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La Regione non patrocina il Gay Pride di Padova

Padova – “Il Padova Pride 2018 si svolge come una semplice manifestazione: partiamo da un punto (Prato della Valle) e arriviamo in un altro punto (Piazzale Boschetti). Che cosa lo distingue, appunto, da altre manifestazioni, lo scegliete voi: potete sfilare come per gli altri cortei oppure potete venire con vesti e e atteggiamenti diversi da quelle giornalieri (sempre nel rispetto dell’altro). Non serve nulla di particolare dunque, se non la voglia di essere sé stessi e di essere presenti. L’unica cosa che deve assolutamente mancare è la paura dell’omofobia”.

Sono le parole, chiare ed efficaci, con le quali gli organizzatori danno un prima sommaria idea di cosa sia l’appuntamento di domani, sabato 30 giugno, a Padova, ovvero il Gay pride regionale, una giornata che ha in sé significati che vanno ben al di là di una manifestazione o di un pomeriggio di festa, musica e colori. Dovrebbe essere, tra l’altro, la giornata in cui, anche chi non partecipa è chiamato a riflettere sul significato di concetti quali la tolleranza ed il rispetto per il modo di essere altrui.

Per questo è importante che siano molti gli enti pubblici, o comunque i soggetti che operano nella società, che partecipano o danno il loro patrocinio. Tra questi ci sono svariati comuni, compresi quelli di Padova e di Vicenza. Peccato che la Regione Veneto abbia scelto di non dare il suo patrocinio, una decisione che è stata criticata da vari esponenti politici. Tra questi la parlamentare padovana Silvia Benedetti che definito la scelta regionale “assurda e mortificante, non solo per la comunità Lgbt ma per tutta la popolazione veneta”.

“Chi difende questo diniego – ha aggiunto Benedetti – usando la scusa che il popolo veneto non approva tali manifestazioni, insulta quest’ultimo. E’ una decisione inammissibile, tanto più che si è deciso al contempo di patrocinare la manifestazione degli indipendentisti. Ricordo a coloro che avessero la memoria corta, che la libertà delle inclinazioni sessuali di ognuno è garantita dalla Costituzione, la stessa che invece vieterebbe il distacco della Regione dall’Italia. Probabilmente nella giunta regionale hanno confuso cosa è lecito e cosa no in questo paese, premessa la libertà di espressione di ognuno”.

“Del tutto inappropriato – conclude la deputata padovana – trovo l’intervento dell’assessore all’istruzione, alla formazione, al lavoro e pari opportunità della Regione Veneto Elena Donazzan. Una volta eletti, i governanti non lo sono di una sola parte, ma di tutta la popolazione. Ed a tutta la popolazione, minoranze comprese, vanno garantite pari dignità e diritti”.

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