Decreto Dignità, “Non si combatte così la precarietà”

Vicenza – “Chi dà lavoro oggi, chi rappresenta il vero welfare in Italia sono le piccole e medie imprese, che in Italia sono 4,3 milioni milioni, danno lavoro a 16 milioni di persone e rappresentano il 73,8 % del Pil. Le imprese manifatturiere vicentine ricadono, nella stragrande maggioranza dei casi, in questa classificazione. Non sono imprese che vivono del precariato dei propri collaboratori, anzi l’uso che ne viene fatto è quasi sempre quello di prova di una nuova figura, che se è adeguata verrà stabilizzata non per un obbligo di legge, ma nell’interesse dell’impresa stessa. Per fornire occupazione però bisogna avere delle risorse da investire”.

Flavio Lorenzin
Flavio Lorenzin

Così il presidente di Apindustria Confimi Vicenza, Flavio Lorenzin, commenta oggi il così detto decreto dignità, approvato dal Consiglio dei ministri, e lo fa aggiungendo che le Pmi, in Italia, “sono tartassate da un costo del lavoro, dell’energia e da un peso burocratico senza paragoni in Europa. Pensare di dare stabilità – sottolinea – irrigidendo il mercato del lavoro e non risolvendo queste criticità vuol dire curare il sintomo e non la malattia, con il risultato di far morire il paziente”.

“In un periodo – prosegue Lorenzin – in cui la ripresa vista nei mesi scorsi è messa alla prova da numerosi fattori congiunturali esterni (si pensi solo alla guerra dei dazi o alla conflittualità interna alla Ue) introdurre pesanti indennità in caso di licenziamenti  è un colpo in primis al lavoro. Era nota la volontà di limitare a 24 mesi la durata dei contratti a tempo determinato e reintrodurre le famigerate causali, per legittimare l’apposizione del termine al contratto dopo i primi 12 mesi. Ma quello che sorprende è che sopravvive il contingente massimo del 20% rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, perché la norma specifica non viene toccata”.

“Quindi doppia penalizzazione, per un ritorno al passato che scoraggerà le imprese dal fare assunzioni visto il rischio più che probabile di contenziosi. Si pensi che, per giustificare il termine di un tempo determinato oltre i primi 12 mesi, dovranno essere indicate esigenze temporanee e oggettive estranee all’ordinaria attività dell’azienda; quindi posso assumere a termine solo se mi è andato a fuoco lo stabilimento? Anche la somministrazione di lavoro tramite agenzie viene devastata: causali giustificatrici anche in questo caso e obbligo di osservare lo stop and go, ossia i 10 o 20 giorni di stacco tra una missione e l’altra del lavoratore somministrato. Naturalmente la beffa è che tutto questo vale solo per i datori di lavoro privati, mentre il pubblico potrà continuare a usare l’elasticità che si è tolta alle imprese”.

“Ben venga poi penalizzare chi delocalizza – continua Lorenzin – anche se giova ricordare che sono soprattutto le grandi imprese a farlo e che in Italia rappresentano lo 0,1% del tessuto economico. Ci si dimentica che perdurando in questi ultimi decenni un clima e normative non favorevole all’industria assisteremo sempre di più non a delocalizzazioni di aziende ma di singoli prodotti, che verranno riportati in Italia con costi nettamente inferiori e questo a danno dell’occupazione. Soltanto se si torna a parlare di prosperità e si garantiscono condizioni di sviluppo e di stabilità nella crescita si può parlare di creazione di nuovi posti di lavoro”.

Sul decreto in oggetto Apindustria Confimi Vicenza si augura poi che lo Split payment venga rivisto e tolto per tutti non soltanto per i professionisti, visto che le imprese maturano nei confronti dello Stato crediti Iva non agevolmente recuperabili facendo nascere problemi finanziari e di liquidità. Per quanto riguarda lo spesometro, è giudicata positiva l’unificazione a una sola scadenza annuale di quello relativo al 2018.

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