiaramente l’utilizzo dello stesso per pratiche religiose?
  • è stato rilasciato e reso pubblico il Certificato di agibilità dell’immobile?
  • considerata la tipologia dell’immobile, la sua conformazione, la sua nuova destinazione urbanistica, i servizi e sottoservizi disponibili, è stato stabilito il numero massimo di persone che possono contemporaneamente accedere alla struttura?
  • il Comune di Arsiero si è fatto promotore di un controllo del rispetto di questi standard, soprattutto nei giorni e nelle ore in cui tradizionalmente si pratica il culto islamico?
  • per quale motivo il sindaco di Arsiero ha ritenuto di dover intervenire all’interno di un contenzioso fra privati, costituendosi in giudizio contro il nuovo ricorso presentato dalla famiglia Carotta, ex proprietaria del capannone dove adesso ha sede l’associazione islamica?

Appare oltretutto singolare che il sindaco di Arsiero possa affermare “di non aver mai ricevuto alcuna lamentela” circa le attività dell’associazione, visto che numerosi cittadini residenti nelle vicinanze hanno spesso manifestato in varie forme il loro disagio, anche per il massiccio afflusso di persone ed automobili proprio nei giorni e nelle ore in cui si praticano tradizionalmente i culti islamici. Saranno tutte fatalità?

Erik Umberto Pretto

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