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Vicenza, chi farà una riforma che non costa nulla?

Vicenza – C’era una volta il Difensore civico che – come sempre – “è quel che ci chiede l’Europa” attraverso la Carta Europea dell’Autonomia Locale, la quale dice all’Art. 3, Comma 2 – Concetto di autonomia locale: «Detta disposizione non pregiudica il ricorso alle Assemblee di cittadini, al referendum, o ad ogni altra forma di partecipazione diretta dei cittadini qualora questa sia consentita dalla legge.» Il Difensore civico era dunque una garanzia (Art.8, Legge 142/90) del buon funzionamento dell’Amministrazione, nei confronti dei cittadini, e svolgeva il ruolo di garante dell’imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione comunale, segnalando, anche di propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze ed i ritardi dell’amministrazione nei confronti dei cittadini.

Poi arrivò il Genius loci nella persona dell’allora Ministro per la Semplificazione Normativa (dal 2008-2011, Roberto Calderoli – Lega Nord), che con il comma 186 (ex 176), art. 2 della Finanziaria 2010 dispone che “i Comuni debbono sopprimere la difesa civica”, senza alcun riferimento diretto alla Carta europea delle autonomie, né ad abrogazioni nel Testo Unico o decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267.  Sostanzialmente si dice che per realizzare le misure di contenimento della spesa i Comuni devono sopprimere la difesa civica insieme a tante altre cose, senza fornire nessuna base di dati.

Certo non si festeggia la chiusura di un istituto di tutela dei cittadini, soprattutto quando non si vede all’orizzonte niente altro. Tuttavia bisogna constatare che i tre Difensori civici eletti a suo tempo al Comune di Vicenza non hanno mai brillato per le loro iniziative. Forse – ed è solo un’ipotesi che lasciamo alla riflessione dei lettori – il “difetto stava nel manico”. Infatti, il Difensore civico ha avuto come esperienze pilota di elezione diretta da parte dei cittadini (che per noi era la strada giusta) solo a Gubbio, Follonica, Piombino e mai più verificatesi altrove. A Vicenza ad eleggere tale figura di garanzia era il Consiglio comunale, ovvero il controllato che nomina il controllore. Insomma un’occasione mancata di sviluppo e promozione di tutela civica, nonché del contenimento della spesa pubblica, grazie a tale istituto.

Per focalizzare questa figura di garanzia per il cittadino (il Difensore civico era previsto nello Statuto al Capo III – Istituti di Partecipazione), si consideri che in Svizzera è stata studiata la connessione tra democrazia diretta ed efficienza di governo di 103 piccoli/grandi centri e città elvetiche. In questa sede riportiamo come esempio solo il trattamento dei rifiuti. Nei centri e nelle città con la democrazia diretta il trattamento dei rifiuti – fermo restando tutto il resto – era del 10% meno caro che nei centri e nelle città a democrazia rappresentativa. Inoltre lo studio riscontrò un notevole risparmio sui costi se il trattamento dei rifiuti era stato appaltato ad una società privata.

I centri e le città con la democrazia diretta e il trattamento privato dei rifiuti presentavano costi del 30% più bassi – fermo restando tutto il resto – che nelle città gestite con un sistema di democrazia rappresentativa e trattamento pubblico dei rifiuti [fonte: Kirschgässner, Feld e Savioz, 1999, pp. 98-100]. E ancora, a Porto Alegre in Brasile (fonte: «Inventing local democracy: grassroots politics in Brazil», Boulder: Lynne Rienner Publishers, 2000.) l’introduzione del processo di partecipazione popolare portò subito a un incremento spettacolare dell’efficienza. Se negli anni precedenti, venivano posati al massimo 17 km di condutture l’anno, questa cifra salì mediamente a 46 km tra il 1989 e il 1996. Nei tre anni precedenti l’introduzione della partecipazione popolare, erano state costruite circa 4 km di strade. Queste diventarono 20 km l’anno, e inoltre le strade costruite erano qualitativamente migliori.

Come già in altre occasioni, quindi, assumeremo il ruolo degli agitatori di idee, per indicare che una riforma statutaria del Comune di Vicenza (da parte di quelle formazioni politiche che dichiarano di voler stimolare la partecipazione popolare) dovrebbe stabilire nuove modalità di elezione, condivise con la società civile, che permettano di avere la tutela sostitutiva del Difensore identificabile in un «Procuratore civico» che sia sorteggiato [si veda qui come] in base a competenza ed esperienza, con delle preclusioni per quello che riguarda l’immediata eleggibilità di persone che sono state candidate alle elezioni. Spesso, infatti, è stato chiamato il primo dei non eletti a fare il difensore civico, come fosse un risarcimento “politico”.

Sul sorteggio non abbiamo dubbi, perché riteniamo che non si politicizzerebbe nessun processo. La demarchia – la democrazia del sorteggio – va prendendo piede in tutto il mondo, quantomeno nelle esperienze di governo municipale. Anche in Italia: per esempio a Capannori (LU). Mentre a novembre in Svizzera un ventottenne ha conquistato il Parlamento grazie ai favori della sorte (aveva preso lo stesso numero di voti di un’altra candidata). E vale pur sempre la lezione di Aristotele: lui diceva che l’elezione è tipica delle aristocrazie, il sorteggio delle democrazie.

Nella pubblica amministrazione bisogna anche istituire controlli sui costi/benefici. A tale scopo è vitale istituire una buona contabilità dei costi, com’è normale fare nell’industria, ma non nella P.A. I controllori, poi, non si dovranno limitare a verificare che certe opere commissionate ad appaltatori siano conformi ai capitolati e alle specifiche, come quantità e come qualità. L’ufficio del «Procuratore civico» potrebbe eseguire controlli estesi nel tempo, ad esempio di quanti anni dura un manto stradale rifatto o una verniciatura di parti metalliche esposte agli agenti atmosferici. Questi controlli possono difficilmente essere inseriti nei capitolati, ma servono a classificare la qualità delle prestazioni offerte dalle varie aziende fornitrici dell’ente pubblico. Nel caso di programmi che implicano campagne mirate a motivare i cittadini a comportamenti migliori, si utilizzeranno indicatori atti a valutare la situazione in modo quantitativo, prospettando il numero annuale di incidenti stradali o di reati in città.

È difficile valutare la qualità dei servizi quando questi sono offerti a grandi numeri di persone, e nella forma monopolistica tipica delle P.A.; infatti alcuni utenti potranno essere soddisfatti più o meno di altri, ed è arduo misurarne sia il numero, sia la soddisfazione. Si ricorrerà, allora, a misure di efficacia convenzionali, ma basate su fatti misurati. Le aziende che forniscono servizi attuano spesso programmi intesi a valutare in modo quantitativo la soddisfazione dei clienti finali. La misura della qualità percepita dai clienti è diversa da quella che il fornitore ritiene di aver offerto, specie se non ha valutato bene quali siano gli elementi che i clienti desiderano di più. Le campagne di rilevazione servono, allora, per progettare le forniture di servizi in modo che meglio si attaglino alla domanda.

Nell’industria privata è buona norma confrontare qualità e livelli operativi con quelli offerti dai concorrenti. Questa procedura si chiama benchmarking (confronto delle prestazioni sul banco di prova). È opportuno che le prestazioni di servizi e i rendimenti degli investimenti fatti in un’area o in città vengano confrontati con quelli ottenibili in altre città o aree comparabili. Ogni volta che si rilevi che la situazione è migliore altrove, si tenterà di misurare la percentuale mancante a eguagliare le prestazioni migliori. Non è detto che queste rappresentino un optimum. Sarà bene continuare a indagare in quali parti del Paese, o del mondo, si realizzano i programmi, i servizi, le prestazioni migliori e tendere a confrontarsi sempre con il meglio.

Il tipo di organizzazione descritto si differenzia nettamente da quello prevalente in molte democrazie rappresentative. Questo consiste nel misurare il successo dei politici a essere rieletti e non la soddisfazione dei cittadini. Per ottenere la rielezione molti puntano su favori clientelari e voti di scambio: pratiche disdicevoli ma a breve termine più efficaci dell’impegno volto a migliorare la qualità dell’amministrazione.

Naturalmente per raccogliere queste informazioni sarà bene non ricorrere a costosi viaggi turistici di funzionari o pubblici amministratori. Ecco allora che una formazione politica autenticamente democratica potrebbe introdurre la figura del «Procuratore civico» così concepita: al fine di garantire l’imparzialità, l’efficienza, l’efficacia dell’Amministrazione e un corretto rapporto con i cittadini, nonché per la tutela di interessi giuridicamente rilevanti, è istituito l’ufficio del «Procuratore civico». Esso svolge una solida funzione di inchiesta, esercitata con gli stessi poteri di indagine (e, naturalmente, gli stessi limiti) dell’autorità giudiziaria.

Al «Procuratore civico» spetterà procedere, d’ufficio o su denuncia, contro i pubblici amministratori e funzionari responsabili di cattiva amministrazione, promuovendo il giudizio nei loro confronti davanti alla Corte dei Conti (quando, ovviamente, non emergano reati addirittura perseguibili dinanzi alla giustizia ordinaria). Egli avrà funzione dirimente e deliberante, anche in caso di controversie riguardanti l’indizione di referendum comunali. L’ufficio del «Procuratore civico» rappresenta una carica onorifica, e non onerosa. Tuttavia potrà essergli riconosciuta, a titolo di generico rimborso, una percentuale X o Y calcolata sulle economie che la sua funzione ha realizzato. Esso è sorteggiato in forma contemporanea all’elezione di Sindaco e Consiglieri comunali.

In pratica questo garante dei cittadini avrebbe la funzione di controllare non solamente i “delegati mediante elezione”: Sindaco, Consiglio comunale, ma anche i funzionari e la burocrazia. Potrebbe utilizzare le tecniche e le procedure della gestione totale della qualità che mirano essenzialmente a soddisfare al massimo i cittadini o utenti finali dei servizi. È ovvio che questo vada fatto. È altrettanto ovvio che la P.A. dovrebbe individuare i propri clienti: essi sono, appunto, i cittadini, non i “delegati” a gestire la cosa pubblica o i loro finanziatori. Il cittadino-cliente deve poter scegliere le organizzazioni da cui preferisce che gli vengano prestati certi servizi. Così la scelta non solo permette di fruire dei servizi migliori, ma aiuta anche a individuarli e, quindi, a permettere interventi che portino enti e unità locali meno efficienti a innalzare il proprio rendimento. Michele Ainis, costituzionalista, che insegna all’università di Roma Tre avanza la bontà di questa filosofia, perché la «democrazia è un rendiconto sull’esercizio del potere».

Sarebbe bene che il Comune di Vicenza (e non solo quello) perseguisse tutti questi fini. Però, se ci chiediamo: «Abbiamo considerato tutti i fattori che possono incidere sulla qualità dei nostri servizi?» La risposta deve essere: No. Può rispondere «Sì» a questa domanda solo chi abbia sapienza e capacità di previsione infinite, ma nessuno le ha. Per questo bisogna organizzarsi per migliorare continuamente – di giorno in giorno – le prestazioni offerte. Come già detto: il corretto esercizio della democrazia implica un rendiconto. Tra i candidati alle prossime elezioni amministrative chi accetterà questa sfida?

Enzo Trentin

Un commento

  1. Paolo Bonacchi

    Roberto Calderoli è federalista come io sono un marziano. E pensare che è considerato il migliore fra i sottocapi capi leghisti che di federalismo ne sanno di Dante quasi quanto i neonati.

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