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Sorteggio, alternativa democratica alle elezioni

Vicenza – Gli antichi consideravano il sorteggio come la quintessenza della democrazia. C’è un passo di Aristotele che dice: l’elezione è tipica dell’aristocrazia e il sorteggio è tipico della democrazia. Nel 1700 ne parlano anche Rousseau e Montesquieu. Più recentemente Bernard Manin, in un libro uscito in italiano nei primi anni del 1990: “La democrazia dei moderni”, passato del tutto inosservato, ha scoperto questa dicotomia sorteggio uguale democrazia, elezione uguale aristocrazia. Anche Michele Ainis, un giurista e costituzionalista italiano, componente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, è favorevole al sorteggio, e ne parla qui.

Jean-Jacques Rousseau

Bernard Manin, poi, ha trovato una bellissima pagina di Francesco Guicciardini (1483-1540), che dice esattamente la stessa cosa. Lui poi era favorevole all’aristocrazia e quindi al sistema elettorale, proprio perché permette di selezionare. Invece “Scrutinio e Brevia”, è un sistema usato nel quattordicesimo secolo, in un periodo dove i Comuni erano prevalentemente guidati dai Signori e vi erano poche repubbliche. Alcuni dei Comuni che adottarono questo sistema furono Orvieto, Siena, Pistoia, Perugia e Lucca. Però i sistemi più longevi e conosciuti sono quelli di Firenze e Venezia. Lo Scrutinio, è l’inverso della Brevia e consiste nella regolare estrazione delle cariche da un bacino di nomine precedentemente elette. Era usato appunto per la consegna periodica delle nomine, specie degli alti magistrati, in combinazione con un sistema di rotazione delle cariche con periodi relativamente brevi, circa 6-12 mesi.

È abbastanza curioso che noi consideriamo l’elezione la quintessenza della democrazia. Così pure votare per un partito. Eppure nelle lotte tra fazioni il pensiero dominante è quello così ben formulato da Michail Pavlovič Tomskij: «Un partito al potere e tutti gli altri in prigione». La lotta dei partiti, è intollerabile; il partito unico, d’altronde ne è l’inevitabile conclusione, è l’estremo grado del male; non resta altra possibilità che quella di una vita pubblica senza partiti. Oggi una simile idea suona nuova e audace. Infatti oggi, dovunque ci sono partiti politici, la democrazia è morta.

Per noi la democrazia è uguale a elezioni, ma gli antichi non la pensavano così. La ragione sta sostanzialmente nel fatto che con il sorteggio tutti hanno uguali probabilità di ricoprire una carica pubblica o di partecipare a un organismo decisionale. Quindi è il sorteggio il vero strumento egualitario, mentre le elezioni servono a selezionare una classe dirigente, di conseguenza sono uno strumento antiegualitario: servono per selezionare gli aristocratici nel senso dei migliori, coloro che meritano di rappresentarci perché hanno qualche caratteristica che noi non abbiamo.

È ciò che avviene nella Repubblica di Venezia a partire dal 1268, fino alla sua caduta nel 1797: si riforma definitivamente l’elezione ducale, con un complesso sistema di nomine e ballottaggi, e si istituisce un collegio di Promissori incaricati di redigere una formula del giuramento personalizzata per ciascun doge (in modo da cucirgli su misura il giuramento e contrastare più in specifico gli interessi di ciascun principe) e di verificarne il rispetto.

Ebbene, questo dibattito scompare completamente verso la fine del 1700. In occasione della discussione della Costituzione americana il tema del sorteggio scompare e da allora in poi si parla solo di elezioni. Ovviamente l’obiezione al sorteggio, è quella che degli incompetenti possono andare a reggere la cosa pubblica. Ed oggi possiamo constatare che anche con le elezioni sono giunti in Parlamento e al Governo elementi poco preparati o incompetenti. Qui è pleonastico far nomi. Bernard Manin sostiene che già nell’antica Grecia c’erano dei correttivi. Ad Atene, ad esempio, il sorteggio non veniva fatto tra tutti, ma tra tutti coloro che volevano partecipare (che mettevano il loro nome nelle ceste), quindi c’era prima un atto di auto-selezione.

Assumendo – ancora una volta – il ruolo degli agitatori di idee, diremo che una riforma comunale si può riscontrare in una “moderna” e rivoluzionaria proposta che vuole l’utilizzo della struttura dell’ufficio elettorale comunale, alla quale tutti per diritto sono iscritti. Tuttavia, la riforma odierna consisterebbe nell’iscrizione ad un preciso “comparto” su base volontaria. In tal modo le persone che non hanno tempo da dedicare alla cosa pubblica o si sentono inadeguate al ruolo di pubblico amministratore, verrebbero preventivamente auto-escluse. Mentre le persone da includere nel ballottaggio esprimerebbero così un preciso impegno, e per constatare la rispondenza all’incarico eventualmente loro assegnato, dovrebbero superare un apposito esame.

In primo luogo verrebbe superata l’argomentazione e la seduzione del giovanilismo innovatore per uscire dalla crisi, perché i giovani sono tali solo perché hanno tanto tempo per sbagliare. Si pensi, per esempio, al giovane Otello Dalla Rosa che entra – poco più che ventenne – in Consiglio comunale a Vicenza nel 1990. Quando gli capitava di cadere in qualche ingenuità, subito gli avversari politici lo aggredivano verbalmente, costringendo i compagni di partito – l’allora Psi – a difenderlo e giustificarlo come un “giovane pulito”. Intanto nel 1991/92 scoppia “Tangentopoli”, e il partito socialista, come altri, viene annientato.

Otello Dalla Rosa segue i travagli della sinistra per approdare infine al Pd. Intanto però è beneficiario dello spoils system all’italiana (dall’inglese: sistema dei bottini) che consiste nel “seminare l’orto dei partiti” rappresentato dalle numerosissime partecipate del Comune, dove si inseminano amicizie, consenso politico, sensibili compensi e privilegi. Un privilegio, per esempio, è quello riservato ai dipendenti pubblici: ci sono insegnanti che vengono esonerati dalla cattedra, oppure hanno un orario ridotto a una o due ore di lezione a settimana, fermi restando gli emolumenti e correlati. Ebbene, Otello Dalla Rosa lascia (per legge) la presidenza delle Aim poche settimane prima di ottenere la candidatura a sindaco per il centrosinistra. S’intende che tutto ciò è legale, ma è illegittimo per l’esercizio della democrazia.

Ora ci sono riforme che partono dal Parlamento; ma ce ne sono alcune altre che possono essere realizzate a livello locale. Il ballottaggio o sorteggio per le decine e decine di incarichi istituzionali che il Comune prevede presso le sue municipalizzate, le altre aziende ed Enti partecipati, potrebbe realizzarsi con la modifica dello Statuto comunale introducendo il sistema del sorteggio. Ma queste riforme potranno mai essere concretizzate da portatori di una cultura partitocratica?

Nelle recentissime elezioni politiche il M5S è stato il vero vincitore ed ha raggruppato, inevitabilmente, un elettorato molto variegato. Esso ha come “collante” la molto avvertita avversione per un potere che si esprime come “Casta”, ossia una gretta oligarchia la quale, come bene primario, reputa la propria sopravvivenza come necessaria per una generica “salvezza” del Paese. Un terzo dell’elettorato, invece, li reputala causa dei mille guai italiani e li vuole spodestare. Il M5S, che dichiara di voler riformare lo Statuto comunale per ampliare la partecipazione popolare, a tutt’oggi non ha mai nemmeno accennato al sorteggio o ballottaggio sopra descritto.

Adesso – dopo questa pubblica informazione – non potranno dire di non aver saputo. A meno che i grillini berici – e loro associati – siano gli inconsapevoli artefici del ripetersi dello schema già sperimentato in Grecia con Syriza o nei Comuni di Torino e Roma con le giunte Appendino e Raggi: di fronte all’emergenza, di fronte alle pressioni dei creditori, di fronte ad un quadro sempre più fosco e complesso, il M5S (quello berico compreso) si sfalderà, lasciando mano libera alla speculazione.

Che rimane da saccheggiare? I risparmi delle famiglie (vedi Banca Popolare di Vicenza e gli altri istituti bancari), le partecipate della Cassa Depositi e Prestiti, gli immobili dello Stato (e quelli comunali) ed una miriade di municipalizzate tra le quali le vicentine Aim, Amcps, Svt (Storica fusione tra Aim e Ftv). Dopo l’ultimo salasso, l’Italia, esangue, potrà anche essere spinta al default, come la Russia del 1998.

Enzo Trentin

*****

Un “Sonetto Romanesco” di Trilussa:

L’elezzione der Presidente (1930)

Un giorno tutti quanti l’animali
Sottomessi ar lavoro
Decisero d’elegge’ un Presidente
Che je guardasse l’interessi loro.
C’era la Societa de li Majali,
La Societa der Toro,
Er Circolo der Basto e de la Soma,
La Lega indipendente
Fra li Somari residenti a Roma,
C’era la Fratellanza
De li Gatti soriani, de li Cani,
De li Cavalli senza vetturini,
La Lega fra le Vacche, Bovi e affini…
Tutti pijorno parte a l’adunanza.
Un Somarello, che pe’ l’ambizzione
De fasse elegge’ s’era messo addosso
La pelle d’un leone,
Disse: – Bestie elettore, io so’ commosso:
La civirtà, la libbertà, er progresso…
Ecco er vero programma che ciò io,
Ch’è l’istesso der popolo! Per cui
Voterete compatti er nome mio…
Defatti venne eletto propio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
E allora solo er popolo bestione
S’accorse de lo sbajo
D’ave’ pijato un ciuccio p’un leone!
– Miffarolo!… Imbrojone!… Buvattaro!…
– Ho pijato possesso,
– Disse allora er Somaro – e nu’ la pianto
Nemmanco si morite d’accidente;
Silenzio! e rispettate er Presidente!

Un commento

  1. Giannantonio Zanolli

    Il sorteggio potrebbe essere il metodo adottato da un ” partito di servizio ” : cioè una organizzazione territoriale minima che funge da segreteria organizzativa, col solo compito di adempiere a tutte le formalità burocratiche connesse alle varie tornate elettorali.
    Un ” partito ” che nasce con lo scopo primario di permettere a chiunque abbia i diritti politici, di candidarsi al sorteggio che formerà la lista elettorale anche nelle sue varie posizioni , senza altro manifesto politico se non quello di aprire le porte delle istituzioni a chi si assume la responsabilità individuale di volerci provare attraverso il sorteggio .
    Questa possibilità potrebbe risultare interessante per chiunque male si adatti alla vita di partito tradizionale, con vincoli, segreteria politica, disciplina comune, ordini di scuderia a cui sottostare ecc.
    Questo è fattibile da subito, senza modificare alcuna legge, senza attendere il placet di Lor Signori..sono sufficienti un certo numero di persone interessate alla sua realizzazione.
    Il sistema elettivo avrebbe da competere con un sistema diverso, demarchico, e probabilmente l’organismo misto che uscirebbe da queste due modalità di selezione, elezione e sorteggio, avrebbe capacità qualitativamente migliori a quelle viste fino ad ora ( esistono studi ed esperimenti statistici che dimostrano questa tesi , per esempio quelli del ” Gruppo di Catania ” , professori universitari che hanno studiato i sistemi decisionali formati appunto dalle due componenti ).
    Se ci fossero degli interessati , io sono disponibile.

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