Dal centrosinistra vecchie idee dure a morire

Vicenza – Otello Dalla Rosa, candidato sindaco di Vicenza per il centrosinistra, ha presentato insieme ai suoi sodali alcune proposte d’intervento sul tema della partecipazione dichiarando: «In questi mesi ho incontrato tanti vicentini: giovani, anziani, genitori e figli, coppie e singoli. E ho sempre trovato in loro un grande legame con la città, che si traduce in due richieste: poter essere ascoltati e poter partecipare alle decisioni. Per questo da amministratori avremo la responsabilità di promuovere strumenti concreti e innovativi per rispondere a questa loro richiesta.»

Tra gli intendimenti di Otello Dalla Rosa c’è il rafforzamento del bilancio partecipativo, portando lo stanziamento da 400 mila euro a un milione. E qui vorremmo fare una prima riflessione. L’esperienza più celebre di bilancio partecipativo si è avuta a Porto Alegre (Brasile), città di 1,3 milioni di abitanti. L’avventura ha avuto inizio nel 1989. Il fine era quello di permettere ai cittadini di partecipare attivamente allo sviluppo ed alla elaborazione della politica municipale.

Gli iniziatori del Bilancio Partecipativo di Porto Alegre hanno sempre sostenuto con chiarezza che il mandato conferito tramite le elezioni dei rappresentanti impone loro di rafforzare la democrazia diretta come unico mezzo per garantire che essi non si separino dai cittadini e decidano al loro posto. Questa è la questione essenziale: si tratta di dotarsi di mezzi deliberativi di partecipazione popolare affinché la democrazia rappresentativa non confischi il potere e i “rappresentanti” siano controllati attraverso l’esercizio effettivo della sovranità popolare.

Se il candidato sindaco di Vicenza per il centrosinistra non dichiara già da adesso come intende mettere mano allo Statuto e relativi regolamenti, il bilancio partecipativo – indipendentemente dall’ammontare della cifra a disposizione – non è uno strumento atto ad abituare la popolazione a intervenire direttamente nella cosa pubblica, esso allora si riduce a essere l’equivalente dell’osso gettato ai cani durante i banchetti dei signori feudali. Viene instaurata così la “democrazia dei rimasugli” (postdemocrazia); ovvero la vecchia e stantia democrazia partecipata.

A Porto Alegre, uno degli aspetti più importanti del processo iniziato è stato quello della co-produzione e dell’evoluzione delle regole: se le regole non fossero co-prodotte dalla popolazione e dalla municipalità, se non fossero sistematicamente riesaminate ogni anno, la popolazione perderebbe il controllo del processo e la fiducia di poter pesare sulle decisioni. Che sono quei sentimenti che il candidato sindaco di Vicenza per il centrosinistra vorrebbe superare con le sue incomplete intenzioni. Ascoltare i cittadini è cosa diversa dal consentire loro di deliberare.

Una seconda proposta di Dalla Rosa & Co. riguarda invece la promozione di un modello di decentramento che, anche in questo caso, fa della partecipazione la sua parola d’ordine. «Il superamento delle circoscrizioni – ha sottolineato il candidato del centrosinistra – è stato necessario perché, nonostante l’impegno di chi ne faceva parte, queste erano oramai diventate più delle strutture politiche che di reale partecipazione.» E ancora: «Con la scomparsa delle circoscrizioni si è allentato il rapporto tra amministrazione e vicentini. Con questi strumenti vogliamo mettere al centro la partecipazione e i quartieri…» Questa è una vecchia idea piena di retorica del Partito Comunista, oggi nient’altro che rimpannucciata.

Infatti tra la fine degli anni 1960 e la prima metà dei successivi ‘70 era aumentata la percezione di una crescita distorta delle città, e quindi si poté assistere alla nascita “spontanea” di numerosissimi Comitati di Quartiere, Collettivi, Centri Culturali e Centri Sociali che rivendicavano la partecipazione dal basso. Il nuovo centro culturale, formativo e ambientale “Porto Burci”, che sarà inaugurato ufficialmente il 28 aprile, conterrà tra gli altri: Arci Servizio Civile, Cosmos, Non dalla guerra, Arciragazzi, Teatro Amantidi, Legambiente Volontariato, che troviamo difficile identificare come associazioni sostenitrici del centrodestra.

A queste realtà si affiancherà Festambiente Vicenza nella gestione del nuovo centro culturale, e molti già si domandano: non sarà per caso una creatura consimile a quelle sopraccitate della seconda metà del XX secolo? Al taglio del nastro di un’iniziativa della pubblica amministrazione (in piena campagna elettorale) presenzieranno solo esponenti del centrosinistra? Le altre forze politiche saranno interessate a questa cultura?

È pur vero che la partecipazione senza obiettivi non ha alcun senso, è inefficace, non permette la mobilitazione e non costruisce la cittadinanza; ma la promozione di una cultura ideologica unidirezionale è nell’interesse di tutta la cittadinanza? Oppure è necessario abbandonare le ideologie e creare un giusto equilibrio tra la “rappresentanza” espressa dalle elezioni che propone e decide, con l’effettiva possibilità per il “mandante popolo sovrano” di accettare o rifiutare le deliberazioni dell’organo rappresentativo, e l’eventuale possibilità di sostituirsi ad esso in quelle decisioni in cui la maggioranza dei cittadini non si riconosce?

È necessario dunque osare di condividere il potere, osare di fare appello alla capacità di riflessione, di organizzazione e di mobilitazione popolare, che è senza dubbio il solo modo per evitare i fenomeni di “Nimby” (Not in my back yard, letteralmente “non nel mio cortile”, espressione che caratterizza l’atteggiamento di chi è favorevole a un progetto, purché non ne sia direttamente toccato).

Se le regole non fossero co-prodotte si dovrebbe poter ricorrere al Recall una procedura mediante la quale gli elettori possono rimuovere un funzionario eletto tramite un voto diretto prima che il mandato di quel funzionario sia terminato. Giusto come sancito dalla Carta europea delle autonomie locali, del 15 ottobre 1985, che sancisce all’Art. 6 (Adeguamento delle strutture e dei mezzi amministrativi alle missioni delle collettività locali): Senza pregiudizio di norme più generali emanate dalla legge, le collettività locali devono poter definire esse stesse le strutture amministrative interne di cui intendono dotarsi, per adeguarle alle loro esigenze specifiche in modo tale da consentire un’amministrazione efficace.

George Bernard Shaw diceva: «La democrazia è un palloncino che passa sopra le vostre teste, facendovi guardarlo a bocca aperta, mentre altri frugano nelle vostre tasche». La debolezza della democrazia è insita nel concetto di rappresentanza. La democrazia rappresentativa deve essere equilibrata con la democrazia diretta per mezzo dei referendum di iniziativa popolare senza quorum per la validità del risultato. Il referendum così inteso stabilirebbe un “nesso di reciprocità” fra rappresentanti e rappresentati, e si configurerebbe come un “contratto politico”. Questo tipo di “contratto” ha per fondamento la quantità di potere decisionale che il popolo, essendo sovrano conferisce ai propri rappresentanti. Infatti col voto i cittadini riservano per sé la quantità maggiore di potere decisionale di fare, modificare, abrogare o promuovere leggi, delibere e regolamenti. Viceversa con il voto i vicentini si ridurranno, come al solito, a scegliere il proprio padrone.

Infatti, ancora il 31 Maggio 2011 l’aerea politica di centrosinistra che allora era saldamente al governo di Vicenza, così si esprimeva: «Il Comitato Più Democrazia, il Movimento 5 Stelle, Sinistra ecologia e libertà, la civica Vicenza Capoluogo oltre all’Unione Immigrati ieri in conferenza stampa hanno evidenziato che è loro volontà coinvolgere l’opinione pubblica di Vicenza sull’esistenza e sull’utilizzabilità di strumenti istituzionali poco noti e ancora meno sfruttati, anche se in altri Paesi, come la Svizzera e gli Stati Uniti, danno riscontri positivi alla volontà di partecipazione dei cittadini.»

Cinque anni dopo, il 25 febbraio 2016, un altro quotidiano locale scriveva: «Gli istituti di partecipazione sono stati normati in modo restrittivo, riservando sempre ai partiti la facoltà di bloccare ogni iniziativa tramite una decisione del consiglio comunale. Rispetto al precedente regolamento la partecipazione è stata ulteriormente compressa a danno della possibilità di utilizzare effettivamente ed efficacemente gli strumenti previsti.»

Nessun organo d’informazione mainstream, locale o nazionale, ha mai fatto il minimo accenno a queste semplici osservazioni che potrebbero essere la medicina in grado di guarire dalla peste nera del potere dei partiti, delle mafie e della massoneria, incarnato nel parlamento in mano alla partitocrazia dentro la quale si annidano alcuni criminali sociali. «La democrazia – scriveva Erodoto – è fatta di tre cose: controllo dei governanti da parte dei governati, diffusione del potere, uguaglianza tra i cittadini.» Mentre Aristotele sosteneva: «È vera democrazia quando sono gli indigenti a governare e non i potenti.»  Ma niente di tutto questo si evince dalle parole di Otello Dalla Rosa, come – purtroppo – dagli altri candidati Sindaco al Comune di Vicenza.

Enzo Trentin

Un commento

  1. Giannantonio Zanolli

    Ottimo, sempre preciso e puntuto . Bravo Enzo Trentin .

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