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“Ma… ora paghiamo le smargiassate elettorali”

Vicenza – Dopo il risultato uscito dalle urne il 4 marzo, in molti confidano che il Movimento 5 Stelle mantenga le sue promesse e inizi davvero a cambiare l’Italia. Ma se il buongiorno si vede dal mattino… Per esempio, a Giovinazzo (Bari), assediano il Comune e i Caf: «Ha vinto M5S, dateci i moduli per il reddito di cittadinanza». Molte persone hanno chiesto informazioni per iscriversi alle liste: ma non c’è alcun provvedimento normativo perché è un annuncio fatto in campagna elettorale e a conferma nella coeva trasmissione televisiva “Porta a Porta” Luigi Di Maio ha dichiarato: «Per il reddito di cittadinanza dovremo aspettare qualche anno perché prima devono essere riformati gli uffici per l’impiego». E chi glielo dice, adesso, a quelli del sud che lo hanno votato?

Insomma, già lo sapevamo ma ce ne siamo scordati, le promesse elettorali valgono solo per gabbare gli ingenui, e questo tipo di politica non risponde a nessuna etica. Ovvero il comportamento pratico dell’uomo politico “nuovo”, quello che intende indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, altri non è che un “vecchio” déjà-vu poco apprezzato.

Vilfredo Pareto
Vilfredo Pareto

Vilfredo Pareto (1848-1923, economista e acuto osservatore della società) è tra i padri della sociologia moderna. La sua “teoria delle élite” rivela i meccanismi della corsa al potere politico ed economico. Che dice questa teoria, la cui nascita risale al diciannovesimo secolo ma la cui validità è stata dimostrata soprattutto e clamorosamente nel 1900? Per capirne meglio il meccanismo è indispensabile far precedere la risposta da un’occhiata alla situazione del nostro paese, una situazione che il lettore sta vivendo in diretta.

È proprio grazie all’occupazione delle élite partitocratiche che i vari popoli che abitano lo stivale stanno prendendo coscienza di sé e cominciano a pensare ed agire in funzione dell’indipendenza dallo Stato italiano. Questi popoli (sardi, siciliani, veneti ed altri) disseminati lungo la penisola hanno anime arabe, spagnole, germaniche, slave, venete oltre che italiche, e nello stesso tempo vivono una situazione confusa sia dal punto di vista intellettuale sia da quello politico.

Pareto vede il sistema sociale come un sistema fisico-chimico nel quale le molecole sono rappresentate dai singoli umani con le loro particolarità che interagiscono al momento della “miscelazione sociale”. Nel “Trattato di sociologia” (1916) Pareto scrive: “Un politicante è spinto a propugnare la teoria della ‘solidarietà’ dal desiderio di conseguire quattrini, onori, poteri […] È manifesto che se il politicante dicesse: ‘Credete a questa teoria perché ciò mi torna conto’, farebbe ridere e non persuaderebbe alcuno; egli deve dunque prendere le mosse da certi principi che possano essere accolti da chi l’ascolta […] Spesso chi vuole persuadere altri principia col persuadere se medesimo; e, anche se è mosso principalmente dal proprio tornaconto, finisce col credere di essere mosso dal desiderio del bene altrui”.

Nel distinguere i fatti umani Vilfredo Pareto individua un nucleo costante costituito da manifestazioni di istinti, sentimenti, interessi che egli definisce “residuo”, e un nucleo variabile costituito da tentativi di giustificare razionalmente l’irrazionale, detto “derivazione”. I popoli, sostiene Pareto sulla “Rivista italiana di sociologia” del luglio 1900, ad eccezione di brevi periodi di tempo, sono sempre guidati da un’aristocrazia, intendendo questo termine come indicativo dei più forti, dei più energici, dei più capaci, sia nel positivo che nel negativo.

Ma per legge fisiologica le aristocrazie non reggono all’onda lunga e perciò la storia umana procede “mentre una gente sale e l’altra cala. Tale è il fenomeno reale, benché spesso a noi appaia sotto altra forma. La nuova aristocrazia, che vuole cacciare l’antica o anche solo essere partecipe dei poteri e degli onori di questa, non esprime schiettamente tale intendimento, ma si fa capo a tutti gli oppressi, dice di voler procacciare non il bene proprio ma quello dei più: e muove all’assalto non già in nome dei diritti di una ristretta classe, bensì in quello dei diritti di quasi tutti i cittadini”.

Allora, e concludendo, se le élite sono indispensabili al cambiamento socio-politico, sarà indispensabile trovare a priori una formula, una costruzione istituzionale che prefiguri la soluzione dell’antico quesito: Quis custodiet ipsos custodes? Locuzione latina tratta dalla VI Satira di Giovenale, che significa: «Chi sorveglierà i sorveglianti stessi?».

Nelle scienze sociali ed in politica le cose sono sdrucciolevoli e metafisiche. Difficile se non impossibile sostenere che una teoria politica è scientifica. Possiamo essere d’accordo sul fatto che esiste una plebe ed esistono delle élite. La plebe è senza dubbio quella rappresentata (per esempio) dai tifosi, siano essi di calcio che di altro, o da chi vota il politico per le fanfaronate che produce in campagna elettorale. A costoro appare difficile affidare le sorti del cosiddetto bene comune. D’altro canto se sono le élite che possono prefigurare il rinnovamento politico, non per questo siamo disposti ad accettare che un vecchio potere che ci soggiogava, sia sostituito dal un altro potere ugualmente millantatore e schiavizzante.

Per questo motivo dovremmo seguire e sostenere solo quella élite che, attraverso un foedus istituzionale concordato ed approvato anticipatamente, garantisca a tutti i cittadini una vita equa nella nuova comunità che si andrà necessariamente a formare se si vuole superare il fatiscente Stato italiano.

Enzo Trentin

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