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Banche venete, i risparmiatori incontrano la politica

Cub: “Variati taccia sul crac della BpVi”

Vicenza – “Sul crac della Banca Popolare di Vicenza, Variati abbia la dignità di tacere”. Il riferimento, del sindacato di base Cub, di Vicenza, è ad alcune dichiarazioni rilasciate dal sindaco della città berica  “per mettere in guardia i cittadini dai pericoli di un governo Lega – 5 Stelle”e pubblicate oggi dal Giornale di Vicenza. Variati elogia Mattarella per aver di fatto bloccato la nascita di quel governo che il sindaco di Vicenza sembra giudicare disatroso per il futuro dell’Italia, tanto da paragonare la situazione ad una “Banca popolare italiana” replica del crac, appunto, della ex popolare vicentina.

Ma per la Cub “un conto è criticare un programma politico – sottolineano i sindacalisti –  , che pure noi come sindacato di base critichiamo, un conto è dare degli stupidi ai cittadini, ai lavoratori e ai pensionati che hanno perso tutti i loro risparmi nel crac dell’ex istituto di credito vicentino. Dire, come ha fatto Variati, attenzione a non creare in Italia la Banca popolare italiana, com’è accaduto a Vicenza è offensivo se detto da chi, come lui, si è dimostrato nei fatti il principale sostenitore di Zonin fino alla vigilia del crac della Banca Popolare di Vicenza, a dispetto di chi ha visto polverizzare nel giro di poco tempo i propri risparmi”.

“Variati è un uomo del partito democratico – continua la Cub, nella nota firmata da Maria Teresa Turetta -, è pluri pensionato grazie anche ai due mandati politici svolti in Regione Veneto, e non può sputare sentenze così offensive per l’intelligenza dei cittadini elettori. Le politiche di austerity della Ue, della Bce, del Fondo monetario internazionale hanno avuto via libera dai governi che finora li hanno sostenuti, compreso il governo Renzi/Gentiloni che nel 2017 ha versato 20 miliardi di euro per il decreto Salva banche. Soldi sottratti alle pensioni, ai redditi dei lavoratori, alla sanità e ai  servizi pubblici in generale. Variati, quindi, con le sue affermazioni ipocrite sostiene le scelte di Mattarella, dettate dalla Troika, come tutto il cosiddetto centro sinistra in Parlamento”.

“Le preoccupazioni dei mercati, la dittatura dello spread hanno la meglio sulla volontà popolare: è forse questa la repubblica nata dalla Resistenza al nazifascismo? Non una parola è stata detta da coloro che difendono la scelta di Mattarella, contro l’obbligo di pareggio del bilancio in Costituzione, contro l’anticostituzionale riforma delle Province (il No al referendum contro la riforma della Costituzione avrebbe dovuto indurre a cancellare anche la riforma Del Rio). Le principali forze sindacali si sono schierate tutte a supporto di un governo tecnico per le stese motivazioni di Variati e sono le stesse che sono rimaste inermi davanti all’innalzamento dell’età pensionabile, contro cui non hanno proclamato nemmeno un’ora di sciopero”.

“Siamo il paese del paradosso – concludono i sindacalisti – dove grande parte della cosiddetta sinistra, o quanti ne sono eredi, stanno dalla parte dei poteri forti e non si fanno problemi a schierarsi contro gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici. La nostra lotta contro la riduzione del potere di acquisto di salari e pensioni, il saccheggio della spesa pubblica tra privatizzazioni e tagli, la chiusura degli spazi di democrazia, passa anche contro chi vuole imporre la dittatura del mercato e della finanza. Chiunque esso sia”.

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