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Vicenza, si vuole un parco o una colata di cemento?

Da Raffaele Colombara, consigliere comunale di maggioranza a Vicenza, riceviamo e pubblichiamo

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Vicenza – Sembrava si risolvesse tutto in un pista di atterraggio in erba. Ma con l’articolata elencazione delle funzioni che a Vicenza calerebbero sull’area verde del Parco della Pace (Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Cri), plasticamente si vedono sorgere le cubature. Stime prudenziali dicono almeno 70 mila metri cubi per la caserma dei Vigili del Fuoco, almeno 30 mila per la Croce Rossa e altri 50 mila per la Protezione Civile. Una colata di cemento! Da sommarsi alle questioni viabilistiche connesse.

Ritengo invece che altra sia oggi la strada da percorrere: non con il consumo di verde che in questo caso andrebbe fatto, ma attraverso il riutilizzo e la trasformazione di alcune delle tante aree dismesse della città, in zone industriale o periferiche, quelle, sì, da recuperare dal rischio degrado.

E poi, diciamo tutta la verità: il Parco della Pace è un’opera gia completamente finanziata per la sua realizzazione; la gestione è già pagata per i primi due anni, senza aggravio per i cittadini, con finanziamento peraltro vincolato: il voler mettere in discussione il progetto, e conseguente finanziamento, questo, sì, renderebbe insostenibile la gestione di quell’area, mettendola davvero a rischio di divenire area degradata e ingestibile.

Qualcuno ha definito il progetto del Parco della Pace utopistico e demagogico: ritengo demagogico e utopistico invece utilizzare temi delicati come quelli del destino urbanistico di funzioni essenziali come Croce Rossa, Protezione Civile, Vigili del Fuoco con un’ottica vecchia, che non rispetta l’ambiente, non pensa al futuro dei vicentini, ma pensa ancora che lo sviluppo della città si risolva solo col cemento. Con i non banali riverberi in Corte dei Conti per i danni che la revoca dell’appalto in essere genererebbero sul Comune.  E chi li tira fuori quei soldi?

Raffaele Colombara – Consigliere Comunale di Vicenza

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