Politici, “Temo i Danai anche quando portano doni”

Vicenza – La frase latina “Timeo Danaos et dona ferentis” si trova nell’Eneide (Libro II, 49) di Publio Virgilio Marone. Sono le parole pronunciate da Laocoonte ai Troiani per convincerli a non introdurre il famoso cavallo di Troia all’interno delle mura della città. Ma sia anche chiaro che qui nessuno vuole evocare Giulio Andreotti in una delle sue celebri frasi: «A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina». Il fatto è che continuare a manipolare l’opinione pubblica con fantasiosi progetti di miglioria della città pensando di poter contenere le conseguenze negative mediante ordinamento, si basa sulla presunzione di poter governare eventi ingovernabili.

Anche questo dovrebbe aver insegnato la storia, non solo recente. Vista da un occhio machiavellico, la comunicazione che si concreta in questa campagna elettorale sembra che anziché essere rivolta agli elettori, possa essere indirizzata ai beneficiari di commesse pubbliche, che naturalmente non sono mai stati degli ingrati. C’è chi vuole il Parco della Pace in un certo modo, e chi al contrario ne prefigura un altro uso. Chi vuole una certa soluzione a Borgo Berga e chi ne ha un’altra. Più di recente è spuntato un progetto per un diverso riassetto dell’ex sede Enel, e via di questo passo. Naturalmente ci sono anche varie proposte per rivitalizzare il centro storico, e via discorrendo.

La sensazione è che tutti i candidati che si presentano alle elezioni del 10 giugno a Vicenza, siano presi dalla frenesia di avviare, d’impiantare, di metter su, di accomodare, di aggiustare. Naturalmente c’è molto altro che agita le menti dei candidati, ma quello di mettere in piedi, è sempre stato un comparto importante. Per porre l’accento su tale eccitazione qualcuno si è visto affibbiare dalla stampa locale qualche colorita definizione. Una delle tante: “Il signore degli anelli”, perché il personaggio è stato particolarmente attivo nella realizzazione di rotonde spartitraffico, che notoriamente poco contribuiscono a fluidificare l’andirivieni. Non a caso, poi, ci sono sempre stati consiglieri comunali e assessori che hanno fatto riferimento a importanti imprenditori locali. Qui è d’obbligo non fare nomi; tanto li conoscono tutti.

All’inizio degli anni ’90 (prima amministrazione Variati), i Verdi presenti in consiglio comunale riuscirono a far passare la “filosofia” di contenere il transito e l’inquinamento atmosferico.  Quegli automobilisti che desideravano andare in centro dovevano pagare il posteggio. Più la piazzola era centrale, più era onerosa per il super tartassato automedonte. Sparirono così le soste a disco orario, e le piazzole blu (a pagamento) progressivamente occuparono anche zone prossime alla periferia. Malgrado questa bella pensata, l’inquinamento è divenuto sempre più grave. Sono sorte un po’ ovunque le colonnine per pagare i ticket per la sosta, ma non è bastato. Si è pensato di assumere degli ausiliari del traffico che vanno ad appiccicare multe laddove rilevano un’infrazione sul tempo. La Polizia municipale non bastava.

Risultato? Il centro storico è desertificato, ed è ricorrente levare alti lamenti tra i rappresentanti politici che auspicano questa o quell’iniziativa per rovesciare la situazione. Ovviamente nessuno propone di riportare i parcheggi onerosi a sosta con disco orario. Non c’è nulla da guadagnare. I pochi commercianti che ancora resistono a sollevare la serranda in centro storico (in verità anche altrove, ma questo è un altro discorso) dovrebbero essere considerati alla stregua di Hiroo Onoda, il sottotenente dell’esercito imperiale giapponese che, dopo la seconda guerra mondiale, ha passato 29 anni nascosto in una giungla filippina continuando a combattere per il Sol Levante. Dopo essersi arreso nel 1974 e aver consegnato la sua spada al presidente Marcos, che gli concesse la grazia nonostante 30 omicidi in tempo di pace, tornò in Giappone (dove si è spento, a 91 anni, nel 2014) per insegnare ai giovani il valore della redenzione e della pace. Fu accolto con tutti gli onori. Ai commercianti del centro storico nessuno pensa di tributare onori, e le soluzioni sino ad ora sperimentate non sono state soddisfacenti.

Oggi i Verdi sembra non esistano più. Nelle foto di presentazione delle varie liste civiche (che di popolare hanno poco, perché sono supporter partitocratici) s’intravvede in ultima schiera qualche sopravvissuto di quella stagione, che con Hiroo Onoda sembra avere la stessa determinazione a non demordere. Intanto non si paga il parcheggio per andare al supermercato, ma lo si paga per andare all’ospedale. Chissà, forse ci sarà qualcuno che, come avviene per la Basilica palladiana, volendo ammirare l’architettura del nosocomio è felice di pagare l’ennesima tassa.

Nel paese degli orbi chi ha un occhio è re. E di guerci ce ne sono stati parecchi a Vicenza. Per esempio, nei primi anni ’90 un rappresentante del comune era vicepresidente della Fiera di Vicenza. Lo pescarono a raccattare mazzette. Nessuno, fino ad allora se ne era accorto. Non i rappresentanti degli artigiani, non quelli dei commercianti che assieme ad altri delegati sedevano nel consiglio d’amministrazione. È un po’ la stessa vicenda della Banca Popolare di Vicenza: i rappresentanti in seno al cda di comune, artigiani, commercianti e altri, si sono comportati come videolesi.

Speriamo si perdoneranno quei cittadini che si sono sentiti ronzare le orecchie quando è stato presentato (a pochi giorni dal voto. Sic!), ad opera di Italian Exhibition Group, alle istituzioni e agli operatori economici, il progetto di riqualificazione e ampliamento del quartiere fieristico vicentino. È previsto un intervento da 61 milioni di euro, di cui 35 disponibili da subito per la demolizione e il completo rifacimento del padiglione 2, secondo il piano industriale approvato nel dicembre scorso dal consiglio di amministrazione di Ieg Spa. Il Sindaco uscente, Achille Variati, ha ricordato che rappresentano “il punto di partenza di questa nuova fase nella quale puntare all’economia di scala e a una capacità di fare investimenti che i soci pubblici locali, da soli, non avrebbero mai potuto garantire”.

Sarà! Noi non mettiamo in dubbio le buone intenzioni. C’erano buone intenzioni anche quando si volle costruire l’aerostazione civile al Dal Molin, perché si diceva che un centinaio di vicentini “doveva” andare tutti i giorni a Roma e ritornare in serata. Sappiamo com’è andata a finire: miliardi di lire a carico di Comune, Provincia e Camera di commerci (quindi soldi pubblici) volati nel vento. E per non dilungarci non affronteremo la questione Tav, o la Pedemontana Veneta; tutte opere che si basano su dati di traffico “immaginifici” quanto quelli per l’aeroporto civile che oggi non esiste più, e che di concreto hanno solo l’enorme esborso di soldi tratti dalle tasche dei contribuenti.

A questo punto non si può evitare di citare Henry Loui Mencken, noto come il Saggio di Baltimora.

“I politici – nota con il suo caratteristico spirito – raramente, se non mai arrivano, [all’ufficio pubblico] solo per merito, almeno negli stati democratici. A volte, per dirla tutta, accade, ma soltanto per una specie di miracolo. Normalmente vengono scelti per motivi piuttosto diversi, il principale dei quali è semplicemente il loro potere di impressionare ed incantare gli intellettualmente meno privilegiati. […] Si avventurerà mai uno di loro a dire solo la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità circa la situazione del Paese, straniero o domestico? Eviterà mai uno di loro di fare promesse che sa di non poter mantenere; che nessun essere umano potrebbe mantenere? Pronuncerà mai uno di loro una parola, per quanto ovvia, capace di allarmare o allontanare anche solo uno del mucchio enorme di fessi che si affollano al truogolo pubblico, abbandonati alla mammella che diventa sempre più sottile, sperando contro la speranza? Risposta: forse per alcune settimane all’inizio. […] Ma non dopo aver affrontato in pieno la questione e la lotta che è razionalmente cominciata. […] Prometteranno ad ogni uomo, donna e bambino nel paese qualunque cosa lui, lei od esso desiderano. Tutti gireranno per la terra cercando occasioni per rendere ricchi i poveri, per rimediare l’irrimediabile, per salvare l’insalvabile, per separare l’inseparabile, per spegnere l’infiammabile. Tutti loro cureranno le verruche con le loro parole e pagheranno il debito pubblico con soldi che nessuno dovrà guadagnare. Quando uno di loro dimostrerà che due volte due sono cinque, un altro dimostrerà che sono sei, sei e mezzo, dieci, venti. In breve, si disferanno del loro carattere di uomini ragionevoli, candidi e sinceri e semplicemente diventeranno candidati, dediti soltanto alla raccolta di voti. Tutti allora sapranno, ammesso e non concesso che alcuni di loro non lo sappiano già ora, che in democrazia i voti si conquistano non con il buon senso ma con l’assurdità e si applicheranno al lavoro con un caloroso ya-hoo! La maggior parte di loro, prima che l’eccitazione sia finita, si auto-convinceranno davvero. Il vincitore sarà chiunque prometterà di più con la minor probabilità di mantenere qualcosa.”

La domanda allora è la seguente: se ai cittadini fosse concesso il facile e tempestivo esercizio della sovranità popolare, per mezzo degli istituti di partecipazione non edulcorati come ora, avremmo un miglioramento della vita pubblica? Agli elettori l’ardua sentenza.

Luciano Spiazzi

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