“Otello Dalla Rosa, un prestigiatore maldestro”

Vicenza – Il candidato sindaco per la coalizione di centrosinistra ha recentemente propagandato nei mass-media (si veda anche qui) di aver raccolto oltre 140 persone nello “Spazio industriale 121” per la scrittura del programma condiviso della coalizione. E dichiara tra l’altro: «Questa mattinata è la naturale prosecuzione del cammino fatto in questi mesi assieme ai vicentini. Oggi abbiamo dimostrato ancora una volta cosa significa per noi partecipazione. Vuol dire confrontarsi e costruire assieme un progetto di città.» Insomma, vorrebbe gabellarci l’idea che eleggendo lui i cittadini “tutti” sarebbero soddisfatti, perché lui realizzerà quello che vogliono “tutti” i vicentini. Ovviamente di tratta dell’ennesima fanfaluca elettorale, e vediamo nel dettaglio perché.

L’operatività svolta  nello “Spazio industriale 121” è analoga a quella dei Town meeting. Il termine Town meeting potrebbe essere tradotto come assemblea cittadina e va inteso non solo come evento ma anche e soprattutto come forma di governo democratico diretto. Ha delle affinità con varie forme storicamente determinate di rappresentatività e gestione del potere legislativo ed amministrativo: le polis dell’antica Grecia, i comuni medievali italiani, i mirs rurali della Russia, il tun germanico, i pueblos spagnoli, e les assemblées communales et départementales (sezioni urbane) della Rivoluzione francese, i Landsgemeinde svizzeri ed altri istituti di autogoverno locale.

Il Town Meeting può anche essere elettronico (Etm) ed è uno strumento di confronto deliberativo che permette il coinvolgimento di grandi gruppi di persone – da qualche decina a diverse migliaia – nella discussione su un tema nel corso di un’unica giornata, con persone partecipanti anche da sedi diverse e in diverse lingue. I cittadini che vi partecipano sono sorteggiati tra tutta la popolazione avente diritto al voto. Cosa che a Vicenza non è avvenuta, visto che è esplicitamente detto che a quella riunione erano presenti solo gli aderenti al centrosinistra. Le decisioni scaturite dai Town Meeting si trasformano in deliberazioni valide per l’intera comunità da cui scaturiscono.

Nel caso del candidato sindaco per la coalizione di centrosinistra si tratta di fuffa, propaganda, nient’altro che fumo negli occhi. La democrazia (termine di derivazione greca: demos, “popolo”, e kratein, “potere” o Krazia “regola”) è svuotata d’ogni suo più autentico significato. Che cosa non si fa per il timore di perdere e la speranza di ottenere vantaggi? Non è forse facile che i vantaggi siano ricompense? Le ricompense non richiedono comportamenti meritori agli occhi di chi le può elargire? In tal modo si vilipendono con i fatti le cariche che si ricoprono, rendendo le proprie idee malleabili e compiacenti rispetto agli altrui, veri o presunti, desideri.

Noi viviamo in una repubblica solo nominalmente democratica. La democrazia ha le sue istituzioni: il popolo con le sue organizzazioni sociali che si fa corpo elettorale ma conserva sempre la sovranità (Art. 1, Comma 2, della Costituzione); i partiti con i loro capi che si richiamano all’appoggio del popolo e lo traducono in piani e proposte che possono sempre essere bocciate dalla sovranità popolare; il Consiglio comunale che ne organizza il confronto e li traduce in decisioni legislative; il sindaco e la sua giunta che le trasforma in decisioni operative e crea cosi il consenso per ciò che fa; dando un abbrivio incessante alla grande macchina della democrazia con ciò che di autentico in essa c’è.

La democrazia non è in buona salute in nessuna parte del mondo, ed anche in Italia e a Vicenza non scherziamo. Come è stato scritto, viviamo in un’epoca in cui i maiali (quelli della Fattoria degli animali di orwelliana memoria) governano, gli asini parlano, scrivono o tengono comizi, le volpi fanno i ministri, le gazze e i vampiri amministrano, gli sciacalli fanno i bottegai, i topi gestiscono l’ambiente, i formichieri fanno carriera (questione di lingua), i lupi scalano borse e banche, i camaleonti si candidano dal centro-destra al centro-sinistra, a conferma che la politica per molti è diventata solo politicantismo, e chi più ne ha più ne metta. Viviamo ingabbiati in mezzo agli equivoci in cui la società stempera i suoi sensi di colpa, nel chiasso indicente della società consumistica e mediatica.

Luciano Spiazzi

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