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Roma, il palazzo di Montecitorio - Foto di Roncoa - Flickr.it (CC BY-ND 2.0)
Roma, il palazzo di Montecitorio - Foto di Roncoa - Flickr.it (CC BY-ND 2.0)

La rana non si accorge che l’acqua sta per bollire

Vicenza – In pochi mesi ci siamo trovati ad ascoltare in due successive campagne elettorali, prima quella per il Parlamento, oggi quella per la “conquista” del Comune di Vicenza, un sacco di personaggi che ci hanno raccontato e raccomandato le meraviglie che – votando loro – potremmo aspettarci. Il transfert è geniale e progressivo per “venderci” un’infinita pletora di disinvolti politici che ormai facciamo fatica a ricordare chi siano e da dove siano venuti.

I clinici la chiamano incrementalità: come il fumatore non percepisce l’incremento di rischio dovuto ad una sola sigaretta e, quindi, continua ad aggiungere rischio a quello già accumulato, così il cittadino, teleutente, votante, contribuente e connesso è in grado di accettare qualunque peggioramento, se somministrato con la opportuna gradualità. Appiattimento delle tasse, sostegno diffuso della povertà, abbassamento dell’età pensionabile, riduzione del debito pubblico. Siamo in grado di credere a tutto, purché ce lo dicano con sufficiente lentezza, in modo che la rana non si accorga che l’acqua della pentola sta per bollire.

Di Maio non dovrebbe parlare di democrazia diretta senza configurarla come equilibrio della democrazia rappresentativa. Men che meno lo ha fatto, sino ad oggi e malgrado le nostre sollecitazioni, il candidato pentastellato a Vicenza. Chi recentemente, in un pubblico dibattito, ha ascoltato Francesco Di Bartolo (M5S) ha dichiarato che sicuramente ha conquistato la palma del vincitore nella gara di noia letale. Sarebbe stato infatti l’unico, ad un certo punto, a essere stato forzatamente interrotto dal pubblico, che protestava a suon di “basta!”, “logorroico!”.

Le contaddizioni del M5S: (vedi qui) Quelli di Forza Italia (Berlusconi) e del M5S (Di Maio e Di Battista), proponevano di modificare la Costituzione introducendo il “vincolo di mandato”. Proposte contraddette, pochi giorni dopo, dallo stesso Silvio Berlusconi, che si è detto pronto ad accogliere i fuoriusciti del M5S, promettendo l’indennità integra, senza devoluzioni, al quale hanno risposto, sia Di Maio, definendo traditori coloro che cambiano “casacca”, sia Di Battista che ha parlato di mercato delle vacche.

Proprio in questi giorni, però, il gruppo parlamentare senatoriale del M5S si è dato un regolamento interno che prevede il “cambio di casacca”. Il regolamento recita: “Eventuali richieste di adesione provenienti da senatori precedentemente iscritti ad altri gruppi potranno essere valutate, purché siano incensurati, non siano iscritti ad altro partito, non abbiano già svolto più di un mandato elettivo oltre quello in corso, ed abbiano accettato e previamente sottoscritto il Codice etico”.

Insomma, per entrambi, M5S e Forza Italia, è ben accetto chi “cambia casacca” in loro favore, perché è redento, liberato, illuminato sulla via di Damasco, mentre chi fuoriesce, è un traditore, un miscredente da condannare e, sanzionabile, addirittura con centomila euro, come prevede il M5S.

 E le sdegnate dichiarazioni preelettorali? Nel cestino dei rifiuti. Il M5S aveva criticato Forza Italia: siamo al mercato delle vacche preventivo, diceva. Ora, a parti inverse, siamo al mercato delle vacche successivo, per opera del M5S. Intanto qualcuno ha osservato che sulla formazione del governo incombono alcune circostanze non favorevoli.

Il governo “dimissionario” ed in carica solo per “l’ordinaria amministrazione” ha pensato bene di compiere un atto piuttosto pesante in politica estera: non sappiamo cosa sia capitato alla ex-spia russa in Gran Bretagna, non ci sono prove che siano stati i russi e di bugie, in passato, ne sono state raccontate in abbondanza (ricordiamo la fialetta d’antrace di Powell!) eppure, abbiamo espulso due funzionari russi dall’Italia. Atto grave in politica estera, che un governo dimissionario non dovrebbe permettersi (trincerandosi proprio dietro questa qualifica). Forse Mattarella dimentica d’essere stato ordinario di Diritto costituzionale?

C’è poi una scadenza di cui pochi parlano, e lo si vede bene nella scaletta che abbiamo ricavato dall’agenzia Adnkronos (vedi qui), ovvero che tra pochi giorni, dal 15 al 30 di aprile, il Parlamento a maggioranza assoluta deve approvare il Def (Documento di programmazione economica finanziaria) ed inviarlo a Bruxelles. C’è il sospetto che Mattarella speri d’esser costretto a nuove elezioni e questo darebbe modo a Gentiloni di scrivere il nuovo Def e consegnarlo al nuovo governo nell’autunno, quando i giochi saranno già fatti e si dovrà seguire, obtorto collo, le indicazioni del Def (poiché i tempi saranno strettissimi). Un Def scritto da Padoan & company, ed approvato dall’Europa con un coro d’applausi? Oh, grande gioia! Questo spiegherebbe la strana “pace” sul fronte dei titoli di Stato e relativi spread.

Gli elettori del M5S sono giovani, con livello d’istruzione medio-alto, e questo li porta a credere che sia “facile” rimediare ad una situazione disastrosa: molti sono disposti a dare credito al loro partito, ma non si sa fino a quando. Se giungeranno al potere con grandi difficoltà – e a fronte di una situazione disperante (a questo ci penserà Padoan, se scriverà lui il Def) – non si sa quale potrà essere la tenuta del suo elettorato. Volevamo scrivere un articolo gradevolmente disturbante quanto può esserlo una feature politica su un paese che amiamo, ma dove ci è impossibile vivere. We are sorry, sarà per un’altra volta.

Enzo Trentin

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