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Dopo la legge la Regione approva anche il Piano cave

Venezia – A pochi giorni dall’approvazione della nuova legge sulle cave, oggi è stato approvato anche il Piano collegato alle attività estrattive. “Un momento storico per la tutela del territorio” secondo l’assessore alla difesa del suolo, Gianpaolo Bottacin.

“Quello che più mi premeva – ha infatti continuato – era la tutela del territorio. Posso ora dire con soddisfazione che in questo senso abbiamo centrato l’obiettivo, a iniziare dalla riduzione del consumo del suolo. Ricordo infatti come la gran parte del fabbisogno dei prossimi dieci anni, quantificato in 80 milioni di metri cubi, sarà il frutto di demolizioni, opere pubbliche e estrazioni già autorizzate, mentre solo una minima parte, al massimo 12,5 milioni di metri cubi, sarà frutto di nuove estrazioni”.

“Alla luce di questi numeri possiamo dire che l’aspetto più importante è quello del No a nuove cave. Con questo piano abbiamo infatti certificato che ci saranno autorizzazioni solo per ampliamenti di cave esistenti e nemmeno per quelle esistenti, salvo le eccezioni di Verona e Vicenza, relativamente a sabbia e ghiaia. Abbiamo inoltre specificato che non si potrà scavare sottofalda e nemmeno si potranno destinare siti di cava a discariche. Ogni autorizzazione inoltre potrà essere prorogata solo una volta”.

“A ulteriore tutela del territorio – ha concluso– abbiamo stabilito che le cave esaurite potranno essere usate come bacini di laminazione per incrementare la sicurezza idraulica o come bacini di accumulo per l’irrigazione e abbiamo introdotto il concetto del ristoro per il comune in cui insiste la cava e anche per i comuni limitrofi”.

Nel pomeriggio sull’argomento e, in particolare sull’approvazione del Piano cave, sono intervenuti, con una nota congiunta, la consigliera della lista Amp Cristina Guarda, il capogruppo del Partito Democratico Stefano Fracasso e il dem Andrea Zanoni, correlatore del progetto di legge sull’attività di cava e promotore dell’emendamento sul tema Pfas, auspicato, fra gli altri, dai Comuni di Trissino e Arzignano, ma bocciato dalla maggioranza in Consiglio.

“La Regione ha approvato un Piano regionale sulle attività di cava che prevede estrazioni anche nelle zone contaminate da Pfas. Non è certo un passo in avanti per le politiche ambientali del Veneto. Il Piano dovrebbe sviscerare problemi e aspetti ambientali connessi all’attività di cava ma così è un incompiuto. Si basa su una Valutazione ambientale strategica relativa al 2011-2014 e non tiene conto della questione Pfas, che all’epoca era sottovalutata dalla Regione”.

“E’ na scelta incomprensibile,- prosegue la nota – poiché nel 2017 è stato fatto uno screening per verificare se necessario aggiornare o meno la Valutazione. La scelta è ricaduta sulla seconda ipotesi e secondo noi è un errore. Non riteniamo infatti opportuno che venga banalizzato il rapporto fra scavi e inquinamento da Pfas, a causa di un piano aggiornato a quattro anni fa e ai timori di dover precludere l’opportunità di escavazioni anche a quei territori colpiti da altri fenomeni di inquinamento: il divieto di scavi sottofalda è positivo ma non è una garanzia”.

“Riteniamo sbagliata e poco comprensibile – hanno concluso Guarda, Fracasso e Zanoni –  anche la decisione di consentire l’estrazione e l’esportazione di ghiaia dalla zona contaminata. Una grave mancanza di attenzione, che cozza con il percorso della giunta, che dopo aver a lungo minimizzato il problema Pfas, almeno fino a metà 2016, e le ripercussioni sanitarie, oggi, in seguito alle numerose sollecitazioni da parte dell’opposizione, chiede lo stato di emergenza”.

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