Il Palazzo della Consulta, a Roma, sede della Corte costituzionale
Il Palazzo della Consulta, a Roma, sede della Corte Costituzionale

Asili nido, PrimaNoi critica la scelta della Consulta

Vicenza – “Non poteva non creare una selva di reazione polemiche la bocciatura, da parte della Consulta, della normativa varata dalla Regione Veneto che istituiva per gli asili nido una via preferenziale basata sulla residenza ininterrotta dei genitori per 15 anni nella regione”. E’ la premessa con cui interviene, nel dibattito sulla controversa decisione della Corte Costituzionale,  Alex Cioni, portavoce del comitato di cittadini PrimaNoi impegnato nel contrasto dell’immigrazione selvaggia e delle politiche di accoglienza dei richiedenti asilo. Cioni accusa la Consulta di “essersi fatta trasportare da un’impostazione ideologica che non tiene conto dei bisogni emersi nel territorio in questi ultimi anni”.

Comunque, – prosegue Cioni – è evidente che ci sono alcuni articoli della Costituzione italiana che andrebbero aggiornati per renderli più coerenti con le sfide del nostro tempo, visto che quando è stata scritta non esistevano le problematiche odierne connesse all’immigrazione. Inoltre, facciamo presente che mentre la Consulta boccia la legge del Veneto, la Provincia autonoma di Trento si è impegnata, proprio in questi giorni, a stanziare quattro milioni di euro a sostegno degli investimenti a favore della crescita e dell’occupazione, prevedendo però punteggi aggiuntivi alle imprese costituite da migranti e richiedenti asilo. Il che vuol dire che nella misura in cui l’impresa richiedente sia costituita esclusivamente da migranti, o richiedenti asilo, il contributo possa aumentare di 10 punti percentuali”.

“Troviamo quantomeno singolare – sottolinea Cioni – che i giudici bocciano la legge del Veneto, considerandola discriminatoria per i migranti, mentre in Trentino si scrivono leggi che favoriscono apertamente e senza vergogna gli stranieri a discapito degli italiani. Siamo al cospetto di un vero e proprio paradosso culturale e politico prima che giuridico e ad un cortocircuito normativo finalizzato ad una visione cosmopolita e multiculturale che può solo produrre tensioni sociali e culturali. Se coloro che affrontano queste questioni levassero i paraocchi di questa ideologia immigrazionista, si renderebbero conto pure loro dell’urgenza di invertire la rotta”.

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