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Vicenza, il necrologio della discordia (e dell’ingenuità)

Vicenza – C’è un pericolo di ritorno dell’ideologia fascista, in Italia? C’è un rischio di deriva autoritaria? In un certo senso sì, ma non crediamo che si tratti di un ritorno del fascismo nelle forme storicamente conosciute, quanto piuttosto di una virata sempre più decisa della società verso un differente autoritarismo, più sottile, più psicologico, di quello brutale ed esplicito sperimentato dal Bel Paese nell’ormai lontanissimo ventennio. Sotto molti aspetti questa virata autoritaria è in atto da tempo, e la democrazia in Italia è già molto indebolita, proprio per questo, da almeno due decenni. E questo infausto processo è tra l’altro iniziato molto prima, forse già negli anni ’60, o al più nei ‘70.

Sicuramente però non si corre il rischio che prevalga la nostalgia per Benito Mussolini, per il fascismo propriamente detto, per i suoi metodi, per un nazionalismo ottuso e provinciale, per uno spirito di sopraffazione all’olio di ricino che aveva già fallito quando i nostri nonni si affacciavano alla vita. Insomma, per quanto provino a cavalcare i contenuti alla moda in questi anni, con in testa il “dagli all’immigrato” o “questa è un’invasione”, i nostalgici del saluto romano non hanno speranze, perché perseguono un autoritarismo che a chi governa il mondo adesso non serve più, dato che ha di meglio ormai da tempo, ha strumenti più efficaci per convincere, a cominciare dai mass media, con la televisione in testa.

Del resto, come abbiamo visto alle elezioni politiche del 4 marzo, i simboli dell’estrema destra raccolgono percentuali da prefisso telefonico, e così sarà sempre. Si rassegnino all’irrilevanza, dunque, coloro che inneggiano ancora all’uomo di Predappio, e magari anche al suo omologo con la svastica: i loro idoli hanno già deluso, hanno già dimostrato la loro mediocrità, e gli italiani non ci cascheranno più. Eppure continuano, cercando visibilità e proseliti con queste armi spuntate, con questi totem esausti e vuoti. Una provocazione di questo tipo, che per altro abbiamo visto spesso nella nostra città, forse ogni anno, è la pubblicazione sul Giornale di Vicenza del necrologio in ricordo dell’anniversario, il 28 aprile, della morte di Mussolini.

E’ avvenuto anche quest’anno, e non ha mancato di suscitate le reazioni dei partiti vicentini antifascisti. Ma era proprio quello che gli “inserzionisti” volevano, ovvero far parlare, avere un po’ di visibilità. Le critiche all’inziativa da parte della sinistra hanno dato per altro il destro ai neofascisti, chiamiamoli così, di replicare a  loro volta, e questo ci porta alla fine a sentirci obbligati ad onorare il dovere di cronaca, e parlandone facciamo il loro gioco. Comunque, non è grave. Saranno anche risusciti ad avere un po’ di visibilità, ma le loro speranze restano a zero…

F.O.

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