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Prostituzione, cinque arresti tra Vicenza e Treviso

Bassano del Grappa – Cinque ordinanze di custodia cautelare (tre in carcere e due ai domiciliari), tre persone indagate, un appartamento e due auto sequestrate e svariate perquisizioni personali e domiciliari. Il tutto nell’ambito di una complessa operazione condotta dai carabinieri della stazione di Bassano del Grappa e dalla Guardia di finanza bassanese. Due e paralleli i tronconi di indagine: quello relativo ad una accusa di sfruttamento della prostituzione, avviato dagli uomini dell’arma, ha fatto emergere delle apparenti irregolarità fiscali, per la verifica delle quali sono intervenuti i finanzieri.

Il 48enne bassanese Claudio Fiorese è stato accompagnato in carcere a Padova, mentre per Denis Pavin, 45 anni di Bassano si sono aperte le porte del San Pio X di Vicenza. Arresti domiciliari, invece, per il 69enne di Trevignano, in provincia di Treviso, Galliano Nasato e per la 44enne originaria di Vibo Valentia, ma residente a Monteviale, Paolina Maiolo. Per tutti l’accusa è di violazione della cosiddetta legge Merlin sullo sfruttamento della prostituzione. Fiorese e Pavin, inoltre, rientrano anche, assieme ad altre persone, nel filone di indagine condotto dalle Fiamme Gialle, del quale parliamo in questa pagina.

Tornando all’attività condotta dai carabinieri, come già accaduto in passato, a fornire lo spunto per le indagini sono state alcune segnalazioni, risalenti alla fine del 2016: amministratori condominiali e inquilini riferirono uno strano via vai e rumori molesti. Verifiche e approfondimenti hanno permesso ai militari di scoprire che in diversi appartamenti di Bassano, Vicenza centro, Montebelluna, Onè di Fonte e Castelfranco Veneto, era stato messo in piedi un fiorente giro di prostituzione.

“Non si parla di sfruttamento della prostituzione con i classici canoni della violenza o della sottomissione – ha sottolineato il capitano Adriano Fabio Castellari, comandante della Compagnia di carabinieri di Bassano -, ma, più che altro, della realizzazione di quella che potremmo definire una società illegale di hosting della prostituzione”.

Secondo quanto ricostruito dagli uomini dell’arma, gli appartamenti venivano affittati, da ignari locatari, a dei prestanome di coloro che invece traevano profitto da questa attività. Un’abitazione era invece di Nasato, e proprio perché i militari ritengono che anche questa facesse parte del circuito, è stata sequestrata. Gli alloggi, una quindicina in totale, venivano poi subaffittati per periodi di una settimana o quindici giorni, a ragazze e transessuali che lì ricevevano i loro clienti.

Veniano offerti a pagamento altri servizi extra, come ad esempio il WiFi (indispensabile per tenere sempre sott’occhio il profilo inserito sui siti di incontri, così da essere contattati dai clienti) e il trasferimento da e per gli appartamenti (due auto, una Volvo Xc70 ed una Fiat Punto, sono state sequestrate, rispettivamente a Fiorese e a Pavin, perché si ritiene venissero usate proprio per questi viaggi). In totale, dunque, il costo complessivo del servizio offerto alle ragazze e ai trans, poteva anche raggiungere il 500% prezzo dell’affitto.

Una attività illecita che, secondo la ricostruzione dei carabinieri, avrebbe fruttato circa duemila euro al mese per ogni unità abitativa, per un totale di 400 mila euro di guadagni. Ed è proprio approfondendo la questione del denaro, che i militari si sono imbattuti in quelle che potevano configurarsi delle irregolarità dal punto di vista fiscale. Ecco, dunque, l’intervento della Guardia di finanza, che ha avviato un filone complementare di indagine rispetto a quello sulla prostituzione.

Ilaria Martini

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