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The United States Capitol, sede dei due rami del Congresso degli Stati Uniti d'America - Foto di Martin Falbisoner (CC BY-SA 3.0)
The United States Capitol, sede dei due rami del Congresso USA - Foto Martin Falbisoner (CC BY-SA 3.0)

I politici sono specializzati in una cosa: essere eletti

Vicenza – Il 10 giugno i vicentini andranno a votare per eleggere il nuovo sindaco. Otello Dalla Rosa (centrosinistra), e Francesco Di Bartolo (M5S) hanno già pubblicamente dichiarato che vogliono mettere mano allo statuto comunale per consentire ai cittadini una maggiore partecipazione alla vita pubblica. Lo statuto è l’equivalente della piccola Costituzione di questo ente, che condiziona i comportamenti della pubblica amministrazione, e quello dei cittadini che ad essa sono soggetti. C’è un mito che immagina che chi lavora per lo Stato e i politici sappiano tutto, e promuoveranno regole che beneficiano tutti in opposizione alle fazioni particolari. Si immagina che i grandi attori della società soffrano mentre lo Stato impone nuove regole che richiedono loro di agire mettendo da parte la propria avidità, e di servire l’interesse pubblico.

Ma ciò che accade realmente è diverso. Non vi è una sola regolamentazione nel codice che non abbia un autore senza un qualche legame con il settore da essa regolato. L’ennesima conferma ce la fornisce Jeffrey Albert Tucker. Uno scrittore americano di economia della scuola austriaca, editore di libri, e imprenditore in internet. A partire dal 2017, è direttore editoriale dell’American Institute for Economic Research, e Chief Liberty Officer (Clo) di Liberty.me. Tucker è anche uno studioso aggiunto con il Mackinac Center for Public Policy, e un associato Acton Institute.

In questi giorni ha stilato un commento a proposito dell’audizione di Mark Zuckerberg davanti al Senato Usa, e ha osservato che l’evento somigliava a una telefonata al servizio tecnico clienti lunga cinque ore. Ed è vero. Se avete mai dovuto fornire supporto tecnico, sapete come funziona. Il cliente è senza speranza, frustrato, ed essenzialmente ignorante riguardo al prodotto. Questo era il Senato. L’impiegato del supporto cerca di organizzare gli argomenti, e di restare paziente. Questo era Zuckerberg. Eventualmente, il problema si risolve quando la sua causa diventa assolutamente evidente. Era fin dall’inizio una sciocchezza, e risolverla è facile. Un segreto del supporto tecnico è il tempo della chiamata. Più a lungo il tecnico aspetta a rispondere, più è probabile che il cliente risolva da solo il proprio problema.

È andata così con l’audizione a Facebook. È diventato ovvio che i senatori non sapevano assolutamente nulla su come funziona Facebook, chi possiede i dati, come fa a fare soldi, la relazione tra la piattaforma e l’App, cosa significa una violazione dei dati, e così via. Mark si trovava dall’altro capo del filo, a spiegare tutte le basi, fornire dettagli tecnici, spiegare la base del modello di business, parlando con serietà della sua storia personale e dei suoi sogni per il futuro della piattaforma. E acconsentendo all’idea di una regolamentazione.

Ogni senatore che si è confrontato con lui si è trovato immediatamente fuori dal suo elemento. È qualcosa che deve ricordare a tutti noi che queste persone non sono i maestri dell’universo. Non sono le persone più intelligenti della popolazione. Sono specializzate in una cosa sola: essere eletti alla carica di senatori. Nel fare questo, creano messaggi che hanno appeal per la loro base e il loro partito. Una volta insediatisi, lavorano a farsi rieleggere. O in alternativa, votano sulla legislazione.

C’era una sola persona nella stanza che conosceva davvero Facebook ed era Mark Zuckerberg. Questo gli dava un vantaggio decisivo su tutti gli altri presenti. E se ne è servito fino in fondo. Ha spiegato che sono gli utenti che decidono di fornire i dati, e che possono controllare quanti, quanto spesso, e quanto nel dettaglio. Condividono questi dati autorizzando applicazioni che li raccolgono. E gli utenti possono tornare indietro in ogni momento. I senatori erano incantati. Mark ha vinto. Il prezzo delle azioni di Facebook è salito del 9% dopo la sua testimonianza.

Eppure i senatori si sono posti la domanda: che possiamo fare noi che siamo qui? E la risposta era ovvia: regolamentare. Vi chiedo il favore di leggere il seguente scambio di battute innanzitutto, tra Mark e la senatrice Lindsey Graham del Sud Carolina:

  • GRAHAM: Accetta la regolamentazione?
  • ZUCKERBERG: Penso che la vera domanda, mentre Internet diventa sempre più importante nella vita delle persone, sia quale è la giusta regolamentazione, non se ve ne debba essere una o meno.
  • GRAHAM: Ma voi, come azienda, siete favorevoli alla regolamentazione?
  • ZUCKERBERG: Io ritengo di sì, se è quella giusta.
  • GRAHAM: Pensa che in Europa abbiano trovato il modo giusto?
  • ZUCKERBERG: Credo che abbiano fatto le cose per bene.
  • GRAHAM: Quindi sarebbe disponibile a collaborare con noi per verificare quali regole potrebbero essere appropriate per il vostro settore?
  • ZUCKERBERG: Assolutamente.
  • GRAHAM: Okay. Potrebbe sottoporci una proposta di regolamentazione?
  • ZUCKERBERG: Certo. E vi farò seguire dal mio team così, in questo modo, potremo avere questa discussione entrando nei diversi aspetti che penso questa discussione debba toccare.
  • GRAHAM: Non vediamo l’ora.

Avete capito cosa è accaduto qui? Abbiamo una trascrizione dal Senato che dice che Facebook sarà il consulente nella redazione del provvedimento legislativo. Cosa vi sembra? Conflitto di interessi? Avete fatto la conoscenza delle regolamentazioni politiche. I grandi stakeholder sono sempre e ovunque coinvolti nella redazione delle regolamentazioni, e vi si adoperano in modo da avvantaggiarsene, esattamente come ci si aspetterebbe.

Nel caso di Facebook, sosterranno l’introduzione istituzionale di alcuni cambiamenti nel modo in cui i social media dovrebbero funzionare. Ogni cambiamento implicherà un costo per adeguarvisi. Facebook si assicurerà di poterlo sostenere… e che i suoi concorrenti non lo possano fare senza svenarsi. Questo gli darà un grande vantaggio sul mercato, renderà più difficile per le startup entrare nella competizione, e garantirà per legge a questa piattaforma una posizione dominante. Ecco perché Mark è stato subito d’accordo con la regolamentazione. La regolamentazione avvantaggia sempre i più grandi players sul mercato.

Ora come ora, Facebook si trova davanti la massiccia concorrenza delle altre piattaforme nel settore dei social media, degli imitatori, e degli usi alternativi del tempo delle persone. In un certo senso, è il momento migliore per invocare l’istituzionalizzazione da parte dello Stato di Facebook come una sorta di bene pubblico. Questa può essere la fine che ha in mente Zuckerberg. E questo non dovrebbe proprio sorprendere La regolamentazione statale ha sempre funzionato in questo modo, dai fornitori di carne degli inizi del ventesimo secolo (che scrissero e promossero la regolamentazione del loro settore), a tutta la legislazione sul lavoro (sono i rappresentanti legali dei sindacati ad esercitare l’influenza maggiore), alle odierne tecnologie digitali (non c’è modo che Google e Facebook siano tenuti fuori dalla scrittura dalle regole che regolamentano i loro settori).

Molte persone sono brave nell’usare il mercato per far soldi; solo poche speciali persone diventano difensori di una aperta competizione. Così i politici delle nostre contrade potranno aggiornare il loro status (statuto e regolamenti) e dire: «oggi abbiamo approvato delle regole che hanno un più ampio respiro democratico. Abbiamo messo in ginocchio tutta quella gente ribelle che continua a criticare il nostro modo di far politica.

Luciano Spiazzi

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