Politica in Italia, i partiti e le loro liste civiche

Vicenza – Il politologo Giorgio Galli sulla fine dei partiti scrive: oggi a causa della complessità della società, la democrazia rappresentativa – l’insieme di partiti, sistemi elettorali, consigli regionali, provinciali e comunali – è in crisi, e non solo in Italia. Esempi notevoli sono la Francia di Macron, gli Stati Uniti di Trump, o Beppe Grillo e il suo MoVimento 5 Stelle in Italia. La protesta antipartitica di M5S non è però nuova alla politica italiana. Il suo più famoso predecessore fu Guglielmo Giannini, fondatore e leader del Fronte dell’Uomo Qualunque, che alle elezioni del 1946, per la nascita dell’Assemblea costituente raccolse 1.211.956 voti, pari al 5,3% delle preferenze e 30 seggi, più 4 rappresentanti alla Camera e 3 al Senato.

In epoca di grandi spinte ideologiche, Giannini sosteneva che lo Stato non dovesse avere natura politica ma solo amministrativa: «Per governare basta un buon ragioniere che entri in carica il 1° gennaio e se ne vada il 31 dicembre, e non sia rieleggibile». Sulla “catastrofe” dei partiti politici altri autori si erano precedentemente espressi: «La funzione delle masse in democrazia non è quella di governare, ma di intimidire i governanti.» (Moisei Ostrogorski, “La democrazia ed i partiti politici” – Paris, 1912 -, Cap. XII par. V) «La dove i cittadini si manifestano in generale incapaci di affermare la loro personalità, i governanti li dirigono a modo loro come fossero marionette o li considerano come strumenti a loro disposizione.» (ibidem, Cap. XII, par. VIII).

Ancora, nel: «Manifesto per la soppressione dei partiti politici» Simone Weil; incaricata nel 1943 dal governo di Charles De Gaulle in esilio durante la guerra, di elaborare una forma di Costituzione per la Francia futura, pensò in modo radicalmente nuovo. Vi si legge: «Dovunque ci sono partiti politici, la democrazia è morta. Non resta altra soluzione pratica che la vita pubblica senza partiti». Bisogna creare un’atmosfera culturale tale, dice Simone Weil, che «un rappresentante del popolo non concepisca di abdicare alla propria dignità al punto da diventare membro disciplinato di un partito». Simone Weil respinge l’obiezione che l’abolizione dei partiti avrebbe colpito la libertà d’associazione e d’opinione. «La libertà d’associazione è, in genere, la libertà delle associazioni», contro quella degli esseri umani. Infatti, «la libertà d’espressione è un bisogno dell’intelligenza, e l’intelligenza risiede solo nell’essere umano individualmente considerato. L’intelligenza non può essere esercitata collettivamente, quindi nessun gruppo può legittimamente aspirare alla libertà d’espressione.»

Se una potenza straniera si impadronisse degli Stati Uniti e obbligasse i cittadini americani a rinunciare al 70% dei loro redditi, imponesse loro di conformarsi a decine di migliaia di differenti obblighi (il contenuto di molti dei quali è però tenuto a loro ignoto), proibisse a gran parte dei cittadini di usare le loro proprietà, e negasse a molti la possibilità di lavorare anche grazie ad una tassazione persecutoria, vi sarebbe unanime riconoscimento del fatto che la popolazione si troverebbe sotto una tirannia. Eppure la principale differenza tra la realtà corrente e lo scenario dell’invasione straniera sta nelle forme democratiche attraverso cui il potere dello Stato in Italia è oggi consacrato. Vi sono pochi errori così pericolosi nel pensiero politico come quello di ritenere che democrazia e libertà coincidano. Sfortunatamente, questo è uno degli sbagli più diffusi in Italia, e una delle principali ragioni per cui sono rimasti così pochi limiti al potere dei partiti e dello Stato.

È della massima importanza spazzar via la confusione intellettuale che vi sta al fondo. Ridimensionare o addirittura abolire il potere dei partiti politici ad alta vocazione parassitaria ha a che vedere con le più forti ragioni morali per difendere la libertà. La vera essenza dei partiti è la coercizione e la miseria, solo perché essi sono mossi dall’ambizione di mettere le mani su qualche leva di comando della colossale macchina economico-coercitiva e propagandistica che il sistema rende necessaria. Stando ai fatti, lo Stato occupato dai partiti e dai loro coadiuvanti, tiene in piedi con gli espedienti più diversi la spoliazione fiscale, agisce con immoralità molto maggiore che non l’individuo che viola tali regole vessatorie per preservare il frutto del suo lavoro. Non possiamo credere che ciò sia morale, e contribuisca a migliorare il mondo.

In sostituzione della forma-partito tradizionale, Moisei Ostrogorski già un secolo fa aveva auspicato la nascita di «organizzazioni single issue» [per singola questione], in grado di riunire i suoi aderenti su obiettivi specifici e destinate a sciogliersi una volta raggiunto lo scopo prefisso. Gli iscritti, secondo Ostrogorski, sarebbero così affrancati dall’esigenza di assicurare una fedeltà irrazionale ed illimitata; verrebbe meno l’oppressione di una struttura organizzativa votata alla conquista del potere, innanzitutto attraverso il ricorso alla corruzione, al clientelismo, e alla concertazione.

Il nostro vivere quotidiano c’insegna che nessuno scrittore ha mai pienamente successo. La disparità tra l’opera concepita e quella realizzata è sempre troppo grande, e il massimo cui si può aspirare è un livello accettabile di fallimento. Noi scriviamo da tempo della bancarotta dei partiti politici che è sotto gli occhi di tutti. I partiti per primi ne sono consci, e malgrado il nostro scrivere essi e quello di molti altri, ultimamente, hanno perfettamente compreso come non sia più premiante per loro presentarsi all’elettorato nelle proprie vesti originali. Ed eccoli allora (e ci riferiamo in particolare, e per una questione di attualità, alle elezioni al Comune di Vicenza) mimetizzarsi, camuffarsi e rimpannucciarsi da liste civiche.

Una miriade di liste civiche, il prossimo 10 giugno, appoggeranno sia il candidato di centrosinistra come quello di centrodestra, che peraltro hanno programmi quasi simili. Si approfitterà della buona fede, dell’inesperienza e del sottile spessore politico di molti comuni cittadini, che sono stati inseriti e frammischiati con qualche tax consumers di lungo corso. Lo si può constatare nelle foto di presentazione dei vari gruppi concorrenti che appaiono in questi giorni sulla stampa. A queste persone, espressione della cosiddetta società civile, se elette, verrà dato qualche incarico di poco o nessun conto qua e là, illudendole di poter essere incisive.

Con le predette liste civiche si otterranno così quei voti che altrimenti sarebbero loro preclusi. Infatti, il primo dato ufficiale che arriva dalle urne molisane, 22 aprile 2018, è la vittoria dell’astensione: un avente diritto su due ha deciso di rimanere a casa e non esprimere il proprio voto per le elezioni regionali. In Friuli-Venezia Giulia per l’elezione del nuovo presidente della Regione e il rinnovo del consiglio regionale, il 29 aprile 2018, l’affluenza è stata del 49,63%.

Ma le liste civiche “fiancheggiatrici” servono anche in campagna elettorale per occupare in forma invasiva e preponderante tutti gli spazi pubblici atti alla propaganda politica. Cercano poi di dare l’impressione di “potenza”, di “preveggenza” e di “consenso”; ma i politici più navigati assieme alla burocrazia si guarderanno bene dal fare le riforme che sono necessarie (Achille Variati docet) ovverosia il bilanciamento della democrazia rappresentativa con il corretto, libero e tempestivo uso degli strumenti di partecipazione popolare: la democrazia diretta. Troppo grande è il loro interesse di continuare a vivere di prebende, privilegi, ed ossequio spesso immeritato a spese dei mansueti taxpayers. È necessario strappare l’etichetta falsa come le loro fake news, e riconoscere che il nemico della democrazia sono proprio partiti anche se è molto difficile vincerli. Non sono altro che un’oligarchia oppressiva e repressiva.

A chi ci chiede a che serve questo nostro civico impegno a denunciare il “malaffare politico” ricordiamo una bella storia ebraica: Un giusto si è fitto in capo di salvare gli abitanti di una città, in preda al peccato. E perciò ogni giorno gira per tutte le strade, con un cartello che esorta gli abitanti a non rubare, a non uccidere, a non commettere altri mali. All’inizio, tutti lo guardano perplessi; molti sorridono, o scuotono il capo. Tutti continuano a commettere peccati. Passano i giorni e gli anni e il giusto continua a girare con il suo cartello. Ormai è diventato vecchio, continua a girare e a gridare di non violare i comandamenti. Finché un giorno un bambino gli chiede: «Ma non ti sei accorto che gridi, gridi, e nessuno ti ascolta? Non ti accorgi che tutto quel che fai non serve a nulla?». «Certo», risponde il vecchio, «me ne sono accorto. All’inizio giravo, giravo e gridavo, perché speravo di cambiarli. Ora però mi rendo conto che non li cambierò mai. Ma non smetterò di gridare. E se ora continuo a gridare, è perché non voglio che loro cambino me».

Enzo Trentin

Un commento

  1. Giannantonio Zanolli

    Grande ! Ottimo articolo !

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