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Democrazia diretta non nel genoma del centrodestra 

Vicenza – Prendendola non troppo alla lontana, partiamo da Gianroberto Casaleggio che sosteneva come i vecchi partiti sono moribondi, e attraverso il M5S proponeva come soluzione la democrazia diretta. Noi potremmo anche esserci distratti, ma ad oggi di concrete proposte di riforma in questo senso non ne abbiamo viste. Abbiamo provato a sollecitare il candidato Francesco di Bartolo, ma non abbiamo ricevuto risposte esaurienti, al che abbiamo replicato senza ottenere più alcuna attenzione. Poco male, forse non conosce ancora bene la materia.

Anche l’altro candidato, quello di centrosinistra, Otello Dalla Rosa, ha pubblicamente avanzato intenzioni e proposte di maggiore partecipazione popolare; ma gli abbiamo fatto notare che le sue idee le ha tratte dall’ideologia comunista basata su modelli anacronistici. Anche lui non ha replicato. Forse ambedue leggono solo la pubblicazione dei loro comunicati, e quelli dei loro accoliti?

Oggi, per par condicio ci occuperemo del candidato di centrodestra, Francesco Rucco, cercando di dimostrare come nel genoma, ovvero il complesso dei geni di una cellula o nell’organismo di questa coalizione politica, non esista alcuna propensione alla democrazia diretta. Questa parte politica sembra scambiare l’ordine con l’autorità, mentre l’autorità politica deve essere esercitata entro i limiti dell’ordine morale e garantire le condizioni d’esercizio della libertà.

Il programma politico di questa fazione, che si dice concreto, sintetico e fattibile, è quanto di più banale si possa immaginare, e ci lascia completamente indifferenti. C’è forse qualcuno in città – anche senza essere candidato sindaco – che al pari del centrodestra non desideri la sicurezza dei cittadini? Una migliore viabilità e un più efficiente servizio di pubblico di trasporto? Una riqualificazione del territorio? Il rispetto dell’ambiente? L’innovazione digitale? La valorizzazione del commercio e della produzione in genere? Dei servizi sociali più efficienti e diffusi? E per i giovani delle attività produttive, sociali, culturali e sportive migliori? Lo sviluppo del brand Palladio, con una cultura diffusa e partecipata, la valorizzazione dei palazzi storici, della biblioteca Bertoliana, del teatro, della musica, delle esposizioni?

Insomma, un programma politico-amministrativo fatto di quelle buone intenzioni con cui sono lastricate le strade dell’inferno, e che si traducono in nient’altro che promesse elettorali. Ovvero fanfaluche che si distinguono per essere spesso disattese una volta che il politico viene eletto.

Quando noi rifiutiamo l’idea di un governo di politici “esperti”, centralizzato e pronto ad imporre la stessa soluzione a tutti, vogliamo sostenere la necessità di un’organizzazione incredibilmente complessa per risolvere i problemi con cui abbiamo a che fare. Nessuno, possiede di per sé le informazioni e le conoscenze sufficienti per determinare, o prevedere, quali particolari metodi siano i migliori per risolvere un problema.

Consigliare la democrazia diretta – indipendentemente dalla provenienza di quest’idea – è raccomandare di permettere a milioni di persone creative, ciascuna con la sua diversa prospettiva, i suoi differenti scampoli di conoscenza e le sue proprie intuizioni, di dare ciascuna un contributo con le proprie idee e i propri sforzi verso la risoluzione del problema. Non significa sostenere un’unica soluzione ma, invece, un processo decentralizzato capace di suscitare molti esperimenti concorrenti e, quindi, scoprire le soluzioni che funzionano meglio sotto le particolari circostanze.

Ma ritorniamo a Casaleggio che era associato con Sassoon nell’idea massonica del progetto Gaia, che vuole portare la democrazia diretta nel mondo, e che pensano che la democrazia rappresentativa e di delega sia alla fine, visto che con la rete non esisterà più il controllo mediatico del popolo. Non è un caso il 20 maggio 2012 circa 200 persone del Grande Oriente d’Italia si riuniscono nel castello del Buonconsiglio di Trento, dove tra l’altro vien detto: «L’Italia? Stato arcaico». Parola di massone. Critiche rinfocolate dal sociologo Morris Ghezzi che ha parlato di «Stato italiano premoderno e arcaico dove non c’è democrazia diretta».

Fu soprattutto per cautelarsi contro chi mirava a espropriarne il potere che la massoneria esasperò la propria idea di democrazia diretta fino al punto di inibire qualsiasi possibilità di nomina dall’alto: un accorgimento che valse per più di un secolo a ostacolare – per quanto era possibile – ogni forma di interferenza indesiderata dei poteri forti.

Passiamo quindi ad esaminare l’operato di pubblico amministratore di un autorevole massone di centrodestra, non senza prima aver parafrasato Alain Bernheim, uno dei più eminenti e rigidi storici della massoneria, che dice: «La fedeltà è una malattia del cane non trasmissibile all’uomo». E osserviamo preliminarmente che in uno dei club più esclusivi e ad alta concentrazione massonica, all’epoca affidato ad Alfred H. Heineken, industriale dell’omonima birra, il Club 1001, si nota l’iscrizione del vicentino Enrico Hüllweck.

Questo eminente personaggio sembra calzare con la definizione sopra riportata di Alain Bernheim. Per esempio, a differenza della maggior parte dei suoi coetanei che trascorrevano la loro adolescenza a giocare a calcio balilla negli oratori parrocchiali, il nostro passa i pomeriggi a disputare animate partite dello stesso gioco nella sede (di Contrà San Marco a Vicenza) del Movimento Sociale Italiano. A pagina 252 del libro “La Fiamma a Vicenza – Storia del Msi nella provincia di Vicenza”, si può notare la fotografia (del 1971) dove un azzimato venticinquenne, Enrico Hüllweck, è impegnato a relazionare un attento e interessato Giorgio Almirante, “patron” e fondatore di quel partito. Ciò nonostante è eletto deputato nelle politiche del 27 e 28 marzo 1994, nella Lega Nord del “federalista” (si fa per dire) e secessionista (si fa per dire) Umberto Bossi. Rimarrà in carica fino alla caduta della dodicesima Legislatura l’8 maggio 1996.

Nella Lega Nord non ci sta per molto poiché passa in successione ai federalisti e liberaldemocratici, poi al Centro Cristiano, per andare nel Polo delle Libertà, ed approdare infine in Forza Italia. Di questo periodo non conosciamo nessuna sua incisiva azione a favore del federalismo o della democrazia diretta. Invece dal 13 dicembre 1998 al 13 febbraio 2008 sarà sindaco di Vicenza. E qui è utile rendere conto di alcune sue pubbliche dichiarazioni a mezzo stampa in favore della corretta normazione degli  istituti di democrazia diretta (si veda il ritaglio dal giornale “Il Gazzettino”).

È di quel periodo il deposito di una mozione, sottoscritta da centinaia e centinaia di vicentini che propongono una riforma dello Statuto nel senso condiviso da Hüllweck, che tuttavia viene bocciata tempo dopo dal Consiglio comunale, con la temporanea e “strategica” assenza dal voto del predetto sindaco. Insomma l’ennesima promessa elettorale mai realizzata. Eppure, che Enrico Hüllweck sia un autorevole massone dovrebbe evincersi anche dal fatto che nel 2004 sposa, in seconde nozze, l’ex architetto comunale Lorella Bressanello, e alla cerimonia in Cattedrale partecipa Silvio Berlusconi (tessera n. 1816 della loggia “Propaganda 2”, di Licio Gelli), in qualità di suo testimone di nozze.

Insomma nel Dna del centrodestra, malgrado importanti dichiarazioni d’intenti e non meno autorevoli personaggi, la democrazia diretta è una sconosciuta, e l’ennesima riprova la si può riscontrare nella presente candidatura a Consigliere comunale di Valerio Sorrentino, che all’epoca votò (dopo un intervento tenuto con sussiego) contro la mozione d’iniziativa popolare predetta, avanzata da centinaia a centinaia di vicentini. Non bastasse, la Lega Nord appoggia la candidatura di Francesco Rucco alle Comunali, ed anche qui torna utile rammentare che all’epoca dell’iniziativa popolare sunnominata, la Lega Nord, attraverso l’allora consigliere comunale Franca Equizi – che ammetteva a titolo personale di non disprezzare le proposte di riforma – votava contro per disciplina di partito.

Scrive Paolo L. Bernardini: «La “Padania” è stata una delle armi della colossale truffa che ha ingannato proprio i padani, organizzata ad arte dalla Lega Nord, nel corso di decenni; truffona che se non ha ucciso, ha ferito gravemente il federalismo e l’indipendentismo. Una truffa che ora cambia di segno, ma tant’è “vulgus vultdecipi, ergo decipiatur”, e questi faccendieri tutti pronti a gridare a “Roma ladrona” hanno se mai benissimo imparato a rubare, innanzi tutto la fiducia della gente».

Potremmo continuare, ma purtroppo, la follia vince spesso sulla razionalità. Troppo spesso le persone si convincono che i grandi problemi sociali possano essere risolti solo decidendo prima quale particolare gruppo di persone e quali particolari procedure siano la chiave per risolverli. Invece, è soltanto il segno di una fede ingenua e infondata che le persone investite da un potere non ne abuseranno; che i politici nominati possiedano o possano scoprire risposte migliori rispetto a milioni di persone impegnate a cercare una soluzione ognuna alla sua maniera, scommettendo le loro risorse e la loro reputazione sui propri sforzi; che solo le “soluzioni” definite negli Statuti e nei regolamenti, e che hanno degli ufficiali pagati per implementarle siano vere soluzioni.

Enzo Trentin

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