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La coda avvelenata e il colpo dello scorpione

Vicenza – Se il nocchiero fosse una precisa linea di partito, precise le discipline e le ideologie, il M5S vicentino non sarebbe la nave che è in gran tempesta. La delusione della mancata certificazione della lista a 5 stelle ancora brucia tra le schiere degli attivisti, e molto di più tra gli ex candidati e i loro più solidi sostenitori. Dopo la crudele bocciatura, l’avvocato Di Bartolo ha cominciato a nutrire dubbi sull’operato nazionale del Movimento, e ha giudicato pubblicamente il tentativo di conciliazione dei programmi del M5S e della Lega come un guazzabuglio senza capo né coda.

Al di là del fatto che forse non gli si può dare tutti i torti, è chiaro che le sue affermazioni siano state generate dalla recente esclusione dalla tornata elettorale, e che la sua sia una reazione più umana che politica. A stretto giro, anche un altro fedelissimo della lista bocciata, il consigliere uscente Daniele Ferrarin, ha cominciato a nutrire dubbi sulla limpidezza della democrazia pentastellata.

Mentre eravamo ancora tutti ansiosi di conoscere – così come ci aveva promesso – i nomi dei cattivi delatori referenti per la Casaleggio associati (questione difficile e di difficile realizzazione, per di più legata al reato di calunnia), il consigliere Ferrarin si produce in un endorsement per il candidato Dalla Rosa simultaneo alla sua dichiarazione di lasciare il Movimento. Anche in questo caso è il sentimento di rivalsa a parlare, l’ultimo atto doloroso di un lustro dedicato a suo modo all’attivismo a 5 stelle.

Ma di certo un atto contradditorio, come del resto molto di ciò che ha a che fare col M5S cittadino, e cioè: come si possano invitare gli elettori del Movimento a votare un altro partito, quando ci si mette fuori di esso con le proprie dimissioni? E’ stupefacente! E’ libera attività ultoria che dovrebbe pareggiare il torto subito; un tentativo di causare danno a chi glielo ha inflitto; o l’estremo sforzo di contare ancora qualcosa.

Già! Poiché c’è persino una voce… Una voce che gira anche fuori dal Movimento; una fantasia che segue il “contratto” giallo-verde tanto criticato. Che cioè Vicenza, come pure Siena, facciano parte di una desistenza del M5S, di una divisione in aree di influenza con la Lega e il centrodestra. Da qui, l’invito a votare il centrosinistra andrebbe contro i piani della “voce”. Ma è ancora più stupefacente come si possa essere attenti a tacciare chiunque di aver violato regole – che tra l’altro non esistono, e volentieri le si scambia con l’esecuzione della propria volontà – quando si è capaci invece di scorrettezze sbalorditive.

L’assenza della struttura partito ancora una volta produce guasti e prodigi da raccapriccio, poiché in nessun’altra formazione politica un fuoriuscito potrebbe invitare gli elettori che ha abbandonato a votare per il nemico. E in nessun’altro partito si potrebbero così tanto considerare i votanti come proprietà privata o dipendenti dalla propria opinione.

Giuseppe Di Maio

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