Niccolò Machiavelli in un celebre ritratto di Santi di Tito
Niccolò Machiavelli in un celebre ritratto di Santi di Tito

Più leggi vengono emanate, più ladri vi saranno

Vicenza – Matteo Corsini, nel 2013 è stato candidato alla poltrona di sindaco di Roma con la lista Roma Risorge, senza naturalmente ottenere alcun risultato elettorale. Ma questo non deve sorprendere, perché al gioco delle elezioni è sempre “il banco partitocratico” che vince, quasi mai gli “outsider indipendenti”. Corsini ama spesso occuparsi di questioni politico economiche, pretesto per acidi commenti come quello che segue:

Quanto sia significativo il mix di ignoranza su come funziona l’economia e di malafede lo dimostra, tra i tanti esempi, il credito che, nel clima post elettorale, diversi commentatori stanno dando alle bislacche proposte del M5S per ridurre il debito in rapporto al Pil. Questi riciclatori delle peggiori forme di keynesismo raccontano che risolveranno il problema grazie a mirabolanti investimenti pubblici con moltiplicatori stellari. Quindi vogliono far credere che, partendo da un debito che supera il 130% del Pil, sia facendo altro debito che si riduce il rapporto. Non stanno dicendo nulla di nuovo, è una ricetta da venditori ambulanti di pozioni magiche, ma c’è chi li prende sul serio, notandone la svolta europeista a seguito del primo giro di consultazioni al Quirinale.

Ed ecco che sul Sole 24 Ore (ma praticamente su tutti i principali quotidiani) si legge della nuova trovata pentastellata: “una promessa di taglio di quel macigno da quasi 2.260 miliardi con un’operazione di ingegneria finanziaria più volte vagheggiata nell’ultimo decennio. Che potrebbe basarsi sull’emissione di bond con immobili pubblici a garanzia. L’ipotesi al vaglio è quella di trasferirli a una società veicolo, dunque fuori dal perimetro dello Stato. Senza privatizzazioni o svendite, fumo negli occhi dei Cinque Stelle. Il quantum va definito, così come i contorni precisi. La preoccupazione, nel Movimento, è evitare cartolarizzazioni di tremontiana memoria.

Il fumo negli occhi mi pare quello che questi signori cercano di soffiare in faccia a chi li ascolta. Possono anche trovare una forma per fare sembrare l’operazione diversa dalle cartolarizzazioni impostate qualche lustro fa da Giulio Tremonti, ma la sostanza economica non sarebbe diversa. E con ogni probabilità l’insuccesso sarebbe ancora più significativo, dato che il mandato della società veicolo sarebbe di evitare “privatizzazioni o svendite”. Ma se si vuole che gli immobili pubblici smettano di essere (solo) un costo per chi paga le tasse, non si può pensare di evitare vendite e, magari, affittarli a canoni fissati politicamente. Probabilmente in Italia qualcuno potrebbe bersi le sciocchezze di Di Maio e dei suoi “esperti” economici, ma altrove nessuno si farebbe gabbare.

È una storia antica quella del cittadino comune che si fa gabbare dal politicante di turno. Anche Niccolò Machiavelli (Il Principe – 1513) scrisse qualcosa in merito: «Se ne potrebbero fornire infiniti esempi tratti dalla storia moderna, e mostrare quante paci, quante promesse furono violate e vanificate dalla slealtà dei principi, e chi meglio ha saputo farsi volpe, meglio è riuscito ad aver successo. Ma è necessario saper mascherare bene questa natura volpina ed essere grandi simulatori e dissimulatori. Gli uomini sono così ingenui e legati alle esigenze del momento che chi vuole ingannare troverà sempre chi si lascerà ingannare. […] Va ricordato che nulla è più difficile da pianificare, più dubbio a succedere o più pericoloso da gestire che la creazione di un nuovo sistema. Per colui che lo propone ciò produce l’inimicizia di coloro i quali hanno profitto a preservare l’antico e soltanto tiepidi sostenitori in coloro che sarebbero avvantaggiati dal nuovo.

Prima ancora i taoisti credettero all’idea di nessuna interferenza dello Stato nell’economia o nella società. Mentre la figura enorme di Confucio (551-479 a.C) e dei Confuciani stavano invece a metà strada. Di gran lunga i più interessanti filosofi politici cinesi furono dunque i Taoisti, fondati dall’immensamente importante, ma pieno di ombre, Laozi. Poco è conosciuto sulla vita di Laozi, ma fu un contemporaneo e un conoscente personale di Confucio. Come quest’ultimo originariamente venne dallo Stato di Sung ed era un discendente della più bassa aristocrazia della dinastia Yin. Entrambi gli uomini vissero in una epoca di tumulti, guerre e statalismo, ma ciascuno reagì in maniera molto diversa.

Laozi elaborò una visione dell’individuo e della sua felicità come unità fondante della società; se le istituzioni sociali ostacolavano la fioritura dell’individuo e la sua felicità, allora queste istituzioni avrebbero dovuto essere ridotte o abolite del tutto. Per l’individualista Laozi, il governo, con le sue «leggi e regolamenti più numerosi dei peli di un bue», era un oppressore vizioso del singolo, e «da temere più delle tigri feroci».

Insomma, per Laozi, il governo deve essere ridotto al minimo, limitato, reso il più piccolo possibile; «l’inazione» era il corretto funzionamento del governo, dal momento che solo l’inazione può permettere all’individuo di svilupparsi e raggiungere la felicità. Qualsiasi intervento da parte del governo sarebbe stato controproducente e avrebbe potuto portare alla confusione e alle rivolte. Primo economista politico a percepire gli effetti sistemici dell’intervento governativo, Laozi, dopo essersi riferito all’esperienza comune dell’umanità, giunse alla sua incisiva conclusione: «Più ci sono tabù e restrizioni artificiali nel mondo, tanto più la gente sarà povera. […] Più leggi e regolamenti vengono emanate, più ladri e briganti vi saranno».

Gli interventi governativi più cattivi secondo Laozi erano la pesante tassazione e la guerra. «La gente ha fame perché i loro superiori consumano l’eccesso in tassazione» e «dove gli eserciti sono stati stanziati, crescono le spine e i rovi. Dopo una grande guerra, certamente seguiranno anni severi di carestia». La cosa più saggia, quindi, è quella di mantenere il governo semplice e inattivo, allora il mondo «si stabilizzerà da sé». Come Laozi evidenziò, «perciò il Saggio dice: non prendo alcuna azione che trasformi le persone, sono favorevole alla quiescenza e ai diritti delle persone, non prendo alcuna azione e le persone si arricchiranno da sé […]».

Profondamente pessimista, la sua visione non ripose nessuna speranza in un movimento di massa per correggere il governo oppressivo. Non bastasse, Albert Einstein, uno degli autori più citati al mondo, disse: «Abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare per risolvere i problemi causati dal vecchio modo di pensare.» Insomma, la storia dei grandi saggi del passato, a conoscerla, offrirebbe da sé le soluzioni. Invece, l’uomo contemporaneo, evoluto e istruito, è facile preda della propaganda messa in circolo dai più disinvolti politicanti.

Nel frattempo tutti vorremmo pagare meno tasse, ma sul come fare, le opinioni divergono. Intanto, noi non vorremmo essere presi in giro. La Lega propone la flat tax (tassa piatta), cioè una tassazione unica, al 15%. Fattibile? Ci sono dei dubbi. Sulla proposta della Lega, interviene l’Istituto Bruno Leoni (Ibl), un centro che elabora studi e ricerche per il libero mercato e, ogni anno, pubblica l’indice delle liberalizzazioni in Europa. L’Ibl è molto chiaro: la flat tax, così come proposta, serve ad acchiappare voti. “Si lascia credere che in questo modo le tasse diminuiranno. Naturalmente è una colossale sciocchezza”, e ancora, “I partiti sostenitori della flat tax, però, lasciano intendere che in questo modo si pagherà meno. “Non è vero”, aggiunge l’Ibl. Esso non è contrario alla tassa unica (flat tax), se accompagnata da una serie di interventi che consentano di evitare falle nei conti pubblici, infatti, ha una sua proposta basata sull’aliquota unica al 25%, associata a una razionalizzazione della spesa pubblica (spending review) e un intervento sulle deduzioni e detrazioni. Insomma, la flat tax al 15%, così come proposta dalla Lega, è una bufala.

Intanto il Fondo Monetario Internazionale sollecita il taglio delle pensioni calcolate con il sistema retributivo. Insomma, alcuni partiti sono portatori di istanze di una organizzazione politica, monetaria e bancaria internazionale, che mira ad una profonda modifica del nostro sistema pensionistico. A quanto ammonterebbe il taglio alle pensioni? Secondo un report de IlSole24Ore, del 20 maggio 2015, “è di 46 miliardi il conto del retributivo”, vale a dire che se si applicasse il contributivo alle pensioni retributive, attualmente percepite della maggior parte dei comuni cittadini, si potrebbero risparmiare 46 miliardi, il che migliorerebbe il bilancio dell’Inps e dello Stato ma ad un costo insostenibile per i pensionati, una vera e propria “macelleria sociale”, paventata in commissione Bilancio della Camera dei Deputati, nel corso della passata legislatura. Il taglio dei vitalizi, di cui si parla in questi giorni, non sarebbe altro che la foglia di fico di copertura di un’operazione di “ristrutturazione” delle pensioni attualmente percepite. Dopo i vitalizi si passerà alle “pensioni d’oro” (M5S e FdI lo hanno già annunciato) e, poi, alle altre pensioni.

Luciano Spiazzi

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