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Salute mentale, feroci critiche dall’opposizione

Venezia – “La giunta Zaia rinuncia a progettare un modello di servizi per la salute mentale, ad un investimento economico e strutturale nella psichiatria territoriale e nella riabilitazione, vanificando la possibilità di un’effettiva integrazione socio-sanitaria. Sembra quasi che il problema non sia curare i pazienti, ma decidere dove metterli. In questo modo si producono i cronici, ed ecco che si torna al passato, alle residenze manicomiali, proprio a 40 anni dalla legge Basaglia. Cioè delle residenze a lunga permanenza, con scarse possibilità di inclusione sociale”.

Piero Ruzzante
Piero Ruzzante

Così il consigliere regionale di opposizione, Piero Ruzzante (Liberi e Uguali), commenta la delibera della Giunta regionale in merito alla “Programmazione del sistema di offerta residenziale extra-ospedaliera per la salute mentale” approdata oggi nella Quinta commissione del consiglio regionale

“Ancora in dicembre – ricorda Ruzzante – con un ordine del giorno al bilancio, approvato all’unanimità dal consiglio regionale, ho chiesto alla giunta Zaia di incontrare le sigle sindacali, gli ordini professionali e le associazioni di familiari e utenti per affrontare la situazione. Si sta sacrificando la salute mentale sull’altare dell’efficienza aziendalista, cadendo in un abbaglio: i costi diretti e indiretti della malattia mentale secondo l’Ocse possono superare il 4%, vale a dire 64 miliardi in Italia, tagliare gli investimenti vuol dire inevitabilmente aumentare questi costi”.

“Ricordo – conclude il consigliere – che la Regione Veneto è già fanalino di coda in Italia per l’investimento in salute mentale, con solo il 2,91% dell’intera spesa sanitaria contro il 5% sul quale si erano impegnate le Regioni. Una parte della spesa viene fatta ricadere sulle famiglie e sulle autonomie locali, cioè i comuni.  Non stupisce che parallelamente la quota di strutture dal privato sia in crescita”.

Patrizia Bartelle
Patrizia Bartelle

“Non come curo il matto, ma dove lo metto? E’ così che si potrebbe tradurre la Programmazione del sistema di offerta residenziale extra-ospedaliera per la salute mentale, discussa oggi in quinta commissione”.

E’ questa invece l’ironico commento di un’altro esponente della minoranza consiliare in Regione Veneto, ovvero Patrizia Bertelle, del Movimento 5 Stelle, che ha pronunxciato queste parole dopo aver consultato  sia il Piano socio sanitario veneto  che la proposta progettuale discussa in commissione. Due documenti che fanno seguito a due gravi problematiche già evidenziate dai movimenti per la difesa della sanità pubblica in occasioni di varie manifestazioni pubbliche: il progressivo depauperamento dei servizi socio sanitari per la salute mentale e il continuo taglio di personale medico infermieristico negli ospedali.

“La psichiatria – ha aggiunto la consigliera pentastellata – non si fa con il privato accreditato il quale , per definizione, persegue il profitto. Si fa invece nel territorio, insieme alle associazioni di volontariato e alle cooperative sociali che hanno scelto di occuparsene. E dove non ci sono, si lavora per farle nascere e per rafforzarle. Questo per il semplice motivo che il vero e positivo cambiamento nella gestione della salute mentale si è avuto quando alla logica del dove lo metto si è sostituita la logica del cosa faccio con lui, considerando e coinvolgendo il suo contesto familiare e sociale”.

“Il lavoro di presa in carico è faticoso – continua la consigliera regionale, sposando le dichiarazioni del Movimento per la difesa della sanità pubblica veneziana -, comporta una equipe di lavoro coesa e dedita alla persona, alla sua patologia senza limiti di tempo e disponibile a ridiscutere continuamente i suoi obiettivi, non darli acquisiti dopo una più o meno frettolosa diagnosi medico psicologica. Il paziente va accompagnato in un suo percorso di vita. Se le equipe del servizio pubblico sono sempre più povere di risorse e di capacità  si produrranno sempre più malati cronici e si renderà sempre più difficile una presa in carico continuativa. E  il finanziamento previsto, fa pensare a strutture da gestire nella massima economicità, ovvero in direzione opposta rispetto alle esigenze dei malati”.

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