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Vicenza - Loggia del Capitaniato

In politica non si giudicano gli uomini ma i fatti

Vicenza – Una sinistra politica si fa incarcerare o affronta l’esilio per dare l’indipendenza alla Catalunya, e quindi per avere un diverso governo. Per sostenerla milioni di catalani scendono in strada a farsi manganellare – per ordine del governo di Madrid – dalla Guardia Civil, e questo mentre l’Unione Europea è intenta a guardare da un’altra parte. La sinistra in salsa berica è al governo della città del Palladio negli ultimi dieci anni, con un bilancio assai carente specialmente sul piano democratico.

Otello Dalla Rosa
Otello Dalla Rosa

Il nuovo che da queste parti si prospetta attraverso il candidato sindaco Otello Dalla Rosa, a prescindere dai soliti immaginifici proponimenti o promesse elettorali – con tutto quello che tale definizione implica -, intende aumentare di altre cento le telecamere di sorveglianza stradale, e assumere, istruire e rimpannucciare 50 extracomunitari per aiutare i cittadini a sentirsi più sicuri. Due bizzarrie.

Già la sinistra a livello nazionale è stata elettoralmente punita per sostenere l’immigrazione di massa che alcuni definiscono l’invasione dei clandestini economici a danno della disoccupazione autoctona, e tanto altro ancora. Infatti l’infiltrarsi nel territorio di masse di diseredati pronti a qualsiasi lavoro e a qualsiasi salario, non è forse falsare il mercato del lavoro, e collocare gli autoctoni in condizioni più precarie? E che dire delle decine di migliaia di profughi nullafacenti ospitati in alberghi, mentre i terremotati italiani sono costretti da anni a vivere in baracche che eufemisticamente sono chiamate prefabbricati? A prescindere dai casi (numerosi) di corruzione, come mai non si semplificano le procedure, e si accelera la ricostruzione?

Ma torniamo alla falde dei colli berici. Quanto ad aumentare di ben 100 telecamere la sorveglianza stradale è necessario ricordare che non è ammissibile l’uso di telecamere solo perché l’impianto è meno costoso rispetto ad altre forme di controllo. Infatti, il presupposto è la libertà dei cittadini, che devono poter circolare nei luoghi pubblici senza dover subire ingerenze eccessive nella loro privacy. Il requisito di proporzionalità obbliga a ricorrere alle telecamere solo come misura ultima di controllo, cioè quando altre misure si siano rivelate insufficienti oppure inattuabili.

Insomma, a parte l’inopportunità di questa misura, il candidato sindaco non si rende conto che con questa proposta implicitamente ammette l’inefficienza della sua parte politica che ha governato negli ultimi due lustri, malgrado l’assessorato preposto sia stato retto da un ex questore, e la constatazione del fatto che chi delinque sa come rendere inefficaci le telecamere. È questo quello che lui orgogliosamente vuole continuare a rappresentare? Che poi dalle parti del centrosinistra abbiano delle idee alquanto singolari sull’esercizio della sbandierata partecipazione popolare, valgano due incontrovertibili fatti:

1 – Alcune associazioni che promuovono la democrazia diretta da anni cercano di collaborare con l’amministrazione comunale per modificare in senso autenticamente democratico sia lo statuto sia l’apposito regolamento, ma non si dichiarano soddisfatte. Ob torto collo sono costrette ad ammettere che… piuttosto di niente. Si veda qui: «Leggendo il nuovo statuto prima e il nuovo regolamento ci si può rendere conto come, quest’amministrazione abbia da una parte concesso l’eliminazione del quorum dai referendum e dall’altra riempito di paletti di ogni genere statuto e regolamento per impedire di fatto l’esercizio di questo diritto ai cittadini.»

2 – L’unico motivo di soddisfazione che le predette persone e associazioni hanno è quello d’aver eliminato il quorum dai referendum. Tuttavia la Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa nel suo parere 797/2014 ha espresso una precisa raccomandazione. In questo parere la commissione consiglia di non prevedere un quorum di partecipazione né uno di assenso, in quanto avrebbero effetti non desiderabili sotto il punto di vista democratico. I quorum di affluenza hanno almeno due effetti indesiderati: primo, le astensioni sono assimilabili ai non-voti, e secondo, i voti espressi per una proposta che alla fine non raggiunge il quorum saranno inutili. Sempre la Commissione di Venezia nel sopraccitato parere 797/2014, ritiene che le firme necessarie per proporre un referendum debbano essere pari a 1/50 (2%) degli elettori. Le cinquemila firme richieste per indire un referendum comunale (articolo 29 dello statuto), sono dunque esorbitanti e indicano più un ostacolo che non la sincera voglia di assecondare l’esercizio della sovranità popolare di cui all’articolo 1, comma 2, della Costituzione. Il Comune di Vicenza, infatti, alle ultime elezioni per il Parlamento contava 87.304 elettori. Il 2% quindi sono 1.750 firme e non cinquemila. Un elevato numero di firme può indicare un ampio sostegno popolare. Tuttavia, esso non garantisce il supporto, perché le persone possono firmare perché sono convinte che la questione sia controversa e che dovrebbe essere decisa dal popolo. Insomma, parole chiare da parte di un autorevole organismo internazionale di alta competenza.

Passando all’altro campo – quello del centrodestra – nemmeno ci occuperemo constatandoli da sempre avversi all’esercizio di un’autentica democrazia. Semmai la loro responsabilità, quando hanno retto le sorti del Comune di Vicenza – per più mandati -, è ben rappresentata dalla loro “effervescenza” edificatoria rappresentata dagli eco-mostri edilizi di Borgo Berga. Altri commenti sono superflui. Di fatto, con l’attuale legge elettorale per la designazione del sindaco, le minoranze non contano nulla. Nemmeno la funzione di opposizione e controllo è per loro efficace. Ridondante parlare degli altri, dei cosiddetti “piccoli”. Difficilmente esprimeranno il sindaco, e in consiglio comunale non potranno essere incisivi malgrado l’autorevolezza dei loro consiglieri.

Gli unici che potrebbero essere soggetti interessanti sono i 5 Stelle, che però sono segnati da una imbarazzante assenza di pensiero politico. Per mettere in rilievo la parabola dei “grillini”, giova notare che tra i due filoni che avevano caratterizzato la nascita di questo movimento – ovvero il reddito di cittadinanza e la democrazia diretta – la propaganda elettorale ha insistito sul primo mentre ha lasciato cadere di fatto il secondo.

E questo non a caso; si tratta infatti del segnale di compimento della normalizzazione del movimento, la prova provata che un movimento radicale, nella misura in cui concentra la sua lotta per il potere sul piano elettorale, viene assorbito da quello stesso potere di cui pure intendeva impadronirsi. Le elezioni hanno suggellato la domesticazione del M5S. In effetti ora questo movimento è divenuto un partito, dotato per di più non solo di un capo politico (Di Maio), ma perfino di un garante (Grillo). Figure anche queste bizzarre. E da una bizzarria a una eccentricità, ecco che, dopo il secondo e nuovo contratto con gli italiani firmato il 14 febbraio 2018 da Silvio Berlusconi, ora è Luigi Di Maio a proporre un contratto con gli altri partiti.

A Vicenza, invece, i “grillini” dichiarano di voler allestire un programma con la partecipazione della cittadinanza, senza peraltro dare risposte a chi ha pubblicamente domandato di conoscere in cosa consista e come si eserciti tale partecipazione. Constatato tutto questo, noi pensatori politici eterodossi proseguiremo nel ruolo di agitatori di idee, considerato che per loro abbiamo in serbo molte altre stimolanti osservazioni.

Enzo Trentin

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