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Vicenza, degrado a Campo Marzo. Militari aggrediti

Vicenza – Brutto episodio di degrado ieri pomeriggio a Vicenza, ed ancora una volta succede a Campo Marzo. Due militari dell’esercito, i Lagunari, impegnati in città nell’operazione Strade sicure, aveva deciso di identificare un giovane extracomunitario, di colore, e ha chiesto al ragazzo i documenti. Purtroppo un gruppo piuttosto consistente di giovani immigrati si è avvicinato ai soldati e li ha circondati, cercando di impedire l’identificazione del giovane.

I militari hanno anche impugnato i manganelli per difendersi, ma soprattutto hanno dovuto chiamare una pattuglia della questura che, con il suo rapido arrivo, ha portato al fuggi fuggi generale. Solo un giovane, un nigeriano di 22 anni, è stato fermato e identificato, mentre uno dei lagunari si è dovuto far medicare per un morso ricevuto nel parapiglia precedente.

Come sempre avviene in questi casi, episodio, oggettivamente disdicevole, ha causato le reazioni di quanti si oppongono con più veemenza alla presenza degli stranieri extracomunitari sul nostro territorio, con l’estremna destra vicentina in prima fila. Così il Movimento Italia Sociale, il cui portavoce, Gian Luca Deghenghi parla di vicentini che “a Campo Marzo, sono totalmente in balia di immigrati violenti e spacciatori, con bande organizzate di stranieri che presidiano il territorio, creando vere e proprie zone franche”.

“Nulla possono – aggiunge Deghenghi – le poche divise che si fanno vedere nell’area, ridotte a simulacri di quella che dovrebbe essere l’autorità dello Stato. Infatti, i militari di Strade sicure si stanno rivelando, come prevedibile, completamente impotenti nel ristabilire un minimo di ordine nel parco, e gli interventi delle forze dell’ordine spesso non fanno altro che mettere a repentaglio l’incolumità dei propri appartenenti, opposti in inferiorità numerica a gruppi pronti a tutto”.

“Il Mis Vicenza – conclude – sostiene da sempre la necessità di recintare Campo Marzo per facilitarne il controllo, ed invoca dallo Stato la promulgazione di leggi speciali per ristabilire l’ordine, oltre  alla delega di prerogative di pubblica sicurezza ad associazioni di cittadini debitamente organizzati. In questo senso dovrebbe pronunciarsi con forza ogni sindaco che avesse a cuore la sicurezza del territorio e dei propri concittadini.  Non si riusciranno mai a fermare il degrado con la legislazione attuale, molle ed inadeguata, mentre l’istituzione di ronde legali di cittadini organizzati, preparati e legittimati a mantenere l’ordine risolverebbe in breve tempo situazioni intollerabili come quella di Campo Marzo”.

Anche il comitato di cittadini PrimaNoi, da posizioni più moderate, interviene sulla vicenda, ricordando che, nelle scorse settimane, aveva inviato al sindaco di Vicenza Achille Variati un’istanza ponendo alcuni quesiti per avere un quadro aggiornato sul numero dei richiedenti asilo ospiti nelle strutture cittadine. Istanza a cui il comitato non ha ancora ricevuto risposta. “Variati – spiega il portavoce di PrimaNoi Alex Cioni – aveva precedentemente affermato che agli atti c’è un calo dei migranti ospitati nei centri d’accoglienza, ma non aveva chiarito che fine abbiano fatto coloro che sono usciti dal programma di protezione”.

Con l’istanza il comitato vuole sapere quanti hanno ottenuto il permesso di soggiorno e quanti sono stati espulsi. “Se a Vicenza siamo dentro la media nazionale – continua il portavoce di PrimaNoi -, è ragionavole pensare che buona parte di coloro che hanno abbandonato forzatamente il proprio alloggio, siano entrati definitivamente in uno stato di clandestinità con le conseguenze del caso per la vivibilità e la sicurezza dei vicentini”. Alla luce di questa considerazione, per il comitato non ci si può poi stupire se l’area verde di Campo Marzo rimane soggetta ai quotidiani bivacchi di pusher e sbandati.

“Queste sono zone che vanno bonificate forzatamente, non è sufficiente presidiarle – accusa Cioni -. Le forze dell’ordine e i militari fanno quel che possono, ma come avevamo previsto in tempi non sospetti, le ronde e i blitz non risolvono la situazione perché coloro che bivaccano in queste aree continueranno a farlo, almeno fino a quando le Autorità statali non si decideranno di sviluppare i centri di identificazione ed espulsione (Cie) dove rinchiudere i clandestini in attesa di espellerli definitivamente dal territorio nazionale”.

Per il comitato, quella delle espulsioni con la reclusione momentanea nei Cie, è l’unica soluzione attuabile. “L’alternativa – conclude Cioni – sarebbe di arrendersi al caos  visto che con il passare dei mesi le sacche di degrado urbano aumenteranno con la progressiva e costante fuoriuscita dai centri di accoglienza dei richiedenti asilo. Prevenire è meglio che curare, aspettare di avere per le strade migliaia di questi soggetti, è un approccio miope e da irresponsabili”.

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