Breaking News

Imprenditori più tutelati nella Republica di San Marco

Vicenza – Ho spiegato qui le ragioni per cui, con l’invio del Def all’Unione Europea, si è superata la sovranità italiana a favore dei diktat dell’Unione, ed anche le considerazioni di Maffeo Pantaleoni (economista italiano 1857-1924), laddove scrisse: “Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. L’abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all’importo delle tasse”, sono altrettanto valicate. Non ci sono dunque ragioni per sostenere le speranze di Confimi Industria Veneto che auspica un veloce superamento dell’attuale fase di stallo, con la formazione di un nuovo governo, che sostenga la crescita delle imprese, a partire da cinque priorità: una tassazione sostenibile, infrastrutture per potenziare lo scambio di merci e informazioni, riforma della giustizia e della geografia giudiziaria, riduzione della burocrazia e una legge sui pagamenti.

È proprio la tassazione l’argomento meno convincente, e per vedere cosa successe e succede altrove oggi, riportiamo di un breve e curioso raccontoLe Isole Canarie sono riuscite a differenziarsi dal resto dei paesi dell’Unione europea, compresa la Spagna, perché hanno uno status territoriale speciale che consente loro di essere esentate dall’applicazione delle norme Iva. Le Canarie hanno approfittato di questa eccezionalità e del miglioramento della situazione economica nelle isole per eliminare l’imposta. Dunque, dal primo gennaio 2018, le donne nelle Canarie non pagano più Iva e imposte per acquistare gli articoli necessari durante i giorni di ciclo mestruale, come pillole analgesiche, coppette e assorbenti.

In Italia, comprare un assorbente è più un lusso. Non tanto per il costo del prodotto, ma perché l’Iva è fissata al 22%. Pensate che esiste persino un progetto di legge che ha chiesto di abbassare l’imposta sul valore aggiunto al 4%, ma niente, manco l’hanno presa in considerazione. Comunque, alle italiane potrebbe andare peggio. Per ora l’Iva non è ancora al 24%, ma con la prossima manovra, chissà! 

Nelle contrade venete del 1700, andava anche meglio: parliamo brevemente di Anselmo Gentili, ebreo, e della sua industria tessile che produceva schiavine, ovvero coperte di lana grezza, tanto che “in men di due anni” dopo aver consegnato oltre seicento schiavine per uso delle milizie del Lido ne aveva vendute altre tremila e trecento a privati, allo stesso prezzo, senza sovvenzioni pubbliche e tutele. Allo scopo di difendere la sua attività tessile chiede il privilegio per altri otto anni per la sua industria, come avviene per altri introduttori di nuove industrie. Infatti prima le coperte si dovevano importare dall’estero, ed erano più care. Domanda anche l’esenzione dal dazio in uscita (da Venezia) per tutta la sua produzione. 

Il 4 febbraio 1729, i Deputati al commercio confermano quanto già deliberato a favore del Gentili “anche se Ebreo”. La fabbrica è ben avviata e vi è notevole domanda. Lo ritengono un atto di grazia “molto ben impegnato” dato che vi sono molte persone occupate nella filatura e nella tintura finale dei prodotti, e ancor più per evitare che i sudditi siano soggetti a esborsi che li svenano (è scritto così) per comperare coperte che provengono dall’estero, troppo care per le tasche più povere. Qualche anno dopo, il Gentili si mette a produrre un altro tipo di coperte, chiamate “amole”, e la fabbrica si amplia ulteriormente. Altro lavoro per i telai aggiunti che richiedono operaie e operai i quali potranno sfamare così le loro famiglie.

Don Giovanni Battista Martini, parroco di San Simone, Venezia, conferma che il Gentili ha fornito lavoro “da filare” ad oltre 80 femmine. Don Domenico Urbani, parroco di San Marcilian, parla di oltre cento tra uomini e donne impiegati stabilmente. Chiede quindi l’estensione dei privilegi concessi precedentemente per le schiavine anche per la nuova produzione. I “privilegi” verranno concessi e il nostro industriale, ormai lanciato nel settore tessile e sempre incoraggiato da giuste esenzioni per l’export, introdurrà altri tipi di tessuti oltre alle schiavine e alle amole. Il Senato raccomanderà però ai Cinque savi di vigilare affinché siano sempre impiegate nella lavorazione ”maestranze cristiane”.

Oggi, per il solo fatto di aprire una partita Iva, si è trattati da evasori o potenziali criminali, soffocati da un mare di tasse, che crescono in proporzione alla gente salariata o impiegata nell’azienda a cui si offre un lavoro, quasi fosse una cosa da scoraggiare. Si veda: “Inventori Stranieri a Venezia” di Roberto Berveglieri, ed Istituto veneto di Scienze, Lettere e Arti. Rilanciata anche quiNon ci sono nemmeno ragioni per sperare che lo Stato italiano possa diventare più efficiente. È quanto spiega nel suo libro “Il manifesto dei Liberisti – Le idee-forza del nuovo Umanesimo Liberale”, (Seam editore, 1995) lo psicologo Luigi De Marchi (1927-2010): 

[…] La burocrazia, a sua volta, si è dimostrata la classe sociale più disponibile e docile nei confronti di un potere politico che intenda espandersi e perpetuarsi in chiave statalista. E ciò per due ragioni molto semplici. La prima ragione è economica. Insieme alla casta militare, che non a caso è da sempre «gelosa custode» dell’autorità dello Stato e che può essere considerata comunque una diramazione dell’apparato amministrativo statale, la classe burocratica dipende totalmente dai detentori dei pubblici poteri per i propri privilegi, per la propria carriera e posizione gerarchica e per la propria stessa sopravvivenza. La seconda ragione è appunto di natura psicologica: verso la carriera burocratica, infatti, si orientano molto spesso le personalità più insicure e, perciò stesso, più affamate di sicurezza; più restie ad affrontare la realtà e le responsabilità; più inclini a identificarsi con l’autorità costituita e più bisognose di sentirsi da questa investite di un qualsiasi potere nei confronti delle gente comune e dei propri dipendenti.

[…] Posto, come ogni altro individuo, dinanzi alla necessità di scegliere tra i due grandi bisogni umani, spesso conflittuali, della libertà e della sicurezza, il burocrate privilegia di gran lunga il secondo e, alla sicurezza, è pronto sempre a sacrificare più o meno totalmente la propria libertà. Ma proprio questa scelta, che sarebbe meglio definire capitolazione, dinanzi alle esigenze della sicurezza, proprio questa sua rinuncia al suo bisogno di libertà, se da un lato rivela quanto sia divorante nel burocrate l’insicurezza, la paura della realtà e del rischio, dall’altro sviluppa fatalmente in lui una forte invidia e un profondo rancore per chi lavora e vive in modo indipendente: cioè in primo luogo per il produttore (libero professionista, commerciante, piccolo imprenditore, artigiano o agricoltore che sia).

Questi lavoratori indipendenti, infatti, rappresentano per il burocrate la vivente testimonianza della sua resa dinanzi alle sfide della realtà e della sua incapacità di affrontare i rischi di una vita e di un lavoro autonomo. Ben di rado, beninteso, il burocrate è consapevole di questo suo senso di inferiorità. Al contrario, per difendersene, egli sviluppa spesso atteggiamenti fittizi di superiorità (come è sempre accaduto ai membri delle classi parassitarie) verso chi lavora e produce: possiamo ora capire come certi epiteti arroganti e sprezzanti riservati dai burocrati ai lavoratori autonomi («bottegai», «borghesucci», «padroncini») siano in realtà altrettante difese contro un inconfessato e spesso inconscio sentimento di inferiorità”.

Luciano Spiazzi

Un commento

  1. Certo che si, con San Marco, più tutelati e garantiti, per mare e per terra, il libero commercio per mare era garantito della flotta veneta impegnata a mantenere libere e sicure le rotte commerciali, per non parlare delle “Scuole grandi”, ogni arte creativa era rappresentata in una scuola, ovvero una associazione corporativa con il relativo peso politico, che condizionava in maniera positiva,”patriottica”nel senso economico del termine, dove l’economia di mercato era posta in essere, da una sicura percezione di efficenza, efficenza eretta a sistema. e proprio quì va ricercato il motivo pèr cui parecchie Città e popoli si diedero alla Repubblica Veneta, con atti di spontanea dedizione.Persino Dante, nella Commedia, parla ammirato dell”arsenale di Venezia, e ne descrive l’efficenza:” Come nell’arzana de viniziani, bolle l’inverno la tenace pece a rimpalmar li legni lor non sani, che navigar non ponno…..
    Cordialità
    Antonio Lanaro
    antonio Lanaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *