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Interruzione di gravidanza, si difende la legge 194

Vicenza – Iniziative sindacali in tutto il Veneto oggi in occasione del quarantesimo anniversario del varo della legge 194, quella sull’interruzione volontaria di gravidanza. Ma solo a Vicenza sono state unitarie, ovvero organizzate da Cgil, Cisl e Uil assieme, con dei presidi sia all’ospedale San Bortolo che al San Bassiano di Bassano del Grappa.

“La legge 194 ha più scopi – è stato spiegato dai sindacalisti presenti al presidio vicentino -: consegnare nelle mani delle donne la libertà di scelta sulla maternità, abbattere la piaga dell’aborto clandestino, ma anche l’aborto come mezzo per il controllo delle nascite, incentivare la prevenzione, tenere sotto stretto controllo il fenomeno attraverso rapporti annuali fatti dal Ministero della sanità. E proprio questi rapporti ci dicono che il ricorso all’aborto è in costante calo a livello nazionale: se il picco si è raggiunto nel 1983 con 234.801 casi, nel 2016 le interruzioni sono state 84.926, molto meno di metà. E anche a livello di Ulss 8 siamo passati da 468 aborti nel 2014 a 460 nel 2016 e 406 nel 2017. Questi interventi sono molto differenziati nel territorio, anche in base alla presenza di obiettori di coscienza”.

Quest’ultimo è un problema importante per l’applicazione della legge: a livello nazionale gli obiettori sono il 70,9% dei medici, il 72,1% in Veneto, l’80% nell’Ulss 8. Quanto ai tempi di attesa, nella Ulss 8 si aggirano sugli 8 o 10 giorni, più bassi rispetto ai 14 giorni medi osservati a livello nazionale nel 66% dei casi. Nei restanti casi invece, i tempi sono anche più lunghi. La legge 194 inoltre poggiava su un’altra normativa importante, voluta dalle donne negli anni ’70: la numero 405 del 1975, sui consultori, oggi dispersi nei distretti e diminuiti nel numero.

“Le iniziative di oggi – hanno aggiunti i sindacalisti – hanno voluto difendere la 194 dai mai sopiti attacchi, chiedere il rilancio dei consultori e della prevenzione in particolare verso le ragazze e le donne straniere. Ed ancora,  vogliono chiedere la presa in carico delle donne da parte delle strutture preposte, trovando rimedi all’eccesso di obiettori di coscienza, ed aprire tavoli di confronto permanenti con la Regione Veneto e, per quanto riguarda Vicenza, con le Ulss 7  e 8. Difendiamo insomma questa legge di libertà e chiediamo la sua piena applicazione, ma soprattutto che nessuna donna sia costretta a farvi ricordo. L’informazione e la prevenzione, in questo senso, sono fondamentali”.

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