Provincia

Pfas, potenziati i filtri della centrale di Lonigo

Lonigo – Dieci nuovi filtri a carbone attivo (Gac) sono stati installati di recente nella centrale idrica di Madonna di Lonigo, gestita dalla società Acque Veronesi, che provvede all’approvvigionamento idrico di diversi Comuni delle province di Vicenza, Verona e Padova. Questi nuovi dispositivi, assieme ai cinque filtri rapidi a sabbia e agli altri dieci filtri Gac già attivi servono a potenziare il processo di trattamento dell’acqua potabile. Il riferimento è al problema dell’inquinamento idrico da Pfas.

Una questione della quale abbiamo anche in un’altra pagina del giornale, visto che, proprio oggi, la giunta regionale ha apportato delle modifiche al Piano di sorveglianza sulla popolazione esposta a sostanze perfluoro alchiliche del 2016. In sintesi sono state ridefinite, con l’inserimento di nuovi Comuni o parti di essi, l’Area di impatto (Zona rossa A e B), l’Area riferita alle captazioni autonome ad uso potabile (Zona arancione) e l’Area di attenzione (Zona gialla).

Tornando a Lonigo, Comune che, come si può vedere dalla nuova mappa diramata della Regione (per ingrandirla basta cliccare sopra l’immagine), rientra nella Zona rossa, il costo dell’intervento di potenziamento ammonta a un milione 800 mila euro, di cui 930 mila di finanziamento regionale.

“Acque Veronesi va ringraziata – ha precisato l’assessore veneto all’ambiente, Gianpaolo Bottacin – per la velocità con cui i lavori sono stati eseguiti e la chiarezza delle idee. Come Regione ci eravamo attivati fin dall’inizio di questa emergenza e quando l’Istituto superiore di sanità ci ha detto di decidere noi i limiti per i Pfas, abbiamo indicato il valore zero per la Zona rossa”.

“Con l’intervento a Lonigo sono state potenziate ancora le azioni di filtraggio, che sono ora le più avanzate a livello europeo. Convocheremo gli enti gestori del servizio idrico del Veneto chiedendo che la stessa metodologia sia applicata in tutti gli acquedotti, per evitare che si possano verificare situazioni analoghe, ampliando tra l’altro il raggio d’azione anche al percolato delle discariche. Il problema è complesso e abbraccia un ambito ampio, serve quindi un coordinamento che la gestione commissariale ormai imminente potrà garantire, soprattutto per quanto riguarda i tempi d’intervento”.

“Le misure messe in atto in via d’urgenza per ridurre il rischio per la popolazione – ha detto il direttore di Arpav – consentono di stare tranquilli, in attesa che vengano realizzate le nuove tratte di adduzione dell’acqua. La dichiarazione dello stato di emergenza, con la conseguente gestione commissariale, renderà possibile accelerare i tempi per le fasi successive, riprendendo il molto che è già stato fatto”.

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