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Lupo, allevatori chiedono gli abbattimenti

Vicenza – “Si sente sempre più spesso parlare di benessere animale, ma non si tratta di un vezzo, bensì di un punto di arrivo di un sistema allevatoriale che mira sempre di più alla qualità dell’allevamento e delle produzioni, per consentire la sostenibilità delle stalle. Gli animali vengono portati in montagna per assicurare un’alta qualità del latte, ma tutto ciò si può continuare a fare a patto che il territorio sia sicuro e non comporti la perdita di animali. Il lupo, così come gli altri grandi predatori che negli ultimi anni hanno fatto capolino, rappresenta un problema concreto e noi allevatori, oggi, se decidiamo di andare in malga, siamo spesso costretti ad accudire gli animali o a restare svegli di notte per evitare che finiscano preda dei grandi carnivori”.

Con queste parole il presidente dell’Associazione regionale allevatori del Veneto, Floriano De Franceschi, è intervenuto questa mattina a Palazzo Balbi, sede della Regione Veneto, per la firma del protocollo d’intesa “Danni arrecati dal lupo”, al fianco di presidente e direttore di Coldiretti Veneto, Martino Cerantola e Pietro Piccioni, e dei rappresentanti delle maggiori latterie cooperative venete, ovvero Lattebusche, Latterie Vicentine e Latteria Soligo, che hanno sottolineato lo stato emotivo e di preoccupazione con cui gli agricoltori vivono la presenza del lupo sul territorio.

De Franceschi, in sintonia con il presidente di Coldiretti Veneto, ha evidenziato come “con il piano di controllo serrato si possa passare alla fase successiva: quella dell’abbattimento”, condividendo il punto di vista del presidente di Lattebusche, Augusto Guerriero.  “In particolare in alta montagna – ha ricordato quest’ultimo -, le recinzioni non sono ipotizzabili, poiché le malghe si articolano su vari ettari di terreni impervi e rocciosi. È fondamentale che la proliferazione dei predatori venga fermata e che l’azione di monitoraggio sia efficace, costante e precisa”. Tutto questo per salvaguardare territori ed economia.

“La collaborazione della Regione Veneto è stata sempre intensa – ha concluso De Franceschi – ma ora dovremo essere ancor più operativi, per porre fine alle predazioni, che dal 2017 ad oggi sono state oltre 400. Serve impegno ed attenzione per gli allevatori, che non possono stare svegli la notte per accudire gli animali allo scopo di continuare a garantire produzioni di qualità ed un’economia che, specie in montagna, rappresenta l’unico volano per mantenere vivo e turisticamente interessante il territorio. Gli allevatori devono venire prima di tutto”.

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