Mamme No Pfas ascoltate nei palazzi europei

Bruxelles – Trasferta importante e proficua nei palazzi del potere europeo per gli attivisti di Mamme No Pfas, tornati da Bruxelles dove si sono fermati alcuni giorni ed hanno parlato del grave problema dell’inquinamento da Pfas nella nostra Regione con vari europarlamentari. La delegazione ha incontrato esponenti politi italiani appartenenti a vari gruppi, in particolare membri della Commissione per l’Ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, che si sta occupando della proposta di revisione alla Direttiva 98/33/Ce sulla qualità delle acque destinate al consumo umano.

“Siamo soddisfatti – scrivono gli attivisti in una nota – per la disponibilità dimostrata, l’ascolto ricevuto, l’interesse e l’impegno di tutti gli europarlamentari incontrati, nei confronti di questo delicatissimo e grave problema di inquinamento dell’acqua”. Nello specifico, la delegazione di Mamme No Pfas ha incontrato Curzio Maltese (Gue/Ngl), Eleonora Forenza (Gue/Ngl), Damiano Zoffoli (S&D), Marco Zullo (Efdd), Eleonora Evi (Efdd), Dario Tamburrano (Efdd), Elisabetta Gardini (Ppe), Mara Bizzotto (Enf) e Remo Sernagiotto (Ecr).

Molte e precise le richieste avanzate alla politica europea. Innanzitutto è stato chiesto che nella proposta di modifica della vigente direttiva sulle acque potabili venga inserito il concetto di tolleranza zero sui Pfas, ovvero che sia vietata ogni presenza, pur minima, nelle acque potabili. Da modificare anche il principio di precauzione, che da mero principio guida deve dinventare una legge, che disciplini la condotta più ragionevole e valida quando vi siano seri dubbi per la salute umana e per l’ambiente. valori zero chiesti anche per tutte le sostanze classificate come bioaccumulabili, persistenti e tossiche (come i Pfas).

Ed ancora: che venga vietato qualsiasi tipo di diluizione delle acque, che venga istituita una commissione pubblica europea con il compito di autorizzare la produzione e commercializzazione di nuove sostanze chimiche solo dopo averne provato la totale assenza di pericolosità, che il principio “chi inquina paga” venga sostituito dal principio “vietato inquinare”, che all’industria che usa acqua sia vietato lo scarico contaminato dagli scarti di lavorazione, che le analisi obbligatorie per la commercializzazione dell’acqua potabile preconfezionata includano anche la ricerca di Pfas, che si vada ad una normativa europea di “certificazione delle aziende a rischio” eliminando l’attuale autocertificazione, che il diritto all’acqua sancito dalla risoluzione Onu del 2010 come “un diritto umano universale e fondamentale” diventi un principio non solo “raccomandato” ma obbligatorio.

A sostegno delle sue richieste la delegazione no pfas ha consegnato un faldone di documenti, compresi gli esiti delle analisi del sangue di molte persone che hanno collaborato mettendole a disposizione, come prova dell’avvelenamento subito. Tutti gli europarlamentari incontrati hanno manifestato la volontà di perseguire questi obiettivi, ribadendo che si tratta di “una battaglia che dobbiamo portare avanti tutti assieme finché non la vinceremo, perché l’Europa non può sottrarsi dall’affrontare un tema di importanza vitale come quello dell’acqua potabile”. L’impegno preso è quello di lavorare affinché questa direttiva venga approvata prima della fine di questa legislatura.

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