Negozi aperti nei festivi, una proposta di legge

Venezia – In Veneto si torna a parlare della modifica alla disciplina statale degli orari e delle giornate di apertura degli esercizi commerciali. Dopo aver chiesto, nelle scorse settimane, un atto di impegno ai parlamentari veneti eletti alle politiche del 4 marzo, l’assessore regionale allo sviluppo economico e al commercio, Roberto Marcato, ha annunciato un’altra iniziativa della giunta. Si tratta di una proposta di legge statale da trasmettere al parlamento nazionale, ai sensi dell’articolo 121 della Costituzione.

“Sulla necessità di limitare le aperture festive – ha spiegato Marcato – si erano da tempo espressi a favore tutti gli schieramenti politici, ma la precedente legislatura si è conclusa senza risultati. Molte promesse sono state fatte in campagna elettorale e il Veneto non vuole che le acque tornino a ristagnare, visto che anche in occasione delle prossime festività del 25 aprile e del primo maggio molti centri commerciali resteranno aperti”.

“Per questo vogliamo mettere nelle mani del nuovo parlamento uno strumento legislativo già pronto, che introduca alcune limitazioni alla liberalizzazione degli orari, attraverso la previsione di dodici giornate festive, laiche e religiose, in cui gli esercizi commerciali siano tenuti ad osservare l’obbligo di chiusura”.

La chiusura obbligatoria viene indicata per il primo e il 6 gennaio, per il 25 aprile, la domenica di Pasqua e il lunedì dell’Angelo, il primo maggio, il 2 giugno, il 15 agosto, il primo novembre, l’8 dicembre, Natale e Santo Stefano. La proposta prevede sanzioni da 2 mila a 12 mila euro in caso di inosservanza dell’obbligo e la chiusura dell’esercizio commerciale fino a 20 giorni in caso di recidiva.

“La questione centrale – ha proseguito Marcato – è quella delle aperture senza nessun criterio di ragionevolezza, competenza di cui le Regioni sono state espropriate. La proposta normativa del Veneto muove dall’oggettiva esigenza di contrastare gli effetti negativi che si sono determinati nel tempo con la liberalizzazione degli orari di vendita, sia sotto il profilo dello sviluppo economico sia sul piano etico e sociale”.

“Da indagini statistiche – si legge in una nota di palazzo Balbi – è emerso che la liberalizzazione non ha comportato quel generale aumento della produttività, dei fatturati e della competitività delle imprese commerciali. Nel triennio successivo all’entrata in vigore della liberalizzazione (2012-2015) si sono registrate circa 74 mila chiusure di piccole e medie imprese commerciali, mentre c’è stato un spostamento del 3,3 per cento delle quote di mercato dagli esercizi commerciali minori agli esercizi della grande distribuzione; si è determinata una diversa modulazione della spesa delle famiglie, concentrata nei fine settimana in cui la grande distribuzione, a differenza delle altre tipologie di esercizi commerciali, è in grado di sostenere i maggiori costi derivanti dalle aperture domenicali continuative, ma con turni di lavoro assurdi per il personale dipendente”.

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