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Vicenza nella morsa del traffico. Due città in una

Vicenza – Tornano le auto? Corso Fogazzaro rivuole le auto dopo aver sperimentato la pedonalizzazione con esiti sfavorevoli. I commercianti preoccupati invocano il ritorno del traffico almeno in alcune fasce orarie; ne va dei commerci che hanno subìto preoccupanti perdite e più di qualche chiusura. E si dichiarano pronti ad appoggiare chi, fra i candidati sindaci, è disposto ad assecondare la richiesta. Prime reazioni fra i candidati: qualche interessata assicurazione di riapertura, qualche irritata contrarietà.

Ma l’argomento a parer nostro è mal posto. Vicenza vive un’intollerabile contraddizione nella mobilità. Che mentre le vie principali sono prive di traffico, né auto né autobus, corso Palladio, corso Fogazzaro, contrà Porti, il resto della città è intasato dalle auto mescolate ai mezzi pubblici pesanti, con ore di caos. Due città, divise dai mezzi di trasporto. Ma come si spiega una simile situazione, che chi ha la sfortuna di abitare o anche solo la necessità di muoversi nel centro, non abbia neppure un mezzo pubblico per spostarsi? E poi, la città aperta al traffico non è che sia favorita rispetto a quella non servita.

E’ di comune constatazione che le nostre strade, sempre congestionate perché mal costruite e spesso mal gestite, non favoriscono la sosta per attendere anche solo per breve tempo ai propri affari. Per non dire dell’aumento dell’inquinamento per il continuo rallentamento-ripresa della marcia. Vicenza è la città più inquinata del Veneto e tra le prime (primato poco onorevole) in Italia. Agli amministratori di ieri, come a quelli a venire, non dice niente questo imbarazzante stato di cose?

La confusione è grande, nelle teste! Perché Vicenza non può continuare a vivere contro ogni standard ecologico, di sicurezza, di tempi, di economia, e come rimedio solo qualche raro stop domenicale, per mettersi la coscienza a posto. E allora sommando le negatività del traffico, confrontate queste con i vantaggi, si prenda il toro per le corna e si risolva una volta per tutte la questione mobilità. Fuori tutte le auto, da parcheggiare all’esterno (in silos sopra o sotterranei) da dove partono biciclette e minibus elettrici pubblici, anche gratuiti, i soli veicoli abilitati a circolare in città, interessando angoli oggi ancora non serviti. Non solo.

Anche il territorio provinciale, sissignori, non solo il capoluogo, anche i centri di provincia devono partecipare al piano di risanamento del traffico, con il ripristino della rete ferroviaria metropolitana di superficie, modello di trasporto pubblico, dissennatamente smantellato una quarantina d’anni fa in favore del trasporto su gomma. Lo reclamano l’ambiente, la celerità, il risparmio e, non ultimo, lo spazio in via di esaurimento. Un progetto che certo richiede tempo e risorse. Ma almeno si cominci a ragionare e quindi a pianificare. Cincischiare sul quotidiano, come in passato o come si annuncia per il futuro, non risolve. Coraggio ci vuole, per una rivoluzione!

Giovanni Bertacche

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