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Fiscalità sugli immobili, il rapporto di Confindustria

Vicenza – È stato presentato a Palazzo Bonin Longare, dal presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi, dal responsabile dell’area fiscale di Confindustria Marco Meloncelli, e da Piergiorgio Mondini anche lui dell’area fiscale e curatore dell’indagine, il quarto rapporto “La fiscalità locale sugli immobili industriali della provincia di Vicenza” che analizza i dati relativi alla pressione fiscale esercitata nel 2017 dai comuni vicentini con riferimento all’Imu, alla Tasi e alla Tari, imposte che compongono l’Imposta unica comunale (Iuc). Le informazioni raccolte riguardano più nel dettaglio le imposte pagate dalle imprese con riguardo a due tipi di immobili: un capannone industriale e un’area edificabile.

Gli importi sono stati confrontati con quelli rilevati nel corso del 2016, 2015 e del 2014, in modo da evidenziare l’andamento. “Il rapporto, giunto alla quarta edizione, si conferma ancora una volta il punto di partenza conoscitivo fondamentale per avviare un confronto costruttivo con le amministrazioni locali – ha osservato Luciano Vescovi, presidente di Confindustria Vicenza –. L’analisi, che già negli anni passati ci ha permesso di formulare richieste di intervento mirate spesso recepite dai comuni, rivela che la nostra provincia continua ad essere soggetta a una pressione fiscale elevata e frammentata, tanto che le aliquote esaminate per il solo 2017 sono state circa 600”.

“Sono soprattutto la complessità e i costi di questi adempimenti ad imporre un urgente ripensamento della tassazione locale sulle imprese. Il blocco sui tributi locali (esclusa la Tari) confermato anche per il 2018 ci fa ben sperare, ma se vogliamo che le imprese possano accrescere la propria competitività e contribuire in maniera reale alla ricchezza del territorio, non è certamente classificabile tra le buone pratiche fiscali la scelta di tassare con imposte patrimoniali immobili e terreni che sono a tutti gli effetti fattori produttivi delle aziende”. Il rapporto mette in luce un complessivo aumento della pressione fiscale a livello locale, pur se di modesta entità (0,06% circa), con aliquote che crescono nel 52% dei comuni (contro il 42% del 2016), mentre si riducono nel 29% e restano invariate nel 19%.

“Questo generale aumento della tassazione – ha aggiunto Vescovi – rappresenta un quadro in controtendenza rispetto agli ultimi anni, ed è significativo soprattutto se si considera che gli enti hanno potuto aumentare solamente la Tari, alla luce della sospensione dei rialzi di Imu e Tasi. Occorre ricordare che la fiscalità locale rientra tra gli elementi che contribuiscono a rendere attrattivo un territorio per gli investimenti delle imprese, e se è vero che gran parte del gettito derivante dalle imposte comunali è destinato allo Stato e non agli enti locali, occorrerebbe probabilmente agire a monte riducendo i costi per la pubblica amministrazione, ad esempio attuando le disposizioni previste per l’applicazione dei costi standard alle funzioni fondamentali degli enti locali, e superando così il vecchio criterio della spesa storica”. Obiettivo dello studio è quello di confrontare negli anni le scelte delle amministrazioni comunali, al fine di sviluppare un dialogo costruttivo che metta in evidenza le best practice e rilevi i casi di maggiore criticità in termini di impatto sulle attività produttive.

“L’impresa tipo considerata ai fini del rapporto è un capannone di cinquemila metri quadrati–  ha spiegato Piergiorgio Mondini –. Rispetto al 2016 la Iuc pagata su questi edifici è aumentata in 63 Comuni. Arzignano resta anche quest’anno il Comune con tassazione più alta, seguito da San Nazario, Crespadoro, Lonigo e Grisignano di Zocco. Quelli con la tassazione più bassa sono Roana, Gallio, Chiuppano, Altissimo e Posina”. Considerando alcuni Comuni di maggiori dimensioni, come Vicenza, Bassano del Grappa, Schio, Thiene e Valdagno, si rileva che l’imposizione prevista nei comuni citati è sopra la media, ad eccezione di Thiene che nel 2017 si colloca al di sotto della media provinciale. Bassano del Grappa, grazie ad una rimodulazione della Tari, nel 2017 ha diminuito la pressione fiscale.

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