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Alexander Lonquich
Alexander Lonquich

Serata classica al festival Vicenza Jazz

Vicenza – Domani, lunedì 14 maggio, per una sera, è di scena la musica classica al festival New Conversations Vicenza Jazz, con l’Orchestra del Teatro Olimpico diretta da Alexander Lonquich e con Tommaso Lonquich nel ruolo di clarinetto solista. L’appuntamento è alle 21 e verranno proposti, brani in cui il linguaggio e le sonorità jazz sono penetrate nelle strutture orchestrali classiche: la Suite dell’Opera da tre soldi di Kurt Weill, La création du monde di Darius Milhaud, le Derivations for solo clarinet and dance band di Morton Gould e il celeberrimo Ebony concerto che Stravinsky scrisse per l’orchestra di Woody Herman.

Il jazz flirta invece coi linguaggi improvvisativi contemporanei nella musica dei Los Fermentos della contrabbassista Rosa Brunello. Assieme a lei, alle 22, al Jazz Café Trivellato Bar Borsa, ci saranno Michele Polga (sax tenore), Frank Martino (chitarra, elettronica) e Luca Colussi (batteria).

Per l’Orchestra del Teatro Olimpico invece è un ritorno a casa  torna “a casa” con un concerto raffinato, appositamente pensato dal direttore stabile Alexander Lonquich per il cartellone di Vicenza Jazz. Il programma della serata affianca quattro autori della prima metà del ‘900 che furono capaci di spaziare con  successo dal sinfonismo classico al musical, dal balletto alle musiche per il grande schermo, muovendosi volentieri anche ai confini del jazz.

Il concerto si aprirà con la Suite da “Die Dreigroschenoper” di Kurt Weill. Poco dopo l’enorme successo ottenuto dalle prime rappresentazioni dell’Opera da tre soldi, frutto del felice connubio artistico con Bertolt Brecht, nel gennaio del 1929 Weill sintetizzò in una Suite di otto movimenti i 21 numeri dell’opera. Musicista di formazione classica, negli anni giovanili Weill entrò in contatto con il jazz bohemien che muoveva i suoi primi passi negli ambienti musicali berlinesi, subendone una forte attrazione. Più tardi, quando si trasferì negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni razziali, Weill abbandonò per sempre la musica d’arte di matrice europea e scrisse esclusivamente per Broadway e Hollywood.

Il brano successivo proposto dalla Oto, Derivation for solo clarinet and dance band, nasce un quarto di secolo più tardi in un contesto completamente diverso. Morton Gould lo compose nel 1955 per Benny Goodman e la sua band. Articolato in quattro brevi movimenti, si ispira alle atmosfere newyorkesi anni ’50.

La curiosità per il jazz contagiò anche Igor Stravinskij, che nel 1946 diede alle stampe il suo Ebony concerto, pezzo per clarinetto solista e una jazz band composta da cinque sassofoni, cinque trombe, tre tromboni, clarinetto basso, corno, pianoforte, arpa, chitarra, contrabbasso e percussioni. Dedicato a Woody Herman, altro grande clarinettista e bandleader, l’Ebony concerto è un vero e proprio concerto grosso per orchestra jazz, con un tempo lento centrale che si ispira allo slow del blues.

Chiude la serata Darius Milhaud, altro musicista classico dalle ampie vedute: basti pensare che fra i suoi tanti allievi ci sono personaggi come Dave Brubeck, Burt Bacharach, Philip Glass e Iannis Xenakis. Di Milhaud la Oto interpreta La création du monde nella versione per piccola orchestra andata in scena per la prima volta a Parigi nel 1923. La création du monde è uno degli esempi più significativi di come le suggestioni del jazz primitivo furono in grado di influenzare anche la sensibilità dei musicisti di matrice classica.

Due parole infine sulla protagonista del concerto al Bar Borsa. Partita dal reggae, Rosa Brunello ha posato il basso elettrico per imbracciare il contrabbasso, dedicandosi al jazz. Dopo una formazione passata per le “Umbria Jazz Clinics – Berklee In Umbria” (2003), il Berklee College of Music di Boston (2005), i corsi estivi di Siena Jazz e i conservatori di Trieste e Rovigo, la sua prima esperienza da leader, in quintetto, si ascolta su Camarones a la plancha (2012), opera decisamente fuori dagli schemi. Si aggiunge poi l’esperienza più convenzionale con gli Omit Five, dopo la quale la Brunello fonda i Los Fermentos.

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