“Il giardino dei Finzi Contini”, un giovane Lino Capolicchio nel film di De Sica, del 1970
“Il giardino dei Finzi Contini”, un giovane Lino Capolicchio nel film di De Sica, del 1970

Maturità, prima prova con tracce stimolanti

Vicenza – Oltre 500 mila in Italia, 40 mila in Veneto e 7500 tra Vicenza e provincia. Sono questi i numeri della pattuglia dei maturandi, degli studenti cioè che oggi hanno affrontato la prima prova dell’esame di maturità, quella di italiano. Il classico componimento con l’uso della nostra bella lingua non sempre si è fatto apprezzare, in passato, per le scelte ministeriali. Spesso infatti i temi proposti non sono parsi abbastanza stimolanti, interessanti e coinvolgenti.

Quest’anno invece non lo si può dire, perché al contrario le tracce offerte sono tutt’altro che banali ed anzi si presentano ricche di significato. Inoltre non sono affatto slegate dall’attualità e dai problemi che affronta in questi mesi il nostro paese, basti pensare alla deriva vagamente razzista che serpeggia in Italia ed alla prima traccia proposta, ovvero l’analisi del brano de “Il giardino dei Finzi Contini”, di Giorgio Bassani, nel quale il protagonista viene cacciato dalla biblioteca pubblica di Ferrara perché è ebreo. Un tema ed un testo di valore insomma, su contenuti di grande importanza, che è bene non dimenticare mai e sui quali è giusto proporre una riflessione anche nell’esame di maturità.

Interessanti anche le altre tracce, a cominciare da quella di attualità, sul principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione.  “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ questo l’articolo della nostra carta fondamentale che è stato proposto per il commento degli studenti, anche questo da non dimenticare, soprattuto da parte di chi è chiamato a governare il paese.

Anche il tema di argomento storico stimola a riflessioni interessanti, proponendo le figure di Alcide De Gasperi e Aldo Moro come rappresentanti in Italia della cooperazione internazionale, della costruzione di una pace duratura in Europa e di un progresso reale su principi condivisi. In altre parole di una Europa più unita e più giusta, anche questi valori da riscoprire.

La quarta traccia infine proponeva la scelta su quattro ambiti ed altrettanti temi. Il primo riguardava “I diversi volti della solitudine nell’arte e nella letteratura”, nell’ambito artistico letterario, con commento a dipinti di Edward Hoppe, Giorgio Fattori e Edvard Munch, e brani di Petrarca, Pirandello, Salvatore Quasimodo, Alda Merini e Emily Dickinson. Nel secondo ambito, quello socio-economico, si prendeva invece in esame “la creatività, la straordinaria dote, squisitamente umana, di immaginare; risultato di una formula complessa, frutto del talento e del caso”.

Di stretta attualità anche il tema proposto in ambito storico-politico, nel quale si chiedeva di riflettere su “Masse e propaganda”. Venivamo proposti due brani, di Giulio Chiodi e Andrea Baravelli, del quale si legge: “La figura del nemico ha sempre rappresentato un elemento indispensabile per il buon funzionamento dei sistemi di propaganda. Insomma, si tratta di un protagonista assoluto, se non unico, dell’argomentazione di tipo propagandistico; una figura dalla rilevanza tale da costringere l’intero spazio della politica a organizzarsi in sua funzione”. Non sarà mancato chi ha associato questo passo alla questione dei migranti…

Infine, il quarto ambito, quello tecnico-scientifico, proponeva di riflettere sulla clonazione: “Dobbiamo tornare a chiederci quali sono i limiti che, come umani, riteniamo di non potere o volere oltrepassare. Abbiamo cioè bisogno di aprire una riflessione etica nell’era della società tecnica. Ma non è sufficiente appellarsi a una qualche autorità. Abbiamo bisogno di argomenti e di forme di governance adeguate. Invece che limitarsi a polemizzare, le diverse componenti della tradizione occidentale potrebbero trovare un compito comune: nel momento in cui la tecno-scienza diventa infrastruttura planetaria, cosa vuole dire e come fare per salvaguardare il valore della persona umana?” (Mauro Magatti).

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