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Maurizio Crozza nel personaggio di napalm51, impagabile parodia del leone da tastiera
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Arzignano, pazienza finita con i leoni da tastiera

Arzignano – Non è infrequente leggere commenti offensivi e diffamanti sui social media, spesso aggiunti a post, articoli, comunicati o video condivisi da cittadini, testate giornalistiche, enti o associazioni.  Non molti sanno che la legislazione in proposito è molto chiara e che in alcuni casi esistono gli estremi per una denuncia per diffamazione. E’ per questo che il sindaco di Arzignano, Giorgio Gentilin, assieme alla Polizia locale Vicenza Ovest di Arzignano, interviene su questo delicato tema, dopo che alcuni internauti hanno pubblicato commenti offensivi e diffamanti nei suoi confronti e verso le forze di polizia locale.

Giorgio Gentilin
Giorgio Gentilin

“Non mi opporrò mai – ha precisato Gentilin – al diritto di replica e di critica dei cittadini, che è un valore fondamentale della nostra democrazia. Ma non ritengo tollerabile l’insulto o la diffamazione da parte di chi, pensando di essere protetto dalla propria tastiera, si permette di commentare in maniera vergognosa questioni amministrative o riguardanti la polizia locale, arrivando anche ad augurare la morte del prossimo o diffamandolo. Questo principio, ricordo, non vale solo per il sindaco, ma per ogni cittadino”.

“Finora – continua il sindaco – le persone che hanno insultato la mia persona, o le forze di polizia locale, sono state bonariamente richiamate prima di procedere per vie legali e, di fronte all’ipotesi di una denuncia, i leoni da tastiera hanno fatto ammenda, trasformandosi in agnellini e presentando le loro ufficiali scuse. Voglio ricordare però che la polizia locale viene spesso allertata da segnalazioni di cittadini che leggono commenti offensivi e di conseguenza esegue le dovute verifiche. Non è certamente mia intenzione impiegare la polizia locale come controllore dei social media, ma quando c’è reato di diffamazione o un insulto, siamo pronti a chiamare in causa i responsabili, denunciandoli, come già da tempo fanno altre amministrazioni meno tolleranti”.

“Non è giusto – conclude Gentilin – svilire il lavoro di un’amministrazione, delle forze dell’ordine o la vita di un qualsiasi cittadino con parole offensive e lesive della dignità della persona avvalendosi della presunta sicurezza e privacy di una tastiera. Voglio che la nostra città resti un agone politico civile, nel quale si parla di amministrazione e politica come si è sempre fatto, alle volte in maniera tenace e vigorosa, ma mai al di fuori degli argini della democrazia”.

Dalla Polizia Locale di Arzignano:

In merito alle conseguenze di un post offensivo su un social media, la polizia locale, ricorda  che la Suprema Corte con la sentenza n. 50/2017 della sez. I Penale ribadisce che la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca Facebook integra un’ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595 terzo comma del codice penale, poiché trattasi di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di persone (gli estremi di tale sentenza sono facilmente consultabili proprio su internet, poiché riportata da diversi testate giornalistiche e siti di informazione giuridica).

L’aggravante dell’uso di un mezzo di pubblicità, nel reato di diffamazione, trova, infatti, la sua ratio nell’idoneità del mezzo utilizzato a coinvolgere e raggiungere una vasta platea di soggetti, ampliando – e aggravando – in tal modo la capacità diffusiva del messaggio lesivo della reputazione della persona offesa, come si verifica ordinariamente attraverso le bacheche dei social network, destinate per comune esperienza ad essere consultate da un numero potenzialmente indeterminato di persone, secondo la logica e la funzione propria dello strumento di comunicazione e condivisione telematica, che è quella di incentivare la frequentazione della bacheca da parte degli utenti, allargandone il numero a uno spettro di persone sempre più esteso, attratte dal relativo effetto socializzante (Cass. n. 24431 del 28/04/2015).

La circostanza che l’accesso al social network richieda all’utente una procedura di registrazione – peraltro gratuita, assai agevole e alla portata sostanzialmente di chiunque – non esclude la natura di “altro mezzo di pubblicità” richiesta dalla norma penale per l’integrazione dell’aggravante, che discende dalla potenzialità diffusiva dello strumento di comunicazione telematica utilizzato per veicolare il messaggio diffamatorio, e non dall’indiscriminata libertà di accesso al contenitore della notizia (come si verifica nel caso della stampa, che integra un’autonoma ipotesi di diffamazione aggravata), in puntuale conformità all’elaborazione giurisprudenziale della Suprema Corte che ha ritenuto la sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 595 terzo comma cod. pen. nella diffusione della comunicazione diffamatoria col mezzo del fax (Sez. 5 n. 6081 del 9/12/2015) e della posta elettronica indirizzata a una pluralità di destinatari (Sez. 5 n. 29221 del 6/04/2011) – (Fonte Altalex).

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