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Politica, l’inferno fiscale fa passi avanti

Vicenza – Procede spedito, senza che alcun suddito si metta di traverso, l’attacco al contante. Stavolta tocca agli stipendi finire nel mirino. Avverte il Fisco: “Nuove regole per il pagamento degli stipendi: dal primo luglio 2018 entra in vigore il divieto dei contanti e sarà necessario corrispondere le retribuzioni ai lavoratori soltanto con mezzi tracciabili, pena l’applicazione di sanzioni fino a cinquemila euro”.

La novità sul divieto di pagamento degli stipendi in contanti è stata introdotta con la Legge di bilancio 2018, sulla base di un emendamento presentato dal comunista Titti di Salvo, già sindacalista, riprendendo le regole contenute della Legge n. 1041, già precedentemente approvata alla Camera. Le motivazioni sono le solite: “Porre fine alla cattiva pratica di false buste paga e minacce di licenziamento da parte di datori di lavoro che adottano pratiche del tutto illegali”.

Bubbole, l’obbiettivo è spogliare i cittadini di ogni diritto alla privacy. Quella economica, quella vera! I banchieri centrali, complici dei politici, stanno gongolando. In una società senza contanti in circolazione e senza la possibilità di prelevare soldi dai propri conti correnti – che sarebbe un abominio, sia chiaro – le autorità monetarie potranno imporre, come già stanno facendo, tassi negativi a piacimento.

Ma sarà davvero una società migliore quella senza contanti, come vanno raccontando i politici tassatori? Macché, nisba! Nessuna sicurezza è garantita, come è dettagliato nel libro di Leonardo Facco “Elogio dell’evasore fiscale”, pubblicato da Aliberti. Se le tasse sono un furto, non pagarle è legittima difesa. Nessuno vi ha mai raccontato che in Svezia, per esempio, le frodi contro le carte di credito e la moneta elettronica sono quasi raddoppiate negli ultimi 10 anni? Nessuno!

Marshall McLuhan spiegava che “i contanti sono la carta di credito dei poveri”. Lezione inascoltata! Non resta che un’ultima domanda a cui rispondere e lascio che a porla sia proprio il Wall Street Italia: “La società è pronta anche a fare a meno della libertà di disporre del proprio denaro? Per la casta sì! Ma è una panzana gigantesca!”

Gli economisti austriaci avevano lanciato l’allarme. Avevano fornito convincenti spiegazioni sugli esiti distruttivi ai politici e agli intellettuali, i quali non potevano non sapere. Il pensiero della Scuola austriaca è oggi di una modernità straordinaria (“Riscoprire la Scuola austriaca – La sfida di Mises, Hayek e Rothbard a Marx e Keynes” di Piombini G. – Gagliano G. vedi qui). Come si può sottovalutare l’importanza di questa scuola di pensiero sulla formazione della cultura imprenditoriale e della visione dei giovani innovatori le cui iniziative stanno cambiando le nostre abitudini?

In queste condizioni, fare esperimenti azzardati sulla pelle degli esseri umani è un delitto imperdonabile! Oggi si adottano rigide precauzioni per farmaci o procedimenti sperimentali quando è presente anche solo una frazione infinitesimale di rischio per la salute umana. La classe politica e intellettuale che ha negligentemente trascurato, o dolosamente occultato, l’analisi austriaca non sembra aver considerato, a questo proposito, alcuna precauzione.

Luciano Spiazzi

Un commento

  1. Leonardo Facco

    Grazie per la citazione!

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