E a Vicenza intanto c’è chi spadroneggia…

Vicenza – L’appena insediata amministrazione del Comune di Vicenza è già tutta coinvolta dall’accusare ed assolvere i Consiglieri postfascisti o presunti tali. E un quotidiano locale titola: «E intanto Cicero spadroneggia.» e prosegue: «Dopo aver varato una specie di oberkommando ristretto con lui, sua maestà rotante Claudio Cicero…». Ecco soffermiamoci per un commento su questa figura di politico “rotante”. La sua storia di ammiratore di Mussolini è nota, e ciò nonostante in campagna elettorale rilascia dichiarazioni in cui caldeggia un passo indietro da parte dei candidati considerati postfascisti laddove fossero eletti. Al “rotante” sembra essere stata concessa una specie di “carta bianca” per procedere a discrezione al fine di ottenerne il suo limitato appoggio. Elettoralmente parlando, s’intende.

Questo “rappresentante” ultra meridionale (è nato a Tripoli), nella mente di alcuni osservatori rimanda all’immagine della frenesia alimentare che in ecologia ed etologia è una situazione in cui un’eccessiva abbondanza di cibo conduce a un’alimentazione rapida e incontrollata da parte di animali predatori. Per esempio, un grande banco di pesci può causare frenesia alimentare in un vicino gruppo di squali. La conseguenza è che gli squali si scatenano, mordendo qualunque cosa si muova, inclusi gli altri squali o qualsiasi oggetto si trovi nel raggio dei loro denti. 

Nel nostro caso esiste un’abbondanza di inutili e sterili polemiche, di veti e controveti, di proposte e controproposte che consentono al “nostro” di occuparsi di questioni che i suoi colleghi trascurano o delle quali non giudicano utile occuparsi. Del resto, in Italia, non avremmo l’amministrazione pubblica più scalcinata d’Europa se la maggioranza di essa non provenisse da una ben identificabile area geografica, e da un sistema di selezione dei “rappresentanti” che oramai è disertato dal oltre il 50% degli elettori.

Di più: secondo i dati del Poligrafico dello Stato, che gestisce la banca dati sulla legislazione Normattiva, le leggi in vigore sono circa 111 mila sulle 187 mila emanate in totale dalla nascita dello Stato unitario a oggi. Come scrive Antonello Cerchi sul Sole 24 Ore, dal 1932 al 2016, il periodo preso in considerazione dallo studio, a fare la parte del leone sono i decreti del Presidente della Repubblica (46 mila) e le leggi (13 mila). In Francia le leggi sono  circa settemila, in Germania circa 5.500, nel Regno Unito circa tremila (vedi qui).

Insomma un guazzabuglio nel mezzo al quale è difficile districarsi. Così il frenetico “libico” può conquistarsi l’appellativo di “Signore degli anelli” che la stampa locale gli ha appiccicato. Una definizione riconfermata in una recente intervista data a una Tv locale, nel corso della quale vengono in mente le parole del giornalista Marco Travaglio: «Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto». La cosa ironica è che nessuno dice a questi giornalisti cosa fare. Ed alcuni osservatori li chiamano giornalisti di Vichy; come quel governo di Vichy che servì e permise l’occupazione tedesca della Francia al tempo della seconda guerra mondiale.

Nel corso di tale intervista televisiva il nostro “rotante” ha motivato i suoi tempestivi interventi sulla viabilità cittadina con la giustificazione: “ce lo ha chiesto la gente”. Ora considerato il suo scarso peso elettorale (in calo come lui stesso ha ammesso nel corso della trasmissione), c’è da chiedersi “quanti” e “quali” siano questi richiedenti. E considerando che siede in consiglio comunale da decenni, ci domandiamo se è lecito chiedergli come mai, quando altri e più numerosi cittadini hanno chiesto adeguati strumenti di democrazia diretta, costoro siano stati indotti a scrivere:

«Nel recente febbraio 2016 è stata approvata l’ultima delibera che approva il regolamento degli Istituti di Partecipazione del Comune di Vicenza. Si tratta della conclusione di un lungo percorso iniziato nel 2005 quando il comitato Più-Democrazia promosse il primo referendum consultivo della storia della città, svolto nel 2006, per chiedere l’introduzione dei referendum abrogativi, propositivi e abrogativi/propositivi senza quorum nell’istituzione cittadina. Leggendo il nuovo statuto prima e il nuovo regolamento ci si può rendere conto come, quest’amministrazione abbia da una parte concesso l’eliminazione del quorum dai referendum, e dall’altra riempito di paletti di ogni genere statuto e regolamento per impedire di fatto l’esercizio di questo diritto ai cittadini».

Si consideri poi che il nostro “rotante” si è dichiarato impegnato anche sulla Tav/Tac; tuttavia sembra non essersi preoccupato più di tanto di ascoltare “la gente”. Infatti, il 27 maggio 2016 “molta gente” ha scritto: «Da quando si è iniziato a parlare di Tav a Vicenza tante sono state le soluzioni proposte: tracciato per la bassa vicentina che esclude la città, opere megagalattiche di quadruplicamento di binari con nuova stazione, tunnel sotto i Berici, espropri a gogo, viabilità cittadina stravolta e cantieri infiniti, niente nuova stazione e quadruplicamento dei binari, nuova tecnologia che permette una corsa in più senza opere strutturali. Il tutto senza mai ascoltare i cittadini, tranne qualche sporadica assemblea con numeri irrilevanti di partecipanti, che nel frattempo preoccupatissimi si sono organizzati in associazioni».

Domanda: dopo che il giornalismo autoctono ha nobilitato il “signore degli anelli”, i vicentini corrono il rischio di immortalare il “principe della rotaia” o celebrare il “duca del terminal“? Staremo a Vedere. Giovanni Sartori, con la consueta franchezza e onestà ha scritto sul Corriere della Sera: «L’Italia è sempre stata divisa tra un Nord più ricco e pulito e un Sud clientelare e povero. Dal Sud proviene la maggioranza dei prefetti, dei magistrati, dei questori e dei questurini, carabinieri, militari di carriera; ed è il Nord a finanziare i mediocri servizi che essi rendono alla comunità».

Infine, secondo una indagine Lapolis-Demos-Limes il 60,8 per cento degli abitanti del Nord ritiene che il Mezzogiorno sia “un peso per lo sviluppo del paese” e la metà degli abitanti della penisola ritiene che “l’Italia non sarà mai una nazione unita perché ci sono troppe diversità economiche e culturali”. E queste differenze democratico-culturali, a Vicenza, sono sempre più evidenti.

Enzo Trentin

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