Burocrazia carnefice o vittima? Al via Città Impresa

Vicenza – Ha preso il via questa mattina, a Vicenza, l’undicesimo Festival Città Impresa, per una giornata iaugurale che aprese una serie di dabattiti approfondimenti che si susseguiranno fino a domenica sera. Tra gli appuntamenti di oggi c’è da segnalare il convegno su burocrazia e imprese, stamane al Teatro Olimpico, aperto dalla lectio magistralis del costituzionalista Sabino Cassese:la sua analisi è partita da una considerazione semplice e basilare: c’è un paese scontento della burocrazia, ma prima ancora una burocrazia scontenta del sistema Stato. Tra i relatori del confronto anche il presidente nazionale della Cna Daniele Vaccarino.

Da dove hanno origine insomma le strozzature burocratiche? L’introduzione di Cassese ha fornito glielementi numerici per il confronto: l’Italia è 27esima su 31 paesi europei per grado di burocrazia, e quasi il 72% delle risorse per i lavori pubblici non vengono spese perché finiscono nell’imbuto di oneri e adempimenti da regolarizzare. Ma non è la burocrazia a bloccare, è la burocrazia a essere bloccata – ha sottolineato il costituzionalista -, da un modello di Parlamento che vorrebbe saltarla, facendo molto spesso leggi contorte per superare meccanismi che potrebbero già essere funzionanti”.

Sarebbero diversi i fattori esterni che irrigidiscono i vincoli per le imprese e i cittadini. Innanzitutto, come detto, c’è una sorta di sfiducia  del legislatore nei confronti dell’efficacia della burocrazia. Poi i troppi controlli incrociati tra enti e istituzioni dei diversi livelli. Infine il peso decisionale affidato alla magistratura, i cui tempi hanno la maggiore incidenza negativa sui processi di cambiamento cui cerca di affacciarsi il Paese. E poi ci sono i problemi interni con cui la burocrazia deve fare i conti. E sono quelli con cui si scontrano più da vicino le nostre imprese nel quotidiano.

Tra questi, il fenomeno della fuga di tecnici e funzionari, alla ricerca di posizioni lavorative migliori. Strettamente collegato anche il cosiddetto fenomeno dello spoll system, con gli alti dirigenti della pubblica amministrazione sostituiti a ogni cambio di governo, senza che così si possa garantire ai diversi enti continuità operativa. Infine la mancanza di una programmazione nel medio-lungo periodo, che condanna l’intero sistema a una sorta di immobilità dannosa per tutti. “Se avessimo governi più stabili e più lungimiranti – ha aggiunto Cassese – ci potremmo permettere una macchina pubblica meno debole di quella attuale, che rende insoddisfatti noi nei confronti dei dipendenti pubblici, e i dipendenti pubblici nei confronti del governo”.

“Cambiare si può – ha osservato nel suo intervento Daniele Vaccarino, presidente nazionale Cna – ma per il cambiamento servono le competenze, non improvvisazione. E invece assistiamo a un decadimento della capacità di quelli che ormai definiamo tutti come burocrati, che si accompagna a un decadimento stesso degli organi di governo. Anche in questi giorni di consultazioni non abbiamo sentito nulla, nei programmi, a proposito della necessità di programmare azioni concrete nel medio e lungo termine, come ha evidenziato il professor Cassese. E il ricambio in molte posizioni chiave troppo spesso non tiene conto delle necessarie professionalità”.

“Noi associazioni – ha concluso Vaccarino – abbiamo ancora un ruolo fondamentale. È vero, la tecnologia oggi consente alle persone di entrare in contatto diretto con gli organi di governo, per cui la rappresentanza nel senso classico non è più quella di una volta. Però gli enti intermedi hanno ancora due compiti importanti: tenere monitorato nel tempo il dialogo con le istituzioni, ma soprattutto svolgere un’azione propositiva. Noi siamo la voce che può indicare alla politica dove sono i problemi, proponendo soluzioni per risolverli”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *