Didier Burkhalter, ex politico svizzero (*) Vedi nota a fondo pagina
Didier Burkhalter, ex politico svizzero (*) Vedi nota a fondo pagina

Chi non comprende l’essenza della democrazia?

Vicenza – Chi non comprende l’essenza della democrazia? Proveremo a fare qualche accenno sull’opportunità che siano i cittadini-elettori-contribuenti a dare ordini ai politici, e non viceversa. La Svizzera è il solo paese, se si eccettua il piccolo principato del Liechtenstein, ad avere un sistema di democrazia diretta molto strutturato a livello nazionale. Un simile sistema di processo decisionale diretto dei cittadini esiste solo in alcuni Stati americani, la California ne è l’esempio tipico. Però a livello federale negli Stati Uniti non esiste la democrazia diretta, il che vuole dire che tutta una serie di poteri rimangono fuori portata del referendum.

«La Svizzera è la sola nazione nel mondo dove la vita politica gira veramente attorno al referendum. Questo paese con 8,372 milioni (dati 2016) di leader politici rifuggenti la notorietà, e la divisione dell’autorità esecutiva tra i sette membri del Consiglio federale scoraggia ulteriormente la politica della personalità. Quando succede che un uomo politico si levi sopra la massa, è quasi sempre sull’onda di una campagna referendaria. L’attività legislativa in seno all’Assemblea federale è una intricata danza per schivare o guadagnare il suffragio popolare. I grandi momenti politici della Svizzera moderna non si sono verificati nella sequela di fieri statisti, ma in seno ai dibattiti nazionali che hanno condotto le masse alle elezioni per decidere del futuro del loro paese.» [K.W. Kobach, 1994, «Switzerland», p. 98].

La democrazia diretta in Svizzera trae origine da varie fonti. In primo luogo ci fu la tradizione delle assemblee pubbliche locali o cantonali in una parte della Svizzera attuale, in cui cittadini maschi si incontravano ogni anno sulla piazza del mercato per prendere le decisioni più importanti. Ciò risale almeno al 1200. In secondo luogo ci fu l’effetto delle rivoluzioni straniere. Analogamente ad altre regioni d’Europa, il primo referendum nazionale svizzero ebbe luogo nel 1802 su una nuova Costituzione, sotto il protettorato dell’invasore francese.

Un terzo fattore furono i nuovi movimenti politici. Nella prima metà dell’Ottocento furono principalmente i liberali radicali – che si distinguevano dai liberali ordinari perché non credevano che la democrazia rappresentativa fosse sufficiente – che diffusero l’uso dei referendum in Svizzera. Poi però i socialisti ed i cattolici si accorsero che i liberali non rappresentavano certamente la maggioranza dei cittadini su tutti i temi e così divennero loro la forza trainante più importante per l’ulteriore espansione della democrazia diretta [K.W. Kobach, 1993, «The referendum: direct democracy in Switzerland», Aldershot: Dartmouth Publishing].

Il tedesco Moritz Rittinghausen fu un personaggio importante del movimento socialista. Fu il primo ad elaborare il concetto d’iniziativa referendaria dei cittadini tramite il giornale «Neue Rheinische Zeitung». [Era il tempo in cui stava per essere pubblicato Karl Marx] Quando questo giornale venne vietato, Rittinghausen si rifugiò in Francia dove dal 1850 in poi scrisse una serie di articoli che promuovevano il processo decisionale democratico diretto. Le sue idee incontrarono grande approvazione, specialmente da parte dei sostenitori di Fourier. Attraverso questa deviazione francese le idee di Rittinghausen raggiunsero il movimento operaio svizzero [W. Weihrauch, 1989, «Der freie Mensch – die einzige Quelle des Rechts. Interview mit Wilfried Heidt», Flensburger Hefte 25, pp.15-16].

I socialisti svolsero un ruolo importante nel «Movimento democratico» che fece agitazione dal 1860 in poi per l’espansione dei diritti di democrazia diretta in gran parte della Svizzera. Un’iniziativa referendaria popolare obbligatoria (dove i cittadini possono avviare un referendum sulle proposte che essi stessi hanno scritto) si tenne per la prima volta nel 1869 nel cantone di Zurigo.

L’ideale di democrazia diretta fu anche popolare all’interno dei movimenti socialisti di parecchi Paesi europei. Ad esempio una «Volksgesetzgebung» (legislazione popolare) era già apparsa nel programma fondativo del German Sozialdemokratische Arbeiterspartei (partito socialdemocratico dei lavoratori) nel 1891. Anche nei programmi di Gotha nel 1875 [In passato la città fu capitale del ducato di Sassonia-Coburgo-Gotha] e di Erfurt nel 1891 [città extra circondariale tedesca, capitale e centro maggiore della Turingia] la democrazia occupò un posto chiave.  Karl Marx espresse forti critiche sull’ideale di democrazia diretta. Sappiamo come il marxismo è andato a finire.

Non sorprendono quindi gli atteggiamenti avversi alla democrazia diretta da parte dei social-comunisti autoctoni, ovviamente imitati dal resto della partitocrazia del Paese di Arlecchino & Pulcinella, malgrado quanto prevede il Decreto legislativo 267/2000 – Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. A Vicenza c’è chi ciancia di “partecipazione”, ed ecco l’offerta di partecipare ad un happening in bicicletta per visitare i luoghi della città che l’amministrazione precedente (dello stesso colore politico) ha lasciato nel degrado.

Sul versante opposto c’è chi vorrebbe giocare sul glamour che dovrebbe rendere irresistibilmente attraente “il contratto”, ovvero la presa sull’elettorato di una serie di promesse elettorali, che oramai sono sinonimo di promesse non mantenute. E comunque, i cittadini che firmassero il contratto proposto, che risarcimento avrebbero per mancanza delle qualità promesse? Otterrebbero la ricandidatura (a mandato scaduto, s’intende!) di chi ha fatto le promesse millantatrici, con la giustificazione che vuole il voto di riconferma per completare il programma?

In realtà centrodestra e centrosinistra sono solo consorterie fameliche. Entrambe le fazioni ritengono che la “rappresentanza” debba avere il controllo su tutto, ricompensando i propri amici e punendo i loro nemici, e allora abbiamo bisogno di porre fine a questo sistema. Per molti è difficile accettare queste idee; ma l’unico modo per risolvere questo problema è attraverso la concorrenza istituzionale tra “rappresentanza” e “democrazia diretta”, e mediante la competizione delle idee.

Enzo Trentin

(*)  — Didier Burkhalter (nato il 17 aprile 1960 a Neuchâtel) è un ex politico svizzero. È un membro di Fdp The Liberals. È stato eletto membro del Consiglio federale svizzero il 16 settembre 2009. Dal primo gennaio 2012 è stato a capo del Dipartimento degli affari esteri. Nel 2014 è stato presidente della Confederazione svizzera. È stato Presidente in esercizio dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) nel 2014. Ha lasciato il Consiglio federale il 31 ottobre 2017.  Qui è fotografato (il 3 settembre 2014) alla stazione mentre aspetta il treno, assieme ai pendolari, per recarsi al lavoro. Si noti che è senza alcuna scorta. Eppure trovare un kalashnikov in Svizzera è abbastanza facile…

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