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Dalla Siberia a Vicenza, in Cooperativa Insieme

Vicenza – Serata con l’avventura e con il concetto civico della valorizzazione dell’usato, sabato 28 aprile, in Cooperativa Insieme, a Vicenza. Si parlerà del viaggio avventuroso intrapreso da Dino Lanzaretti, una pedalata di 17 mila chilometri dalla Siberia a Vicenza, con momenti in cui il freddo è arrivato anche a -60. L’evento è inserito all’interno della vendita speciale di biciclette usate, per adulto e bambino, ricambi e accessori, da parte della Cooperativa Insieme, vendita che terminerà, appunto, sabato.

“Lo spirito di fondo – si legge in una nota di presentazione dell’iniziativa – è sempre quello di valorizzare l’usato, soprattutto in beni durevoli, come può essere una bicicletta. E di valorizzare la competenza e la manualità di un riparatore di biciclette che, oltre a mettere a punto la bici, ti sa anche consigliare sull’acquisto più adatto”. Quanto a Dino Lanzaretti, vicentino, classe 1977, è un viaggiatore con una grande esperienza alle spalle. Appasionato di montagna e di alpinismo, dalla fine degli anni novanta si muove tra le regioni alpine, il Sud America e il Nepal.

Nel 2005 scopre la bicicletta, e da allora non ha più smesso di pedalare: Indocina, Tibet, Uzbekistan, America, Africa. Una sessantina di paesi visitati e più di 80 mila chilometri percorsi sempre in sella. Lunghi viaggi lungo in solitudine affrontando spesso temperature molto basse. Nell’ultimo, che racconterà alla Cooperativa Insieme, ha percorso tutta la Siberia orientale fino alla Mongolia, da lì in Asia centrale, in Caucaso e infine in Turchia, Grecia e Italia. Un viaggio di undici mesi pedalando per più di 17 mila chilometri.

Scrive nel diario di viaggio: “Ho imparato un sacco di cose da quando i chiodi dei miei copertoni si sono piantati in questo ghiaccio per la prima volta. Come muovermi, come pedalare, come risparmiare energie, come nutrirmi e perfino come respirare. Ora riesco a tenere il sacco a pelo asciutto anche per parecchi giorni e gestisco al meglio le riserve di cibo. Ho quasi una routine giornaliera che mi permette di ridurre notevolmente i rischi che posso correre qua su. Come dei rituali, faccio le stesse cose tutti i giorni; accendo il fornello, fondo la neve per cucinare, mangio tentando di non perdere le dita delle mani, fondo ancora neve per avere del the caldo per la giornata, smonto la tenda, salgo in bici e pedalo, pedalo, pedalo, pedalo…”

“Quando il sole è steso sull’orizzonte monto la tenda, l’arredo velocemente ed entro come un fulmine nel sacco a pelo per non disperdere il calore. Mangio schifoso cibo congelato ma per nulla al mondo abbandonerei il tepore del mio giaciglio. Confido nella stanchezza per svenire in fretta ma prima calcolo meticolosamente la direzione del mio respiro. All’alba tutto come ieri. Si può fare penso, e se la bici non si rompe credo che non mi romperò nemmeno io. Le temperature sono ancora sotto i -40 di notte, ma il sole mi tiene a battesimo ogni benedetta alba e pedalo immerso in una luce che finalmente un po’ scalda”.

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