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Italia stravagante (Immagine di Google Maps, capovolta naturalmente…)
Italia stravagante (Immagine di Google Maps, capovolta naturalmente…)

Politica e candidati. Una “stravaganza italiana”

Vicenza – Gli italiani avevano mille ragioni per distanziarsi dai partiti tradizionali, commentava nei giorni scorsi la stampa svizzera. Tuttavia in ottica europea il segnale che giunge dall’Italia è preoccupante. Per l’Aargauer Zeitung e la Basler Zeitung, il segnale che giunge dall’Italia è “una sveglia per l’Europa”. Interpretare quanto sta accadendo in questi mesi e anni nella Penisola “come una stravaganza italiana” sarebbe un grosso errore, scrivono i due giornali in un commento comune. Sì, perché “gli elettori italiani avevano buoni motivi per distanziarsi dai partiti tradizionali. Quando in un paese come l’Italia sempre più persone sono povere e hanno paura del futuro e che nello stesso tempo una piccola parte della popolazione diventa sempre più ricca, allora il sistema ha fallito. E i partiti di protesta e i radicali di destra hanno gioco facile”.

Un’analisi condivisa anche dal Corriere del Ticino, che non risparmia critiche alla stessa UE: non va dimenticato “che se in Italia molti cittadini hanno deciso di votare per due formazioni politiche populiste, ciò non è dovuto ad un improvviso colpo di sole collettivo che ha annebbiato la capacità di discernere tra il bene e il male. Il successo di Lega e Movimento 5 Stelle è il risultato di anni di delusioni da parte di molti italiani che nelle loro difficoltà quotidiane spesso e volentieri non hanno trovato né il sostegno dello Stato, né tanto meno quello dell’Unione europea”. In un editoriale intitolato “L’Italia, l’Europa e noi”, il quotidiano della Svizzera francese Le Temps sottolinea appunto il malessere che domina nella Penisola nei confronti di Bruxelles: meno di quattro italiani su dieci ritengono che il paese abbia tratto benefici dall’appartenenza all’UE. “Fino a quando la congiuntura terrà e i tassi d’interesse resteranno ai livelli attuali, il debito pubblico rimarrà sostenibile”, rileva la Handelszeitung, e  magari alcune riforme potranno essere attuate. Tuttavia se la situazione congiunturale dovesse cambiare, la prossima recessione è alle porte.

E questo ci porta a capofitto al profluvio di promesse elettorali in cui i candidati sindaco a Vicenza ci stanno sommergendo. Anzitutto diciamo che i concorrenti di centrodestra (post fascisti, post nazionalsocialisti, pseudo  liberali, ex autonomisti, poi federalisti, poi secessionisti e ultimamente nazionalisti, e affini), e centrosinistra (post social-comunisti, post verdi & Co.), come pure i “fondamentalisti” dell’estrema sinistra di “Potere al Popolo” sono i figli degeneri del socialismo. L’interesse prioritario di questi candidati, infatti, non è quello di risolvere i latenti problemi della città (ancorché si sostenga che sia proprio così), bensì quello di ottenere il voto delle persone più politicamente disarmate e sprovvedute.

La loro credibilità sta a zero quando si limitano ad affermare: “faremo, o potremo fare se…”, e non esibiscono uno straccio di conto economico a supporto delle loro fantasticherie. Ogni redistributore (socialista) conta sul fatto che gli enti, le municipalizzate, le aziende “amiche”, e le persone da beneficiare siano più numerose (più voti) di quelle da spremere. Ma aveva pienamente ragione Margaret Thatcher quando disse che “il problema del socialismo è che, prima o poi, i soldi degli altri finiscono”. Aggiungerei che le cose si metterebbero male, prima o poi, anche se i soldi li si continuasse a creare dal nulla, come propongono molti dei sostenitori della tesi per cui un governo possa spendere e spandere senza problemi, tanto basta stampare moneta, visto che, dal nulla non si crea ricchezza reale.

Gli indipendentisti di Veneto Stato, e di Grande Nord mi lasciano del tutto attonito. Il primo di questi soggetti politici è la creatura di un ex democristiano assai disinvolto – incistato in Regione Veneto -, che non si fa scrupolo a disattendere i contratti che liberamente sottoscrisse; tanto che i suoi ex compagni di strada, ad un certo punto lo contestano: Venetisti contro il ribelle: «Ha firmato un patto, paghi 200 mila euro». Ma in fondo questi possono anche essere visti come affari loro. Di fatto è la proposta politica di Veneto Stato che non sta in piedi. Costoro pretendono di arrivare a controllare quanti più Comuni è loro possibile, e conquistare la governance della Regione per poi da lì dichiarare l’indipendenza del Veneto. Si rifanno al percorso della Catalogna, e proprio la Catalunya insegna che questa via non porta a nulla. Che un diritto (a secedere) che non è riconosciuto da nessuno, non vale molto.

Per il Grande Nord la questione non cambia. La loro aspirazione all’indipendenza si estende alla Padania, e per raggiungere questo obiettivo si sono candidati alle politiche del 4 marzo scorso senza ottenere alcun risultato. La debolezza della loro proposta politica sta nel fatto che – come i loro “cugini” testé nominati – vogliono entrare in Parlamento per cambiare il governo con il consenso del governo. Un ossimoro. Una lucida follia. Ma più d’ogni altra cosa giova ricordare che in Veneto, come in Padania, gli USA hanno ingenti interessi strategici e militari, e quando si va nel concreto bisogna sapere quali sono le questioni sul tavolo. Insomma, senza una concertazione internazionale siamo solo al velleitarismo.

Della formazione “No Privilegi Politici“ si può dire che è una creatura di Renzo Rabellino. “Carneade! Chi era costui?” Lo si dice qui: Attenzione a Renzo Rabellino – By Nurix | Published Martedì 2 Marzo 2010. Renzo Rabellino è diventato famoso durante le elezioni politiche del 2008 per i metodi utilizzati per confondere gli elettori. Ha depositato un simbolo che si richiama a Beppe Grillo, ma non ha niente a che fare con la politica dei grillinii. Renzo Rabellino, già fondatore delle liste Lega per il Piemonte, Piemonte nazione, Commercianti artigiani uniti, Immigrati clandestini, basta!, Movimento autonomista e No euro, quest’ultima apparentata con la Casa delle libertà nel 2006.

Le firme raccolte ai vari banchetti in Piemonte per la ricostruzione del Filadelfia, l’abolizione delle strisce blu e l’abolizione del canone Rai sono state invece utilizzate per candidarlo alle Regionali (movimento No Euro – Lista del Grillo, la Lega Padana Piemont, Partito Pensionati, Verdi Verdi). Creatore compulsivo di liste civetta: Grilli parlanti, Pensionati e invalidi, No privilegi politici, Lega Padana, Moderati, AutomobiLista e Forza Toro, fino alla cosiddetta “operazione Alias” che consisteva nel candidare omonimi di personaggi illustri, tra questi un tal Giuseppe Grillo detto Beppe e Pericle Barlusconi.

Tutto questo – e quanto sopra, s’intende -, è cosa diversa da tutte quelle persone che candidandosi e mettendoci la faccia, rimangono individui per bene animati da buoni propositi. Ma si sa che l’inferno è lastricato di buone intenzioni. Ringraziano quindi Sergio Mattarella. Mille volte “Grazie” Presidente. Nonostante le terribili pressioni e minacce ricevute negli ultimi giorni da quelli del M5S e della Lega, “ha aggiustato tutto” ed io, come milioni di Italiani che hanno votato il 4 Marzo scorso, ho ritrovato la fede che stavo per perdere. Lo ha fatto dando ragioni sacrosante, citando lo spread, la cui impennata ha aumentato “il nostro debito pubblico riduce la possibilità dello Stato per nuovi interventi sociali” – proprio quelli che il programma di M5S e Lega voleva realizzare e che l’Italia non vede da decenni – per incoraggiare e salvaguardare quei risparmi dei cittadini che non ci sono più ormai da anni (detto per inciso: peccato se sui dissesti di alcune banche non solo venete, e sui mancati controlli, lei non abbia fatto un fiato), perché tutto quello che si percepisce va giustamente a pagare tasse per far quadrare conti imposti dall’EU, ma che sulla carta lei deve garantire.

Se difendendo il popolo Italiano poi Lei ha difeso anche gli amici, tanto meglio. Quegli amici che l’Italia ha in Europa, che volevano impedire un governo in cui la Germania avrebbe preso meno soldi nostri, che, da ingrati, volevamo intascarci come Der Spiegel ci ha ricordato pochi giorni fa con la vignetta “dell’Italia Scroccona”; quella che un Apecar si lancia a 200 km all’ora nel burrone mentre il guidatore fa il gesto dell’ombrello. Rimaniamo ridicoli come vuole lo stereotipo, altro che barbari che si tolgono di dosso il servaggio imposto da pavidi burocrati! Lei, poi, signor Presidente, nel solco del suo precedessore ci sta proponendo l’ennesimo governo che nessuno ha votato. E così facendo immagino che Mark Twain – dall’Aldilà – si sarà compiaciuto, perché ha trovato l’ennesima conferma del suo antico aforisma: “Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare.”

Alla fin fine gli eletti per i posti che contano sono figure (poco competenti) ma ben ammanigliate all’interno del sistema. I cosiddetti “gerarchi locali” sono abilissimi a riempire le agende dei numeri di senatori e deputati con buona pace dei gazebo e del lavoro sul territorio, nella sostanza retaggi del passato. L’eccesso di comunicazione poi genera verticismo ed il verticismo opta per delegare ai “rappresentanti”. In questo caso è un decalogo; ma domani?

Luciano Spiazzi

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