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Politica, torneremo presto ad un sistema bipolare?

Vicenza – I ricorsi contro il Rosatellum sono numerosi, ma la Corte Costituzionale, con i suoi giudici che interpretano il peculato d’uso come Scajola l’acquisizione della sua proprietà, non si decide a sentenziare sulla costituzionalità della legge. Sarebbe stato opportuno un parere istantaneo, concomitante al varo della legge elettorale (in Italia purtroppo non fu inserita nel dettato costituzionale, ma affidata alla legislazione ordinaria), intanto però non è così, e questo ci fa pensare sull’utilità dell’alta Corte, sulla sua funzione di estremo guardiano dello Stato o degli interessi politici dominanti.

E, sebbene col Rosatellum siano stati violati alcuni diritti fondamentali (principio di ragionevolezza, di eguaglianza del voto, porte girevoli etc…), la simulazione con molte leggi elettorali precedenti: Mattarellum, Porcellum, Consultellum, Tedeschellum, Italicum escluso, ma solo alla Camera… e anche molti sistemi elettorali europei, non consegna una maggioranza per governare. Lo strano caso non è prodotto dal tipo di legge impiegata, ma dalla natura della polarizzazione del voto.

In un sistema politico tripolare, dove ognuno dei poli o delle associazioni politiche dichiara se stessa alternativa all’altra, solo una rivoluzione tra l’elettorato potrà assegnare la maggioranza assoluta ad un solo partito o coalizione. Allora, pur ricordando i casi del Belgio e della Spagna, nazioni la cui mancanza di governi, per anni, parve addirittura avere un effetto benefico sulle loro economie (giacché possono essere più dannose le leggi che si fanno di quelle che non si fanno), diciamo che un governo bisogna pur farlo. E perciò andiamo a evidenziare l’affinità parentale tra le forze in campo.

Il centrodestra e il centrosinistra hanno ereditato il grado d’alternanza dei due schieramenti, neo-comunista e neo-fascista, che si sono contrapposti dal dopo guerra ad oggi, ma hanno assimilato l’ala destra e l’ala sinistra della Dc, il partito società che ha dominato la vita politica della Prima Repubblica. Quindi, per acciuffare il massimo consenso, hanno usato l’eredità estrema disegnando le loro differenze, e l’eredità democristiana per scolorirle nel comune moderatismo. Il M5S, si considera invece post-ideologico, distante dalle colorazioni apparenti dei propri competitors, pronto ad eseguire le promesse politiche che entrambi hanno mancato di attuare.

E sebbene nessuno risponda alla sua richiesta di maggioranza parlamentare sui temi, e di desistenza dal governo, se il Movimento 5 Stelle accettasse l’appoggio esclusivo di una parte ne resterebbe irrimediabilmente connotato. Alla fine vincerà l’interesse pragmatico a governare e ad ottenere benefici e potere dalla proprietà dei ministeri. Dunque, l’unione dei responsabili incombe: incombe l’alleanza su alcuni obiettivi di partenza per poi trasformarsi nel quinquennio in fusione delle parti. Questa legislatura riporterà al sistema bipolare e finalmente sarà buona qualsiasi legge elettorale.

Giuseppe Di Maio

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