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Zucchero serbo per dare più gradi al vino

Napoli – Immettevano nel mercato nazionale partite di zucchero, soprattutto di origine serba e slovena, commercializzate da una società che ha sede a Sant’Antimo, nei pressi di Napoli, e opera nell’area di Caserta. Quello che faceva era vendere in nero questo zucchero a operatori del settore vitivinicolo, che così sofisticavano il loro vino. Già, quello stesso vino che mettiamo sulle nostre tavole. E la ciliegina sulla torta, per quanto ci riguarda, è che tra gli arrestati per questo traffico c’è anche un vicentino.

Si tratta di Fabio Nichele, di Mason, finito ai domiciliari assieme ad altre tre persone. Per altri cinque, invece, il Gip di Napoli ha disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Operati anche sequestri preventivi di beni immobili, rapporti finanziari e partecipazioni societarie per oltre 12 milioni di euro. Tuttto questo si è concretizzato questa mattina, al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, e condotta dalla Guardia di Finanza di Caserta, assieme agli ispettori dell’Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari) del Ministero delle Politiche Agricole.

L’esecuzione dei provvedimenti cautelari costituisce l’epilogo di un’articolata attività di indagine svolta attraverso l’incrocio dei dati risultanti da intercettazioni telefoniche,  registrazioni video,  attività di osservazione, controllo e pedinamento e dalla comparazione di tutto questo con le annotazioni ufficiali sul registro telematico di carico e scarico delle sostanze zuccherine presente sulla piattaforma del Sistema informativo agricolo nazionale).

L’elaborazione di tutte queste evidenze investigative ha svelato l’esistenza di una ramificata compagine criminale, con proiezione transnazionale, che ha operato nel mercato vitivinicolo avvalendosi di una fitta rete di persone e imprese compiacenti dislocate, soprattutto in Campania, Puglia, Sicilia e Veneto. In tutto sono 36 le persone indagate, a vario titolo, per i reati di associazione per delinquere, frode nell’esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, falsità in registri e notificazioni, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione fiscale, emissione di fatture per operazioni inesistenti ed autoriciclaggio.

“L’associazione per delinquere – spiega in una nota la Guardia di Finanza – si approvvigionava di masse di saccarosio di provenienza estera (Croazia, Isole Mauritius Serbia e Slovenia) che venivano veicolate alla società con sede a Sant’Antimo attraverso l’interposizione fittizia di imprese cartiere nazionali, cioè formalmente attive ma di fatto non operative, risultate essere anche inadempienti agli obblighi fiscali. Quindi, attraverso questo complesso sistema, la compagine criminale riusciva a commercializzare zucchero in evasione di imposta e a prezzi estremamente competitivi a compiacenti imprenditori vitivinicoli”.

“In tal modo, questi ultimi compravano in nero partite di saccarosio che non avrebbero potuto, invece, acquistare atteso che la normativa nazionale e comunitaria non consente loro la detenzione di sostanze zuccherine e, ancor più, l’impiego nelle loro produzioni. In spregio alle regole, invece, questi imprenditori utilizzavano lo zucchero così acquistato per la sofisticazione del vino, attraverso l’incremento della gradazione alcolometrica, nonché per la produzione di mosti, mosti concentrati e zuccheri liquidi d’uva, successivamente oggetto di vendita ad ignari acquirenti”.

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