Breaking News
Profughi al confine greco-macedone - Fonte foto: www.dirittiglobali.it
Profughi al confine greco-macedone, nel 2016 - Fonte foto: www.dirittiglobali.it

Migranti, rotta balcanica in una mostra a Valdagno

Valdagno – Inaugurazione giovedì 20 giugno, a Valdagno, in Galleria dei Nani, della mostra “Exodus”, nella quale il fotografo Livio Senigallesi racconta la rotta balcanica che i migranti percorrono per raggiungere l’Europa occidentale e ricca, e le condizioni in cui poi si trovano a vivere. L’inaugurazione è in programma per  le 18.30, alla presenza dell’autore e in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. L’iniziativa è pubblicata anche sul sito Unchr Italia. La mostra rimarrà poi aperta con i seguenti orari: martedì 9.30-12.30, mercoledì e giovedì 16.30-19, venerdì 10-17, sabato16.30-19.

“Le migrazioni sono un tragico tema del nostro presente – spiega Senigallesi – secondo stime diramate da Unhcr più di 60 milioni di persone al mondo sono profughi. Uomini, donne e bambini costretti ad abbandonare le loro case a causa di guerre, dittature, scontri etnici e religiosi, carestie e persecuzioni. Più del 40% di essi sono bambini e vederli con i tuoi occhi stringe il cuore perché potrebbero essere i tuoi figli.Hanno abiti laceri, piedi scalzi e feriti, a causa delle marce forzate nei boschi che li portano dall’Asia o dal Medioriente verso le porte dell’Europa”.

“Un’Europa sorda alle loro urla, chiusa ed egoista, che costruisce nuovi muri. Ho intrapreso questo lungo viaggio nel 2016, da Lesbos a Gorizia, facendo una vita da profugo tra i profughi, per documentare e per conoscere i loro drammi e le loro storie. Queste sono state le tappe del viaggio narrate del mio libro Rotta balcanica: Lesbos, Atene, Idomeni, Skopje, Belgrado, Subotica, Budapest, Zagreb e infine Gorizia, zona di confine tra Slovenia e Italia”.

“In un mondo dove tutto va in fretta, mi sono dato il tempo che serve, senza correre dietro la notizia ma approfondendo le questioni o i casi umani che non si trovano sui giornali e nei programmi televisivi. Ho consumato le scarpe secondo le buone vecchie regole del giornalismo. Ho scoperto cose che non avrei mai voluto vedere: torture, rapimenti, violenze di ogni tipo sono una triste normalità tra i profughi in viaggio. Ma per scoprirlo bisogna aspettare, stare con loro, attendere che i più vulnerabili abbiano fiducia e si aprano a confidenze indicibili”.

“Questo viaggio è come la passione di Cristo” dice un profugo tamil incontrato nell’Afghan Park di Belgrado. E’ Hasnain, che ricorda con orrore l’arrivo, nella notte, al confine sloveno: “Abbiamo marciato per cinque mesi nei boschi per arrivare alla meta attraverso Grecia, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Croazia. Giunti al confine sloveno abbiamo trovato soldati e la polizia di Frontex, con cani molto aggressivi. Nessuno ci aveva detto che i confini erano chiusi. Abbiamo speso tutti i nostri soldi per vivere, ma la Balkan Route è disseminata di cadaveri. Molti, troppi di noi non ce l’hanno fatta”.

“L’unico importante fattore positivo incontrato in questo lungo viaggio – conclude Senigallesi – è dato dalla presenza di tanti giovani volontari. Sulla loro buona volontà ed i sani principi della solidarietà umana, mi auguro si costruiscano le basi di una nuova Europa”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *