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Politica, una pietanza stantia a Vicenza

Vicenza – Con molto interesse e curiosità abbiamo letto gli intenti programmatici del sindaco di Vicenza, e dei suoi opachi collaboratori, soffermandoci in particolare sul punto finale: 12. Area della partecipazione. Vi si dice, tra l’altro, che obiettivo principale di questa amministrazione è quello di ridare vita a dei nuovi organismi comunali decentrati, definiti Consigli di quartiere, per creare un punto di riferimento del comune nel territorio.

E ancora, testuale: «L’obiettivo dei Consigli di Quartieri è quello di recepire istanze, proposte, esigenze e idee dei cittadini e del mondo associativo, oltre a promuovere attività culturali, aggregative, ricreative, sportive, sociali e di integrazione, dando così nuovo impulso alla città dei quartieri». Ma il documento, qualche riga più sopra ammette: «Fino al 2008, Vicenza ha avuto un’importante esperienza di decentramento amministrativo, oggi purtroppo non più praticabile per legge». Ecco appunto, quando questi organismi erano istituiti per legge non funzionavano, da oggi in poi grazie all’illuminata visione di Rocco & Co. funzioneranno. E per fare cosa?

Il documento lo specifica: «12.1.2 Diffondere nei quartieri le competenze digitali di base per fasce di età, con l’obiettivo di migliorare la conoscenza e la consapevolezza dell’utilizzo delle nuove tecnologie e dei dispositivi mobili per l’accesso ai servizi comunali accessibili on-line.» E ancora: «12.2.1 Coinvolgere, anche attraverso lo strumento del baratto amministrativo, le associazioni di volontariato dei quartieri nella gestione dei parchi gioco, degli impianti sportivi, dei centri di aggregazione sociale per gli anziani, dei centri civici e giovanili.»

Insomma, il comune si farà carico di una funzione d’istruzione all’informatica (che non gli compete), e attraverso “lo strumento del baratto” scaricherà sui cittadini e le associazioni la gestione degli impianti pubblici che è di pertinenza dell’ente, e che il contribuente paga per mezzo di un sistema impositivo che pone l’Italia al terzo posto, nel mondo, nella classifica sul peso delle tasse (vedi qui).

“Quello di recepire istanze, proposte, esigenze e idee dei cittadini…” è fuffa; intollerabile demagogia. Ovvero i cittadini propongano pure, tanto a decidere saranno sempre il Sindaco di Vicenza Francesco Rucco e i suoi grigi consiglieri comunali; poiché l’opposizione, grazie alle regole sulla stabilità delle istituzioni, non contano nulla. Solo “chiacchiere e distintivo” per dirla con una battuta cinematografica.

Gli strumenti di partecipazione popolare ci sono. Ne abbiamo più volte trattato. Sono previsti non solo dalla Carta europea delle autonomie locali, ma sono fatti propri anche dal Decreto L.vo 267/2000 – Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali; ma sono stati edulcorati e resi impraticabili (si veda qui). Tuttavia non è così dappertutto. Si legga legga quanto in essere nello Statuto del Comune di Vignola (Modena) all’articolo 9, Gli istituti di democrazia diretta, e tutti i successivi articoli sino all’Art. 21 oggetto del referendum – «1. Ciascun referendum deve avere per oggetto un solo quesito che deve essere formulato con chiarezza e in modo univoco. 2. I referendum possono essere richiesti su tutte le materie sulle quali il consiglio comunale ha competenza deliberativa…» E ancora l’interessante articolo 26 Partecipazione alla formazione di atti e provvedimenti, nonché il Regolamento sugli istituti di partecipazione e di democrazia diretta, approvato addirittura con atto del commissario straordinario n. 10 del 21.04.2017 (qui). Insomma, non è che si pongano ostacoli a che i cittadini esercitino un’effettiva democrazia.

La democrazia è una pratica che deriva dal greco antico: démos, “popolo” e  krátos, “potere”) che etimologicamente significa “governo del popolo”, ovvero sistema di governo in cui la sovranità è esercitata dal popolo, generalmente identificato con l’insieme dei cittadini che ricorrono ad una votazione. Il concetto di democrazia non è cristallizzato in una sola versione o in un’unica concreta traduzione, ma può trovare e ha trovato la sua espressione storica in diverse espressioni e applicazioni, tutte caratterizzate per altro dalla ricerca di una modalità capace di dare al popolo la potestà effettiva di governare. Come scriveva Norberto Bobbio, “Il futuro della democrazia”, Einaudi, Torino, 1984: «La richiesta così frequente in questi anni di maggiore democrazia si esprime nella richiesta che la democrazia rappresentativa venga affiancata o addirittura sostituita dalla democrazia diretta […] gli istituti di democrazia diretta nel senso proprio della parola sono due: l’assemblea dei cittadini deliberanti senza intermediari ed il referendum 

A questo punto vogliamo prendere per buoni gli intenti del sindaco Rucco, resi pubblici qui: «… Anche questo fa parte dello stile che adotteremo nella nostra azione di governo: esso sarà nuovo, fuori dal palazzo, tra la gente. E sarà sempre orientato all’ascolto, al dialogo e alla qualità del servizio al cittadino. Questo vuol dire guardare la città con gli occhi dei cittadini.», e poiché abbiamo già sperimentato che il centrosinistra (Achille Variati docet) non è per nulla sensibile alla questione democrazia diretta; provocatoriamente lo invitiamo a modificare la parte dello Statuto e del Regolamento inerente, gli Istituti di partecipazione e di democrazia diretta insieme a chi scrive, e a quei cittadini che si sono già dimostrati sensibili al tema, come ad ogni altro che volesse civicamente e non ideologicamente impegnarsi. 

S’intende che quanto sopra è una bonaria provocazione, che difficilmente il sindaco Rucco potrà ignorare, magari sostenendo che non ha letto queste righe. Si dà il caso che il Comune di Vicenza abbia un apposito ufficio stampa con alcuni giornalisti a libro paga. Tale ufficio sforna quotidianamente una rassegna stampa, e comunque è sua funzione informare il sindaco, Quindi… rimaniamo in fiduciosa attesa.

Enzo Trentin

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