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Bene la bretella, ma non mancano i problemi

Vicenza – E’ tutto molto bello, con alberi, trincee, un viadotto, una cassa di espansione della roggia, arredi speciali, riproduzioni di soggetti palladiani. Ma cominciamo dalla denominazione, bretella, che significa, molto pudicamente, raccordo tra grandi strade di comunicazione. La nostra, bypassando l’ingorgo dell’Albera, collega viale del Sole alla provinciale all’altezza di Costabissara. Una lingua di asfalto lunga oltre 5 chilometri, in aperta campagna, incrocia la provinciale Gambugliano e, superato ad ovest il Monte Crocetta, si riversa appunto sulla strada Pasubio.

Certamente un alleggerimento del traffico, soprattutto nel tormentato quartiere del villaggio del sole, e un auspicabile miglioramento ambientale. Tutto bene allora come dicono le cronache anche se le stesse devono ammettere che qualche quartiere, toccato dai lavori, ha già incrociato le armi. E non è che l’inizio. Perché il percorso della nuova arteria andrà a toccare un’infinità di interessi sia collettivi che privati, a cominciare dall’ambiente perlopiù incontaminato, in parte soggetto a vincoli, soprattutto nei pressi del Monte Crocetta; per non dire dell’incrocio con la provinciale Gambugliano proprio in fronte al viale alberato del Biron e dei fondi agricoli con cascine e relative opere strumentali.

Insomma solo uno spostamento del problema traffico, sicuramente migliorativo ma non risolutivo e comunque poco rispettoso di situazioni consolidate. Similmente per un certo verso ai siti di smaltimento rifiuti, per i quali si impone la precauzione piuttosto scontata con “sì grazie, ma non sotto casa mia”. Tanto più con la Bretella nata già vecchia, il progetto di qualche decennio fa, che non tiene conto delle esigenze nel frattempo insorte e di conseguenza di quelle future.

Per non dire che questo tipo di interventi che incidono tanto profondamente nel tessuto urbano e nella vita di una collettività, andrebbe inserito in una programmazione strutturale complessiva, di lungo respiro, anziché come purtroppo accade come risultato di circostanze temporanee e di esigenze contingenti. Si rischia così di costruire cattedrali nel deserto, con spreco di risorse quando non si è costretti, per insipienza o per vista troppo corta, a mettere mano per rifare, ampliare, trasferire un’opera appena realizzata.

Di strade ce n’è bisogno è vero, finchè si pensa al trasporto su gomma. Senonchè dove costruire nuove arterie, non vialetti da passeggio, se il territorio specie quello vicentino, è pressochè interamente ricoperto di cemento e da costruzioni? Interrogativo che richiede una risposta in tempi brevi se non si vuole bloccare il traffico come già avviene nelle ore di maggior affluenza verso il capoluogo. Da qualche parte è stato suggerito di ritornare alla ferrovia come quando la nostra provincia, tra le prime, era tutta collegata da rotaia.

Trasporto sicuro, veloce, economico e pure rispettoso dell’ambiente; soprattutto per studenti, lavoratori e quanti impossibilitati alla guida. Perché allora non ripristinare il trasporto su binario; per prima la città capoluogo, tanto bersagliata dal traffico non meno che dall’inquinamento che ne deriva, ne trarrebbe sollievo e grande vantaggio. Meglio ancora se al traffico dall’esterno si ripensa alla mobilità interna, già oggi tutta da ripensare. Ma occorre un’idea di città, moderna, aperta, lungimirante. Siamo alla vigilia elettorale, un’occasione, ma ancora non si sentono voci di cambiamento. Chissà!

Giovanni Bertacche – info@bertacche.com

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