I politici pensano solo a estendere il loro potere
Palazzo Chigi, sede del Governo

I politici pensano solo a estendere il loro potere

Vicenza – Murray N. Rothbard è stato un autore prolifico, e vero e proprio emblema del libertarismo americano, partendo da concetti individualisti e basandosi su presupposti di tipo etico, ha combattuto con teorie precise ed esemplificazioni ogni entità statale, proponendo a più riprese la nascita spontanea di ordini policentrici basati sulla proprietà privata e il libero mercato. Si occupò anche di revisionismo storiografico. Allievo di Ludwig von Mises, viene collocato tra i principali esponenti degli economisti neo-austriaci americani. Egli sosteneva che l’esistenza e il dominio dello Stato dipendono dalla forza dell’abitudine, dal fatto che lo Stato esiste da secoli, ed è considerato un dato naturale ineludibile.

Per dimostrare l’infondatezza della necessità dello Stato basta prendere in considerazione la tipica argomentazione in un ipotetico stato di natura, che è la seguente: se a ciascun individuo viene permesso il diritto all’autodifesa, presto ci si troverà ognuno in guerra contro gli altri. Pertanto cediamo il potere di utilizzare la forza a Jones. L’obiezione è: chi ci proteggerà da Jones? Questa obiezione oggi viene ignorata, mentre accettiamo ciecamente il ragionamento precedente.

Anche la teoria dello “Stato minimo” è una chimera. Non vi è nessuna ragione per cui il monopolio della forza si limiti alla protezione delle persone e della proprietà; anzi, storicamente si è evidenziato che nessun governo è rimasto “limitato” per lungo tempo. I governanti hanno interesse a estendere la sfera di intervento per accumulare potere e denaro. Non esistono meccanismi istituzionali per far sì che lo Stato resti entro determinati limiti. Inoltre lo Stato non può essere neutrale (John Calhoun); infatti, per l’esistenza stessa della tassazione, il meno che possa accadere è la creazione di due classi antagoniste, chi paga le imposte e chi trae beneficio dalle imposte.

Lo Stato dice che i cittadini non possono sottrarre ciò che appartiene ad un altro, ma poi non applica a se stesso questa norma perché fa questo attraverso la tassazione. Lo Stato dice che un soggetto non può dare inizio alla violenza, ma esso stesso viola tale norma attraverso il possesso del monopolio della forza. È questo ciò che intendono i positivisti quando affermano che il diritto statale è un processo verticale a senso unico, dal governo ai cittadini. E proprio perché i positivisti capiscono che lo Stato viola intrinsecamente le proprie norme, concludono che il diritto di origine statale è un diritto sui generis.

Ma in un sistema giuridico autentico e corretto, il legislatore deve seguire tutte le sue norme, sia procedurali sia sostanziali; se non fa questo il suo operato è al di fuori della legge. Tale circostanza si può verificare solo in un diritto che sorge come processo orizzontale, ossia nasce dai soggetti stessi ed è applicato fra e dai soggetti. Ecco allora che i cittadini possono “difendersi” dallo Stato per mezzo degli istituti di democrazia diretta: iniziativa di leggi e delibere, referendum applicabili ad ogni materia statale, e richiamo di qualsiasi rappresentante mediante il quale gli elettori possono rimuovere un qualsiasi funzionario eletto o nominato all’ufficio tramite un voto diretto prima che il mandato di quel funzionario sia terminato.

Altro limite logico: non è possibile determinare oggettivamente quanta protezione fornire. Infatti la protezione non è una cosa collettiva unica: essa spazia dall’esistenza di un solo poliziotto per un intero paese alla fornitura di una guardia del corpo e di un carro armato a ciascun cittadino. In un mercato libero la decisione viene lasciata a ciascun individuo; ma se decide lo Stato la decisione non può che essere puramente arbitraria. Infatti, la protezione che lo Stato fornisce è sempre inadeguata e spesso tardiva. E i limiti delle teorie della tassazione? Chi e quanto deve pagare? Perché non dovrebbe essere l’esercizio della sovranità popolare mediante referendum a decidere? Quali sono le giuste dimensioni di uno Stato? Quanto deve essere grande l’area su cui si estende il monopolio della forza? C’è mai stata una guerra dichiarata per mezzo di un referendum popolare?

Luciano Spiazzi

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